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12/03/15

Da Paolo Conte a Libero senza passare dal via

Semina il vento, romanzo di successo dello scrittore Alessandro Perissinotto.
Ad aprile 2011 esce con questa copertina.




A settembre 2012 esce in prima edizione economica, con questa copertina (e virgolettato di Paolo Conte, tanto per sottolineare il tipo di pubblico che si voleva raggiungere).




A luglio 2013 esce in seconda edizione economica, con questa copertina.




Siccome però c'è di mezzo la moglie iraniana di un italiano - la quale, da laica che era, si rifugia nella religione come reazione alla diffidenza e all'ostilità verso la straniera (ma dai! davvero?) che trova nel borgo sperduto sulle montagne piemontesi dove la coppia si trasferisce - e quando occasioni del genere le hai già in catalogo non è il caso di farsi troppi scrupoli (nemmeno se nel libro è lei che muore, e l'accusato è proprio il marito italiano, ma non sottilizziamo), la casa editrice si butta a volo d'angelo sull'emozione post-parigina, e ne pubblica a febbraio 2015 una terza edizione economica.
Con questa copertina, decisamente più orientalista e al passo coi tempi (anche se pare un ninja più che una donna iraniana).
E con uno strillo che dice tutto.




PS - Sostieni e diffondi Orientalis(si)mo!

25/03/14

Tripadvisor lo segnala?



Leggo su La Stampa di qualche giorno fa.
Prima reazione: minchia, pensa se fosse stato il più brutto.
Seconda: temo che purtroppo chi scrive abbia ragione, e che un centro di accoglienza senza letti, acqua potabile e cucina (ma che "sembra un agriturismo", giusto per fomentare un altro po' chi casca o non vede l'ora di cascare in bufale a cadenza regolare tipo "i nostri figli pagano la materna e per i figli degli stranieri è gratis, "i Rom non devono pagare i mezzi pubblici anzi gli danno duecento euro a testa al mese" e "se uno straniero commette un reato gli danno la metà della pena che danno a un italiano") sia al momento il meglio che si voglia riservare a queste persone.
E che a questa situazione teoricamente di eccezionalità ci sia chiesto di abituarci, come a tante altre normalità che normalità non dovrebbero essere.

27/11/13

"Mi dà un pacchetto di Camel e...



...La Padania Repubblica.
Grazie, arrivederci."

03/01/13

Natale in India


Ho postato un link a questo post fra i commenti del post di Wu Ming di cui sotto, e fra lì e Twitter qualcuno ha avuto da ridire sull'attendibilità assoluta dei dati (cosa da me peraltro già segnalata nel post stesso, "Non la Bibbia, certo, ma nemmeno Il Giornale" è un modo per dirlo).
La percentuale di stupri effettivamente denunciati varia da paese a paese, così come l'interpretazione più o meno estensiva del termine "violenza sessuale", e dire che in Italia si stupra quattro volte più che in India è effettivamente un errore.
Ma non è questo il punto: non volevo parlare di stupri, e non sono i dati (più o meno attendibili che siano) a dare sostanza a ciò che intendevo dire. Fate finta che il post vero sia questo qui sotto. In coda quello originale, per conoscenza.


**********


Rimandandovi alla lettura di questo post forte e chiaro di Matteo Miavaldi per Wu Ming, che racconta tutta la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in maniera asciutta, essenziale e documentata (e per questo, assuefatti come siamo alla versione dominante sui media italiani, rischiando di sembrare paradossalmente di parte), e ribadendo come anche da parte di chi scrive il tutto sia una delle più vergognose manifestazioni di idiozia patriottica e cripto-fascismo viste in Italia negli ultimi decenni, aggiungo un'osservazione. A margine, ma nemmeno troppo.

Guardando i telegiornali e leggendo i giornali italiani nelle ultime settimane - grossomodo dal 23 dicembre, anzi esattamente dal 23 dicembre - sembra che improvvisamente l'India sia diventata la patria dello stupro, che le donne vengano stuprate solo o soprattutto lì, che sia in atto una vera e propria emergenza. (Ai tempi dell'elezione del sindaco di Roma i campioni in carica erano i rumeni, ricordate bene, ma mica si può vincere sempre).
Dal terribile caso dello stupro di gruppo a New Delhi - raccapricciante, ma successo il 16 dicembre, ovvero quasi una settimana prima; ignorato per sei giorni e diventato notizia da prima pagina il 23 - è un bollettino di guerra giornaliero a base di violenze sessuali in ogni stato e in ogni città, con l'India all'onore delle cronache come difficilmente succede nei nostri media a visuale ridotta.

Non suoni come una minimizzazione del problema (non devo nemmeno cominciare a dire cosa penso della violenza sessuale; "Chi mi conosce lo sa", diceva Alberto Tomba), ma da quando lo stupro di una donna in un paese straniero è notizia degna di attenzione altissima per i nostri media? I media di un paese in cui ogni giorno vengono denunciate alle autorità circa tredici violenze sessuali e in cui il cosiddetto "femminicidio" è diventato (quello sì) un'emergenza difficile da ignorare, i media che ogni giorno letteralmente ignorano quello che succede nel 95% del mondo (India compresa) e che nei loro titoli e nei loro articoli veicolano una immagine della donna che, se non incoraggia, certo fornisce una discreta sponda a chi vede il genere femminile come carne a sua disposizione.

Anche tralasciando i dati ONU sulle violenze sessuali (riferiti ai soli stupri denunciati, dicono che in India si denunciano quattro volte meno stupri che in Italia, quattordici meno che negli Stati Uniti, trenta meno che in Svezia e sessanta meno che in Sudafrica), non è che c'è qualche nesso?
Non è che questa scelta delle notizie - formalmente inattaccabile, certo: ovviamente un fatto come quello di New Delhi è grave ed è degno di attenzione, ovviamente ogni stupro lo è - e questa indignazione nascondano dell'altro, e abbiano la data di scadenza stampata sopra?


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Rimandandovi alla lettura di questo post forte e chiaro di Matteo Miavaldi per Wu Ming, che racconta tutta la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in maniera asciutta, essenziale e documentata (e per questo, assuefatti come siamo alla versione dominante sui media italiani, rischiando di sembrare paradossalmente di parte), e ribadendo come anche da parte di chi scrive il tutto sia una delle più vergognose manifestazioni di idiozia patriottica e cripto-fascismo viste in Italia negli ultimi decenni, aggiungo un'osservazione. A margine, ma nemmeno troppo.

Guardando i telegiornali e leggendo i giornali italiani nelle ultime settimane - grossomodo dal 23 dicembre, anzi esattamente dal 23 dicembre - sembra che improvvisamente l'India sia diventata la patria dello stupro, che le donne vengano stuprate solo o soprattutto lì, che sia in atto una vera e propria emergenza. (Ai tempi dell'elezione del sindaco di Roma i campioni in carica erano i rumeni, ricordate bene, ma mica si può vincere sempre).
Dal terribile caso dello stupro di gruppo a New Delhi - raccapricciante, ma successo il 16 dicembre, ovvero quasi una settimana prima; ignorato per sei giorni e diventato notizia da prima pagina il 23 - è un bollettino di guerra giornaliero a base di violenze sessuali in ogni stato e in ogni città, con l'India all'onore delle cronache come difficilmente succede nei nostri media a visuale ridotta.

Sta tutto lì, basta avere la voglia e la capacità davvero minima di andare a vedere.
Come quasi sempre capita, basta farsi domande semplici e saper trovare in giro le risposte. Basta una banalissima pagina Wikipedia, in questo caso: quella delle statistiche ONU sugli stupri. Non la Bibbia, certo, ma nemmeno Il Giornale.
Guardiamo il numero di stupri ogni centomila abitanti e fermiamoci al 2006, perché i dati indiani vanno avanti fino al 2010 ma quelli italiani finiscono lì.

India: 1.7
Italia: 7.6

Cioè, in Italia si stupra più del quadruplo che in India.
Con una progressione tra l'altro inquietante (4.7 nel 2003, 6.4 nel 2004, 6.9 nel 2005; e dati Istat dicono circa 8 nel 2010) rispetto al quasi impercettibile aumento indiano (1.6 nel 2004, idem nel 2005, 1.7 appunto nel 2006, 1.8 fisso dal 2007 al 2010).
Nulla in confronto al Sudafrica (120) e al Botswana (92.9), ma anche in confronto alle civilissime Australia (79.5) e Svezia (63.5), o al comunque soddisfacente 27.3 degli Stati Uniti d'America.

Quindi?

17/09/12

Con quella faccia un po' così










Una volta era la gente a parlare (o ad aspirare di) come i giornali e come la televisione. Senza arrivare ai corsi di italiano via teleschermo del maestro Manzi in "Non è mai troppo tardi", bastava l'esempio dei giornalisti. Gente che arrivava lì perché sapeva parlare, aveva un vocabolario vasto e lo usava nel modo più appropriato. "Parli come uno della televisione", si diceva.

Oggi, per uno dei tanti ribaltamenti (di senso, di prospettiva, di significato) che hanno investito l'Italia e i suoi meccanismi comunicativi negli ultimi due decenni, sembra succeda il contrario.
In una sorta di telefono senza fili disastroso, sembra siano tv e giornali a parlare come la gente, ad andare appresso a un parlare comune che la gente stessa ha acquisito dai mezzi di comunicazione, per poi plasmarlo a proprio piacimento e attraverso le scorciatoie più a portata di mano. Forse era meglio prima.

Prendete la parola "extracomunitario", ad esempio.
Un tecnicismo, sulla carta. Una roba da legislatori e da pignoli che accomuna senegalesi e statunitensi (en passant: cominciamo a chiamarli così e non americani?), marocchini e svizzeri, australiani e cinesi, russi e nigeriani.
Ma una parola che nei mezzi di comunicazione italiani ha avuto fin dalla sua comparsa un uso limitativo, riservato esclusivamente a una piccola parte di coloro così definibili. "Extracomunitari" non sono tutti i cittadini di paesi non facenti parte dell'Unione Europea (en passant: da un bel po' ormai si chiama così e non più Comunità Europea, forse conviene aggiornarsi. Extraunitari? Extraunionisti?), ma solo quelli che cercano di entrarci, nell'Unione Europea.
I poveri.

Un uso razzista, dunque. Dove il razzismo in gioco non è tanto quello da manuale del bianco verso il nero, quanto quello ben più difficile da estirpare del ricco verso il povero, o del povero verso il più povero ancora.
Una parola che quindi ha avuto da subito un significato acquisito dall'uso: per l'italiano medio, "extracomunitari" sono gli stranieri, anzi un sottoinsieme degli stranieri. Quelli percepiti come più inclini alla delinquenza comune, alla clandestinità (come se la clandestinità fosse una scelta), allo spaccio, allo stupro.
Gli africani. Marocchini, senegalesi, nigeriani.
Non i cinesi, ad esempio, che in Italia sono tantissimi ma che sono benestanti, e probabilmente per questo ci fanno davvero paura. Di fronte a loro l'italiano abbassa la cresta: avete mai sentito definire "extracomunitario" un cinese? Difficile, ma in compenso avrete sicuramente sentito definire "extracomunitario" un rumeno, anche dopo l'ingresso della Romania nell'Unione.
"Extracomunitario" da cavillo burocratico diventa nazionalità, e insulto.

Oggi assistiamo a un ulteriore slittamento semantico. Orribile.
Nell'articoletto di cui sopra, apparso oggi sul sito di Repubblica (e qualche ora dopo aggiornato con le generalità dell'uomo, che di fatto hanno reso "tagliabile" la frase in questione), si legge:

Non si conosce ancora l'identità dell'uomo, che pare essere extracomunitario.

Dopo essere diventato sinonimo di "straniero", anzi solo di qualche esemplare di "straniero" particolarmente sgradito, il termine diventa anche connotazione fisica, descrizione dei tratti somatici di una persona.
Non "pare essere nordafricano", dunque, ma "pare essere extracomunitario".
Li si riconosce a vista, meglio.

(Segnalo anche l'evidente carenza di un approccio simile man mano che gli anni passano, e la società italiana si fa grazie al cielo più varia e meticcia: se il morto fosse stato uno degli ormai numerosissimi italiani figli di nordafricani, seguendo questa logica, avrebbero scritto lo stesso "extracomunitario"?)

24/06/12

Siamo finalmente una nazione multietnica

Il negro come scimmia.
La Gazzetta dello Sport augura a tutti i lettori un buon Euro 1712.


17/01/12

Non ce la facciamo proprio


Appena ritagliato dal sito di Repubblica.
Il giorno che qualcuno mi spiega in maniera convincente perché si usa "straniero" come termine per descrivere l'individuo in questione, giuro che la smetto.

11/12/11

"Bravi ragazzi siamo, amici miei"



Ancora una volta è una bella gara, ma nell'incredibile (anzi purtroppo credibilissima) vicenda della sedicenne torinese, dello stupro inventato col fratello incolpando "due che sembravano zingari" e della successiva fiaccolata trasformatasi in "fiaccolata" che brucia il campo nomadi della Continassa, e nella testimonianza del segretario cittadino del PD Paola Bragantini, noto alcune cose più pazzesche di altre.

"I pieghevoli nelle buche incitavano alla violenza, al ripuliamo la Continassa. I segnali c'erano tutti".
Come vedremo, segnali colti con tempismo dalle forze dell'ordine, che subito inviavano un contingente massiccio di uomini.

E nel quartiere da tempo c'è chi vorrebbe veder chiuso quel campo abusivo chiuso nelle mura di una vecchia cascina diroccata che si trasformerà nella sede della Juventus.
Ah!

Quanti uomini delle forze dell'ordine c'erano a vigilare sul corteo? "Ho visto due o tre carabinieri, qualche poliziotto".
Un contingente massiccio, si è detto.

Quando ha chiesto rinforzi cosa le hanno risposto? "Che il campo era già stato evacuato da un quarto d'ora".
Geniale: invece di impedire il pogrom, lo prendo come fatto scontato e inevitabile, e casomai aiuto le vittime designate a mettersi in salvo prima del disastro.

Chi c'era in corteo? "Gruppi organizzati da stadio. Non so di quale genere. Si diceva Bravi Ragazzi e Drughi".
Ahhhhhhh!

E le persone rimaste fuori, nessuno ha cercato di fermarli? "No, mentre bruciava tutto intonavano cori da stadio".
Aaaaaaaaaaaaaahhhhhhh!
In Egitto, come ho raccontato qui qualche giorno fa, gli ultras sono parte attiva e responsabile delle manifestazioni di piazza contro Mubarak prima e contro il regime militare poi.
In Italia invece vanno a bruciare i campi nomadi. E tutto ricorda un'altra vicenda in maniera molto sinistra, come se si stesse configurando una sorta di metodo per raggiungere in fretta e senza troppe lungaggini burocratiche i propri obiettivi. La war on terror come coperta da gettare su ogni nefandezza, applicata al locale e non al globale.

E in tutto questo, nell'ansia da condanna e da politicamente corretto, il sindaco Piero Fassino dichiara "inaccettabile che si dia luogo a manifestazioni di linciaggio nei confronti di persone estranee ai fatti con la sola ragione che sono cittadini stranieri". Ignorando o più probabilmente facendo finta di ignorare che i cosiddetti "nomadi" in Piemonte si chiamano Sinti, che nomadi non lo sono quasi più da decenni, e che la maggioranza di loro ha cittadinanza italiana da generazioni. Poi forse quelli scappati dalla Continassa sono effettivamente cittadini stranieri, ma pensate che un Drugo o un Bravo Ragazzo stia a sottilizzare su queste cose?

PS - Letture consigliate:

09/08/11

Afroamericani



Nel frattempo l'inviata a Londra di Repubblica, per non dire "neri", dice "afroamericani".

08/08/11

Multirazziale



Il sempre ottimo TG5, parlando dei disordini a Londra, sottolinea oggi nell'edizione delle 13 come questi siano scoppiati "nel quartiere multirazziale di Tottenham".
Dietro una finta correttezza politica, in tre parole:
1) Nego il dato di fatto che tutti i quartieri di Londra siano in qualche misura multirazziali. Anzi, se c'è una città europea che viene in mente per spiegare il termine, quella è proprio Londra.
2) Nego il fatto che ogni metropoli abbia innanzitutto quartieri poveri e quartieri ricchi, e che in quelli poveri fra un sottoproletario bianco e uno nero passi ben poca differenza.
3) Nego il fatto che spesso in questi quartieri vivano però più neri, e immigrati in generale, che bianchi, e che la popolazione di questi quartieri sia caratterizzata, in conseguenza dei motivi economici di cui sopra, su base razziale. Che è diverso da multirazziale.
4) Sottolineo, come sempre, che ogni problema nasce dall'aver reso le nostre città multirazziali. E che a non funzionare non è un sistema che offre a vaste fette di popolazione minori opportunità sociali ed economiche, e un diverso atteggiamento di forze dell'ordine e tribunali, ma la multiculturalità.
A dire "nel quartiere a maggioranza nera di Tottenham" si rischiava di fare brutta figura, insomma. E magari qualcuno si sarebbe chiesto perchè, nelle metropoli europee, in neri (e i poveri) abitino più spesso in certi quartieri piuttosto che in altri.


15/03/11

Il fantastico quattro


Mi piacerebbe commentare a fondo il fatto che la Regione Veneto abbia un "assessore alla protezione civile, immigrazione, identità e caccia". Mi piacerebbe fantasticare su chi abbia riunito in una sola figura proprio quelle quattro deleghe, e sul perchè. Sull'ordine in cui andrebbero lette e su come vadano comunque a comporre quasi una trama, un plot da fine impero in cui alle parole sono stati trovati significati diversi e più convenienti.
Ma non ho molto tempo e, sotto sotto, temo che ogni possibile commento rovinerebbe una notizia che già da sola mi pare sufficientemente significativa e, come dire, evocativa.

16/10/10

Romeni e romani

Ministro Maroni, facciamo il gioco che il romeno era lui che ha dato il pugno e l'italiana lei che lo ha preso?

01/01/10

I walk the line



La notizia con la quale inauguriamo il nuovo anno (ma non il nuovo decennio, a quanto pare: porgo le mie scuse al compagno Marco Ricompensa per aver sostenuto la tesi contraria, con veemenza tale da sovrastare i Fuck Buttons che a pochi metri di distanza facevano un casino della madonna) arriva dal Messico, e cavalca una linea molto sottile fra tragedia e farsa.

Vedo oggi su Al Jazeera (ma scopro che il New York Times se ne era occupato già all'inizio del 2007) che in un eco-parco dello stato di Hidalgo, circa ottanta km a nord di Città del Messico e circa un migliaio a sud del confine con gli Stati Uniti, territorio degli indios Hñahñu, grazie a fondi del governo centrale messicano viene organizzata una caminata nocturna unica nel suo genere: una scarpinata di quattro ore che simula nei minimi particolari quella dei migranti che attraversano a piedi e illegalmente la frontiera con gli States. Ci sono le guide mascherate nelle mani delle quali metti la vita tua e della tua famiglia, ci sono i finti poliziotti americani cattivi, i finti colpi di pistola e chissà, magari anche le finte milizie di bravi cittadini che pattugliano le sponde del Rio Grande.
Il tutto a beneficio dei turisti, che pagano una quindicina di euro per il brivido, e hanno reso la traversata la maggiore attrazione del parco, nonostante cascate, rafting e bungalow con tetto in foglie di agave. Detta così, la distanza da quelli che si fermano a guardare gli incidenti stradali sembra minima, e il grottesco dietro l'angolo. Improbabile, inoltre, che la messa in scena sia stata organizzata con il fine non troppo nascosto di dissuadere i possibili migranti: chi si prepara a scappare non dovrebbe avere voglia e soldi da sprecare nelle prove generali, e non dovrebbe essere disposto a cambiare idea dopo una scampagnata con qualche gringo e qualche radical di città.

C'è una terza possibilità però, ed è quella dell'informazione e dell'omaggio. "L'idea," dice Poncho, una delle guide, "è di aumentare la consapevolezza della gente su ciò che devono sopportare i migranti. Esserlo non è certo fonte di orgoglio: abbandoniamo la nostra famiglia, la nostra lingua, la nostra terra. Perdiamo il nostro senso di comunità." Gli Hñahñu stessi ne sanno qualcosa: un terzo di loro vive ancora qui, gli altri due terzi oltre confine.
Così la caminata nocturna acquista effettivamente un senso, anche se forse ne avrebbe di più se organizzata dall'altra parte della frontiera, in Texas o in California. O se resa obbligatoria come gita scolastica. Ma l'intenzione resta buona, e la possibile applicazione ad altre realtà simili molto affascinante: non augureremmo forse la tratta Tripoli-Lampedusa (comprensiva di: un paio di anni per attraversare il Sahara; detenzione con botte, stupro e lavori forzati nei campi di prigionia libici; internamento in un CIE per "consentire accertamenti sull'identità di persone trattenute in vista di una possibile espulsione" o, a scelta, respingimento in mare aperto) a Bossi, Maroni, Calderoli, Salvini, Cota, Borghezio e a tanti leghisti non necessariamente dichiarati, di destra e di sinistra, con i quali abbiamo a che fare ogni giorno?
Anche finta, con le onde marine simulate come nei parchi acquatici e un calabrese a fare il maresciallo libico, ma sai che spasso?



07/10/09

Che fare?

Trovato, a quanto pare, il responsabile di questo.
Non potendo sgomberare il suo palazzo come un campo rom qualunque, cosa faremo? Chiederemo il permesso di soggiorno ai suoi genitori? La Lega che dice?

03/07/09

Rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare

Con l'entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza abbiamo eliminato il problema alla radice, per così dire, ma questo pieghevole delle Poste realizzato per pubblicizzare il servizio di telefonia PosteMobile verso l'estero resta un piccolo capolavoro di italianità. Siamo o non siamo il Paese in cui un nome con più di tre consonanti, magari di seguito, diventa un "nome impronunciabile"?



Passi per la bandiera del Bangladesh, nella quale il cerchio rosso non è in realtà al centro, ma sulla sinistra.


Passi per quella del Pakistan, che ha una banda verticale bianca che occupa un quarto dello spazio sulla sinistra, totalmente dimenticata.


Passi per quella dello Sri Lanka (a proposito: bisogna per forza essere fan di M.I.A. per indignarsi dopo i massacri compiuti dal governo nelle zone Tamil, o lo si può fare anche essendo ministri o capi di stato?), che oltre a una banda arancione ne avrebbe anche una verde, sulla sinistra.


Passi per la Moldova, che si chiama appunto Moldova e non Moldavia, l'hanno quasi imparato persino i telecronisti della nazionale (minuscola, finchè c'è lippi).
Passi, è un problema mio.

Ma la bandiera della Nigeria NON è quella, è questa:


Quella è la bandiera del Niger.
Una cosa è la Nigeria, un'altra cosa è il Niger.


Riusciamo ancora a capire la differenza fra la Nigeria e il Niger?
O sono la stessa cosa come i Rom e i Romeni?

16/04/09

"Quanto vuoi tu per tutte le dona?"



"Un errore? Non dico questo, se dovessi rifare daccapo credo che ci ripenserei. Ma l'ho fatto in buona fede, per dimostrare che in sessant'anni purtroppo niente è cambiato: tutte le novità legislative sono intitolate alla sicurezza pubblica, ma in sostanza sono riservate ai migranti e alle restrizioni nei loro confronti. Quel manifesto è edito dal Nucleo Propaganda fascista del 1944 e quel che fa riflettere è che purtroppo questo reperto storico è tornato oggi tremendamente attuale. Per realizzare l'obiettivo di tutelare le nostre donne è stato scelto l'approccio contro il migrante, cioè contro il differente, costruito come il nemico».

Posso dire che l'assessore alla Scuola e alle Politiche delle Differenze del Comune di Bologna Milli Virgilio, che ha pubblicizzato con questo manifesto del ventennio un seminario sul tema "Femminicidi, ginocidi e violenze sulle donne", ha perfettamente ragione?
E che la battaglia contro la violenza sessuale sta pericolosamente e paradossalmente assumendo connotati machisti?

Piuttosto, un altro errore ha fatto: ci ha considerati più intelligenti di quello che siamo (diventati).

(da 3'40")

08/03/09

"Io da sola non mi sento sicura, sicura, sicura mai"

L'elettore decide con la propria testa, ma se gli diamo una mano non guasta.

"Durante i due anni del governo Prodi (2006 e 2007) i tg hanno raddoppiato lo spazio della cronaca nera. Secondo uno studio del Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva (nato da un'iniziativa dei radicali) dal 2003 al 2007, il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine è raddoppiato (se non triplicato) passando dal 10,4% dei tg del 2003 al 23,7% di quelli del 2007. Dato significativo che potrebbe avere aumentato la percezione di insicurezza da parte degli italiani, e avere avuto un peso alle elezioni politiche del 2008, tesi sostenuta dal centrosinistra in molte occasioni. Come la convinzione che il senso di incertezza e paura sarebbe nato in parte per il battage dei media." (continua)

15/01/09

A prescindere



Sempre per la serie "Le parole sono importanti", che come avrete capito mi appassiona molto e rischia di diventare lunga quanto Beautiful.

Tutti i mezzi di informazione sottolineano con gran cura che Emmanuel Bonsu, lo studente ghanese picchiato e insultato a Parma lo scorso 29 settembre da un certo numero di Vigili Urbani in servizio, era stato scambiato per uno spacciatore.
Come se il dato facesse qualche sorta di differenza.
Come a dire che sta lì, nell'errore (commesso per il bene del cittadino!) e non nella violenza ignorante e nel razzismo di chi dovrebbe proteggerci, la gravità della vicenda.

Fosse stato uno spacciatore, seguiamo il filo logico del ragionamento, sarebbe stato diverso. Anche se solo sospettato, anche se non ancora giudicato colpevole da un tribunale, anche se le pene corporali e le umiliazioni non fanno parte del nostro codice penale: se lo sarebbe cercato e meritato, su.
Non ci sarebbe stata notizia.
E tanti di quelli convinti che non sia loro figlio a chiedere la droga, ma il faccetta nera ad obbligarlo a comprarla, avrebbero probabilmente approvato il comportamento dei Vigili Urbani di Parma. Altro che leggi e leggine, giù legnate e via a casa sua.

Seguono quindi i soliti interrogativi abbastanza inquietanti: con gli spacciatori è quella la prassi? Qualcun altro è stato "scambiato per uno spacciatore"? Qualcuno che lo era sul serio ha ricevuto lo stesso trattamento (senza ovviamente la possibilità di far scoppiare il caso)? Menare in tanti contro uno e insultare per il colore della pelle non è un comportamento grave e inqualificabile a prescindere? E non diventa ancora più grave se sono le forze dell'ordine a rendersene protagoniste, quand'anche con individui che hanno commesso un reato?

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