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18/12/14

Non è successo niente

Dopo mesi di notizione sparate a tutta pagina, "terrorismo" e parole simili infilate in ogni titolo, foto minacciose di uomini mascherati e fuoco, ecco la prima pagina della cronaca di Torino e Piemonte de La Stampa, il giorno in cui cade per i quattro militanti No Tav l'accusa, appunto, di terrorismo.

Com'era la storia che la smentita deve essere pari alla notizia bla bla bla bla bla?




In compenso, nelle pagine nazionali la Busiarda mette una foto sicuramente scattata ieri durante le proteste per la condanna. Notare lo smanicato invernale del manifestante.





06/08/14

Didascalie moderate



(a.k.a. Argomenti a favore dell'introduzione della semiotica nei programmi scolastici italiani, PRESTO)
A me non sta sul cazzo che La Stampa abbia la sua opinione su quello che sta succedendo in Palestina, e non mi sta sul cazzo che questa opinione sia diversa dalla mia.

A me sta sul cazzo che l'opinione de La Stampa passi come opinione obiettiva, non faziosa, moderata. In opposizione alla mia - o a quelli di altri media - che invece passa per estremista, faziosa, partigiana.
A me sta sul cazzo se La Stampa usa mezzi illeciti per fare passare questa impostazione (peraltro del tutto opinabile, come ho già avuto modo di dire: visti da qui, sono altri gli estremisti).
Perché l'informazione la fanno innanzitutto foto, titoli, didascalie e impaginazione. Poi, casomai, l'articolo.

Prendiamo la prima pagina di oggi, qualunque cosa ne pensiate di quello che sta succedendo in Palestina.

Primo punto, il più evidente.


La ragazza nella foto non "inneggia alla resistenza palestinese".
La ragazza nella foto ha in mano un palloncino con su scritto "Gaza ti amo".
Un palloncino su cui era stampata una generica scritta "I love you", a cui è stata aggiunta a pennarello la parola "Gaza", per la precisione.
Senza aggiungere altre analisi, da un punto di vista puramente fattuale, la didascalia è sbagliata.

Si comincia dunque a creare una cornice, una piccola narrazione tossica (perdonate l'abuso del termine, ma chi l'ha coniato ha avuto davvero un'intuizione felice), che trova il suo compimento allargando il campo.



Secondo punto, la finta equidistanza.

A sinistra della foto della ragazza, ce n'è una di un soldato. Anzi, "Un giovanissimo soldato israeliano di ritorno da Gaza".
Dimenticando per un attimo il fatto che da nessuna parte si vede come il soldato stia effettivamente tornando da Gaza, e non magari andandoci, notiamo alcuni dettagli utili a costruire il personaggio, a inserirlo nella narrazione di cui sopra e a farci posizionare dall'una o dall'altra parte:

- è molto giovane, in effetti;
- ha gli occhi chiari chiari, ha la faccia pulita e innocente, ha le braccia nude tese nello sforzo, ed è bello, come il 99% dei soldati israeliani nelle foto che di solito ci vengono mostrate;
- ha un'espressione sollevata, "io veramente non ci volevo andare, ma era necessario, e adesso meno male per tutti che è finita";
- l'immagine è luminosa, serena, sa di ritorno a casa dai propri cari in pensiero;
- conferma quello che il titolo sopra dice: Israele sta andando via da Gaza. Quindi, tutto quello che succederà da qui in avanti sarà responsabilità di altri, non di Israele.

Dall'altra parte, infatti, la ragazza di cui sopra:

- "Dopo la tregua", continua a inneggiare alla resistenza palestinese (facciamo finta che il palloncino dica quello); non si accontenta della tregua che Israele ha gentilmente concesso, ma persevera nel suo odio;
- per quello che ne sappiamo, potrebbe anche non trovarsi a Gaza ma manifestare in qualunque parte del mondo; conta però identificare quella foto come ciò che resta a Gaza dopo che Israele se ne è andato;
- restano vetrine di negozi piene di manichini e vestiti colorati, altro che bombardamenti e distruzione;
- restano bambine col volto scuro scuro, velate e bardate con la kūfiyya, che non riescono ad essere contente della tregua; ma non protestavate tutti perché uccidevano anche i bambini?
- restano uomini baffuti nelle retrovie, metaforica messa in scena del mito degli "scudi umani" usati da Hamas ripetuto a oltranza ogni volta che Israele bombarda Gaza;
- resta un'immagine scurissima, che contrasta ad arte con la luce emanata da quella al suo fianco.

Da scuola di giornalismo, in un certo senso.


13/09/13

La RAI eccetera

Lo speciale della tv nazionale su Lucio Battisti ("Emozioni Gold", complimenti per il titolo) andato in onda ieri passa direttamente da "Una giornata uggiosa" (1980) alla morte (1998).
Tralasciando diciotto anni di vita e altri sei album, caratterizzati tra l'altro da una svolta artistica piuttosto netta.
Nemmeno riproponendo per l'ennesima volta la narrazione del primo Battisti come unico "vero" Battisti, ma proprio dicendo che dal 1980 alla morte fa perdere le sue tracce, testuale o quasi.
Sconcertante, a prescindere da quello che si pensi dei dischi con Panella.
O Mogol ha scritto anche i testi di questa trasmissione, o davvero il giornalismo in Italia sta messo malissimo.

17/01/12

Non ce la facciamo proprio


Appena ritagliato dal sito di Repubblica.
Il giorno che qualcuno mi spiega in maniera convincente perché si usa "straniero" come termine per descrivere l'individuo in questione, giuro che la smetto.

30/11/11

Noi contro di loro



Giornalismo italiano, anno domini 2011: l'articolo sull'assalto all'ambasciata inglese a Teheran lo fa il corrispondente da Londra.
Volendo pensar bene, e non male come al solito: lo fa lui perché "La Stampa" non ha un corrispondente a Teheran.
Ma perché proprio lui e non uno in posizione neutrale, a Torino per esempio?
Ma soprattutto: perché nel 2011 "La Stampa" non ritiene necessario avere un corrispondente a Teheran?

27/05/10

Babbo Arular non esiste (o quasi)



"Whatever the truth is, Maya has gone from trumpeting her father’s revolutionary past in order to claim that lineage to playing down his politics to support a separate narrative. 'He was with the Sri Lankan government,' she now maintained, when I saw her in Los Angeles. 'He’s been with them for 20 years. They just made up the fact that he is a Tiger so they can talk crap about me.' (Her father could not be reached for comment.)"

Ed è solo una.
Adoratori di M.I.A. allerta: in questo articolo/intervista molto approfondito per il New York Times, Lynn Hirschberg fa molto delicatamente a pezzi la nostra tigre Tamil preferita, e ne mette pesantemente in discussione l'appeal rivoluzionario e un po' tutto il resto.
Lei la prende bene, e risponde via Twitter prima diffondendo quello che ha tutta l'aria di essere il numero di telefono della giornalista ("917.834.3158 CALL ME IF YOU WANNA TALK TO ME ABOUT THE N Y T TRUTH ISSUE, ill b taking calls all day bitches") e quindi annunciando la sua versione dei fatti ("NEWS IS AN OPINION! UNEDITED VERSION OF THE INTERVIEW WILL BE ON neetrecordings THIS MEMORIAL WEEKEND!!!").
Attendiamo sviluppi, un po' preoccupati.

Nel frattempo, in Sri Lanka, il discusso presidente Mahinda Rajapaksa rilascia ad Al Jazeera la sua prima intervista ufficiale dalla fine del conflitto con (o del massacro della, a voi la scelta) minoranza Tamil, e dalla sua altrettanto discussa rielezione.
Da segnalare, oltre agli argomenti spesso ridicoli di Rajapaksa, la grinta dell'intervistatrice Fauziah Ibrahim nel porre domande scomode, e nell'insistere quando l'intervistato è evidentemente in ambasce. Avercene.

07/04/10

Veline



"Una struttura modello, l’unica a cielo aperto in Italia. Quella meno simile a un carcere." (continua)

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