03/01/13

Natale in India


Ho postato un link a questo post fra i commenti del post di Wu Ming di cui sotto, e fra lì e Twitter qualcuno ha avuto da ridire sull'attendibilità assoluta dei dati (cosa da me peraltro già segnalata nel post stesso, "Non la Bibbia, certo, ma nemmeno Il Giornale" è un modo per dirlo).
La percentuale di stupri effettivamente denunciati varia da paese a paese, così come l'interpretazione più o meno estensiva del termine "violenza sessuale", e dire che in Italia si stupra quattro volte più che in India è effettivamente un errore.
Ma non è questo il punto: non volevo parlare di stupri, e non sono i dati (più o meno attendibili che siano) a dare sostanza a ciò che intendevo dire. Fate finta che il post vero sia questo qui sotto. In coda quello originale, per conoscenza.


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Rimandandovi alla lettura di questo post forte e chiaro di Matteo Miavaldi per Wu Ming, che racconta tutta la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in maniera asciutta, essenziale e documentata (e per questo, assuefatti come siamo alla versione dominante sui media italiani, rischiando di sembrare paradossalmente di parte), e ribadendo come anche da parte di chi scrive il tutto sia una delle più vergognose manifestazioni di idiozia patriottica e cripto-fascismo viste in Italia negli ultimi decenni, aggiungo un'osservazione. A margine, ma nemmeno troppo.

Guardando i telegiornali e leggendo i giornali italiani nelle ultime settimane - grossomodo dal 23 dicembre, anzi esattamente dal 23 dicembre - sembra che improvvisamente l'India sia diventata la patria dello stupro, che le donne vengano stuprate solo o soprattutto lì, che sia in atto una vera e propria emergenza. (Ai tempi dell'elezione del sindaco di Roma i campioni in carica erano i rumeni, ricordate bene, ma mica si può vincere sempre).
Dal terribile caso dello stupro di gruppo a New Delhi - raccapricciante, ma successo il 16 dicembre, ovvero quasi una settimana prima; ignorato per sei giorni e diventato notizia da prima pagina il 23 - è un bollettino di guerra giornaliero a base di violenze sessuali in ogni stato e in ogni città, con l'India all'onore delle cronache come difficilmente succede nei nostri media a visuale ridotta.

Non suoni come una minimizzazione del problema (non devo nemmeno cominciare a dire cosa penso della violenza sessuale; "Chi mi conosce lo sa", diceva Alberto Tomba), ma da quando lo stupro di una donna in un paese straniero è notizia degna di attenzione altissima per i nostri media? I media di un paese in cui ogni giorno vengono denunciate alle autorità circa tredici violenze sessuali e in cui il cosiddetto "femminicidio" è diventato (quello sì) un'emergenza difficile da ignorare, i media che ogni giorno letteralmente ignorano quello che succede nel 95% del mondo (India compresa) e che nei loro titoli e nei loro articoli veicolano una immagine della donna che, se non incoraggia, certo fornisce una discreta sponda a chi vede il genere femminile come carne a sua disposizione.

Anche tralasciando i dati ONU sulle violenze sessuali (riferiti ai soli stupri denunciati, dicono che in India si denunciano quattro volte meno stupri che in Italia, quattordici meno che negli Stati Uniti, trenta meno che in Svezia e sessanta meno che in Sudafrica), non è che c'è qualche nesso?
Non è che questa scelta delle notizie - formalmente inattaccabile, certo: ovviamente un fatto come quello di New Delhi è grave ed è degno di attenzione, ovviamente ogni stupro lo è - e questa indignazione nascondano dell'altro, e abbiano la data di scadenza stampata sopra?


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Rimandandovi alla lettura di questo post forte e chiaro di Matteo Miavaldi per Wu Ming, che racconta tutta la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in maniera asciutta, essenziale e documentata (e per questo, assuefatti come siamo alla versione dominante sui media italiani, rischiando di sembrare paradossalmente di parte), e ribadendo come anche da parte di chi scrive il tutto sia una delle più vergognose manifestazioni di idiozia patriottica e cripto-fascismo viste in Italia negli ultimi decenni, aggiungo un'osservazione. A margine, ma nemmeno troppo.

Guardando i telegiornali e leggendo i giornali italiani nelle ultime settimane - grossomodo dal 23 dicembre, anzi esattamente dal 23 dicembre - sembra che improvvisamente l'India sia diventata la patria dello stupro, che le donne vengano stuprate solo o soprattutto lì, che sia in atto una vera e propria emergenza. (Ai tempi dell'elezione del sindaco di Roma i campioni in carica erano i rumeni, ricordate bene, ma mica si può vincere sempre).
Dal terribile caso dello stupro di gruppo a New Delhi - raccapricciante, ma successo il 16 dicembre, ovvero quasi una settimana prima; ignorato per sei giorni e diventato notizia da prima pagina il 23 - è un bollettino di guerra giornaliero a base di violenze sessuali in ogni stato e in ogni città, con l'India all'onore delle cronache come difficilmente succede nei nostri media a visuale ridotta.

Sta tutto lì, basta avere la voglia e la capacità davvero minima di andare a vedere.
Come quasi sempre capita, basta farsi domande semplici e saper trovare in giro le risposte. Basta una banalissima pagina Wikipedia, in questo caso: quella delle statistiche ONU sugli stupri. Non la Bibbia, certo, ma nemmeno Il Giornale.
Guardiamo il numero di stupri ogni centomila abitanti e fermiamoci al 2006, perché i dati indiani vanno avanti fino al 2010 ma quelli italiani finiscono lì.

India: 1.7
Italia: 7.6

Cioè, in Italia si stupra più del quadruplo che in India.
Con una progressione tra l'altro inquietante (4.7 nel 2003, 6.4 nel 2004, 6.9 nel 2005; e dati Istat dicono circa 8 nel 2010) rispetto al quasi impercettibile aumento indiano (1.6 nel 2004, idem nel 2005, 1.7 appunto nel 2006, 1.8 fisso dal 2007 al 2010).
Nulla in confronto al Sudafrica (120) e al Botswana (92.9), ma anche in confronto alle civilissime Australia (79.5) e Svezia (63.5), o al comunque soddisfacente 27.3 degli Stati Uniti d'America.

Quindi?

18 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao. Bisognerebbe vedere se i dati sono completi e cosa ricade nella definizione di "stupro" nei vari paesi. Nella rigidissima Svezia ad esempio sono compresi nella definizione di "violenza sessuale" atti che in Italia nemmeno sono sanzionati.

Pape

Andrea Pomini ha detto...

vero.

stiamo larghi, facciamo che questa precisazione raddoppia (in via del tutto teorica, ma abbastanza verosimile) a 3.6 il dato indiano.
resta meno della metà del dato italiano.

e anche al netto di questa precisazione, resta il fatto che dal 23 dicembre in qua ogni singolo stupro avvenuto in territorio indiano è notizia degna di attenzione per i nostri media.
il che, dati o non dati, qualcosa vorrà pur dire.

(e un po' di "rigidissima svezia" forse ci farebbe bene)

Adrianaaaa ha detto...

Non ha alcun senso ipotizzare a brettio che il tasso degli stupri in India sia il doppio di quanto rilevato dai dati. Proprio nessuno. A livello logico. Non hai nessun elemento per fare una simile ipotesi. Quei dati vanno lasciati perdere, punto.

Andrea Pomini ha detto...

"lasciamoli perdere" tutti quanti, che dici?

Andrea Pomini ha detto...

ps - Adrianaaaa, il secondo commento qui sopra (al quale penso tu ti riferisca) l'ho scritto prima di leggere tutte le varie vostre osservazioni. Osservazioni giuste che non a caso mi hanno fatto rivedere il post.

Adrianaaaa ha detto...

Mi riferivo al PS nel tuo post, che è successivo alla discussione su Giap. E parlo dei dati sullo stupro che tu citi, ovviamente.

Andrea Pomini ha detto...

Ho scritto "anche tralasciando i dati ONU sulle violenze sessuali", li ho citati specificando che sono solo parzialmente attendibili e li ho sostanzialmente tralasciati.
Più di così, mi pare accanimento.

danffi ha detto...

Il tuo PS dal tono condiscendente mi sconcerta molto più della gara alla nazione che stupra di più (o di meno).
Credo che tu davvero non voglia cogliere il punto.
Tralascio che a "trovare da ridire" su twitter è stata "qualcuna" e non "qualcuno" e ti invito a leggere il commento di Serge Quadruppani su Giap, che spiega abbastanza bene perché il tuo argomento non ha nessun valore.

Una cosa è osservare come la notizia dello stupro a New Dehli abbia avuto uno spazio sui media che gli stupri in patria non hanno, altra cosa è legarlo alle statistiche. Non voglio fare il tuo ghostwriter, ma, invece di attaccarti ai numeri, ti suggerisco un'altra linea argomentativa: i media italiani sono razzisti, danno largo spazio alle reazioni sullo stupro a new dehli e eclissano e/o minimizzano notizie analoghe se accadono in Italia.
Eccoti 3 esempi che puoi usare liberamente:
1) L'altro giorno a Catania c'è stata la commemorazione dell'femminicidio di Stefania Noce, ma la notizia è stata riportata solo sulla stampa locale
2) l'anno scorso a L'Aquila una ragazza è stata stuprata e ridotta in fin di vita da un militare all'uscita da una discoteca. Il processo è in corso, alcuni media avallano la tesi del sesso consensuale (ridotta in fin di vita).
3) i media italiani quando si tratta di violenza sulle donne tendono ad avere un linguaggio giustificatorio (passione, gelosia) che invece non hanno quando parlano della condizione della donna in altri paesi

Scegli tu...

Adrianaaaa ha detto...

Però quei dati li hai ri-citati, anche se tra parentesi. A me pari tu quello che si è accanito. E se me la prendo non è perché voglio perseguitarti, ma perché argomenti del genere vanno trattati con attenzione, senza lanciarsi in confronti e ipotesi a cavolo, che non hanno il sostegno di alcun elemento e sono pure molto molto discutibili dal punto di vista umano. Insomma pensando, possibilmente.

Andrea Pomini ha detto...

Adrianaaaa, quei dati non sono oro colato (e l'ho detto) ma nemmeno una cosa del tutto insignificante che non ha "il sostegno di alcun elemento". sono dati ONU sulle denunce, non sono la verità ma esistono.
Se nemmeno posso citarli en passant (perché nella seconda stesura così è) prima di arrivare al vero oggetto del mio post (lo ribadisco: i media e l'uso strumentale che fanno delle notizie), allora mi spiace ma il problema con quei dati è tuo, e ti stai accanendo.

hai ragione, argomenti del genere vanno trattati con attenzione, ed è per questo che ho praticamente eliminato tutto il discorso dei dati, specificando di che si tratta e passando oltre.

nella seconda stesura del post non ci sono "confronti e ipotesi a cavolo", si riporta una statistica onu dicendo chiaramente di che statistica si tratta, e si passa oltre. i confronti erano sbagliati e li ho tolti.
ci ho pensato, insomma.

Andrea Pomini ha detto...

Danffi, innanzitutto: il mio è un "qualcuno" senza specificazione di genere, mi pare che la lingua italiana lo preveda come modo per indicare un insieme indefinito di donne e uomini. non mi piace, mi pare uno dei tanti modi sottili in cui la nostra società è costruita a misura di uomo e non di donna, potevo scrivere qualcun*, è vero. ma la ragione è molto meno succosa: non riesco a risalire al sesso di chi scrive da un semplice alias di Twitter, e se il gioco è quello di farmi passare per maschilista basandosi su stronzate del genere, scelgo di non difendermi nemmeno. Non ci conosciamo, evidentemente. Mi fa piacere se ne parli con qualcuno che mi conosce, o se metti "donne" o "sessismo" nel motore di ricerca del mio blog e dai un'occhiata.

Mi spiace che il tono sia risultato condiscendente, rileggendo non hai torto, evidentemente mi sono spiegato male. Davvero non era mia intenzione, anzi. Ho letto con interesse tutte le critiche mosse al mio post su Twitter e su Giap, ho accolto quelle che mi sembravano giuste e ho risposto alle altre. E ho riscritto il post, lasciando che fosse evidente la differenza fra il primo e il secondo invece di cancellare il primo e basta.

il secondo però fa del tutto a meno dei dati - tranne una citazione veloce dove si specifica la loro natura di violenze denunciate e non totali, prima di passare oltre. se questo è "attaccarsi ai numeri"... - e si concentra su quello che è il suo unico argomento.
Ovvero: i media italiani stanno strumentalizzando notizie di tutt'altro genere, e ben più gravi, per rafforzare la loro campagna univoca e disinformata sulla faccenda dei due marinai. Lo avrei postato nei commenti di quel post su Giap, altrimenti?
Il mio discorso non era basato su quei dati, e nel nuovo post mi pare che la cosa si capisca. dire che è "ancora peggio" mi sembra pretestuoso. può essere infelice il corsivo - quella del raddoppio ipotetico del dato è una cazzata buttata lì, e quel "se la cosa vi disturba" una provocazione inutile di cui mi scuso - ma non il post. che ignora i dati e si concentra sul succo del discorso. quella che tu chiami "altra linea argomentativa" era la linea argomentativa principale del primo post, ed è rimasta l'unica linea argomentativa nel secondo.
sai una cosa? il post l'ho scritto proprio per quello. continuare a dire, ancora adesso, che non ha valore perché si basa su quei dati ed è "legato alle statistiche" vuol dire non averlo letto e tirare dritto.

I tre esempi di cui parli li conosco benissimo, ed è proprio al diverso trattamento delle notizie che i media italiani attuano sistematicamente che mi riferivo. se dai un'occhiata al post precedente del mio blog, linkato pure in questo, si parla di stragi nelle scuole e di uragani proprio con lo stesso intento. e nello stesso post di cui stiamo discutendo qui, queste parole

"(...) media di un paese in cui ogni giorno vengono denunciate alle autorità circa tredici violenze sessuali e in cui il cosiddetto "femminicidio" è diventato (quello sì) un'emergenza difficile da ignorare, i media che ogni giorno letteralmente ignorano quello che succede nel 95% del mondo (India compresa) e che nei loro titoli e nei loro articoli veicolano una immagine della donna che, se non incoraggia, certo fornisce una discreta sponda a chi vede il genere femminile come carne a sua disposizione."

mi pare di averle scritte io.

(continua)

Andrea Pomini ha detto...

(continua)

E visto che si parlava di tono, mi domando il motivo dell'aggressività insistita del tuo. Avessi scritto che chi stupra avrà avuto i suoi buoni motivi, o che in fondo sono ragazzate. Perché c'è anche chi lo pensa e lo dice, sui giornali, in chiesa e in parlamento, e purtroppo lo sappiamo bene.
Non ho ben capito, sono sincero, *cosa* ti abbia fatto incazzare così tanto. rifiutandomi di credere che basti l'uso (per quanto inizialmente maldestro) di una tabella di dati Onu a rovinarti la giornata, provo a ipotizzare. non sto dicendo che uno stupro è meno grave - o addirittura facendo anche io un uso strumentale dello stesso stupro per fini anti-patriottici, va a sapere cosa hai capito... - perché faccio notare che i media italiani lo strumentalizzano. così come non ero felice dei bambini uccisi a sandy hook quando scrivevo quell'altro post. sul mio blog mi piace dare alcune cose per scontate, ma evidentemente sbaglio.



Non era una gara alla nazione che stupra di più, e pensavo si capisse fin da subito. Non mi importa nulla dell'Italia o dell'India in quanto tali, detesto il patriottismo di qualunque colore così come il suo contrario molto in voga di questi tempi. Non sono abituato a giudicare le persone in base al loro passaporto. Non lo si capiva, forse per colpa mia, e ho provato a rimediare. Alcuni comunque lo avevano capito fin da subito, tipo WM1. Altri immagino dopo. Altri nemmeno dopo. Provo a ripeterlo: non mi interessa quale sia il paese al mondo con più stupri, o quello con più stupri denunciati (ti sembrerà strano ma capisco la differenza; ho letto e apprezzato l'intervento di Quadruppani, mi spiace per l'uso dei dati del primo post e proprio per questo l'ho riscritto senza dati), stavo parlando d'altro. E se anche in India gli stupri fossero il quadruplo o il decuplo rispetto all'Italia, la sostanza non cambierebbe: i media italiani ne stanno facendo un uso strumentale, e il problema di cui parlo nel post è *questo*. Non della gravità assoluta, ovunque e comunque, di uno stupro o di mille stupri. Sul mio blog mi piace dare alcune cose per scontate, ma evidentemente sbaglio.

Ilias Bartolini ha detto...

Andrea, al di là delle critiche sui dati e sul fatto che possano essere comparati o meno (che andrebbe ben approfondito) segnalo che il tuo punto è anche stato condiviso da Emer O'Toole sul guardian
www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jan/01/delhi-rape-damini

In ogni caso non capisco il nesso con la stampa Italiana e il fatto dei Marò.
Tutta l'india da 10 giorni sta parlando continuamente di quel caso. Lo vedo riportato in molti altri paesi.

Forse è una delle poche volte in cui mi è parso riuscire a dare correttamente un po' di risonanza a un caso estero che merita sostegno.
Un caso dove permettere di confrontare culture diverse può aiutare l'India e magari sostenere chi inizia a lottare per i diritti delle donne.

Ilias Bartolini ha detto...

precisazione quasi ovvia: "Tutta l'india da 10 giorni sta parlando continuamente di quel caso" mi riferisco allo stupro di Dehli, non quello dei Marò.

Andrea Pomini ha detto...

Grazie Ilias, segnalazione appropriata.

Agli argomenti di O'Toole aggiungere, per quanto riguarda l'Italia, il sovrappiù della vicenda in corso dei marò, e si spiegano molte cose.

Il nesso con la stampa italiana è a mio parere chiaro, anche se fra uno stupro e l'assassinio di due pescatori la logica vorrebbe che non ce ne fossero.

Tutta l'India ne sta parlando (giustamente!), per i motivi sacrosanti che citi tu. La protesta per i diritti delle donne e contro la cultura dello stupro merita sostegno e pubblicità, ovunque.

tutta l'Italia ne sta parlando, e in questo modo distorto, anche se solitamente non parla mai dell'India, perché bisogna far passare un'immagine dell'India - con la quale è in corso un contenzioso diplomartico - il più possibile confusa, caotica, retrograda, inferiore. un oriente da cartolina coloniale, inaffidabile, sfuggente, dove la giustizia è sommaria ("Per il processo ai marò tempi indiani" dice lo strillo del telegiornale di Sky, facendo riferimento a un sottinteso che non esiste - perché mai si è sentita usare l'India come sinonimo di lentezza, nemmeno fra gli stereotipi più banali - ma che deve fare effetto per ciò che evoca. Come se i processi italiani fossero veloci, fra l'altro...).

In termini assoluti, è giustissimo che si parli di casi del genere e della forte reazione popolare che suscitano.
Nel particolare, il comportamento dei media italiani (che verso analoghi episodi di casa nostra sono molto meno solleciti, tra l'altro) è quantomeno ambiguo.

Andrea Pomini ha detto...

PS - un po' come Daniela Santanchè paladina dei diritti delle donne musulmane, o Michela Brambilla militante animalista.

danffi ha detto...

@Andrea
Ho riletto il mio commento. Non mi pare abbia un tono aggressivo (il tweet sì, e sì il ps mi ha fatto incazzare).

Quello che stiamo- Adrianaaa e io- cercando di spiegare è che è la linea argomentativa che hai scelto ad essere fallace. Non è che perchè quello che vuoi dimostrare è "giusto" qualsiasi argomento tu usi per farlo va bene. Quindi quello che a me non piace nel post riscritto è che rimane il discorso sulle statistiche a supporto. Quindi non siamo davvero riuscite a spiegare cosa intendevamo.
Non è che basta condannare lo stupro per essere "apposto" con la coscienza. Né vale l'argomento: "chi mi conosce lo sa". Onestamente da persone che presumo dotate di una certa sensibilità mi aspetterei uno sforzo in più.

la Sò ha detto...

Anch'io ho scritto un post sull'argomento. Non fidarti delle statistiche dell'ONU, leggi un po' qui: http://varanasindiario.blogspot.it/2013/01/stupro-di-delhi-lumile-punto-di-vista.html

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