06/08/14

Didascalie moderate



(a.k.a. Argomenti a favore dell'introduzione della semiotica nei programmi scolastici italiani, PRESTO)
A me non sta sul cazzo che La Stampa abbia la sua opinione su quello che sta succedendo in Palestina, e non mi sta sul cazzo che questa opinione sia diversa dalla mia.

A me sta sul cazzo che l'opinione de La Stampa passi come opinione obiettiva, non faziosa, moderata. In opposizione alla mia - o a quelli di altri media - che invece passa per estremista, faziosa, partigiana.
A me sta sul cazzo se La Stampa usa mezzi illeciti per fare passare questa impostazione (peraltro del tutto opinabile, come ho già avuto modo di dire: visti da qui, sono altri gli estremisti).
Perché l'informazione la fanno innanzitutto foto, titoli, didascalie e impaginazione. Poi, casomai, l'articolo.

Prendiamo la prima pagina di oggi, qualunque cosa ne pensiate di quello che sta succedendo in Palestina.

Primo punto, il più evidente.


La ragazza nella foto non "inneggia alla resistenza palestinese".
La ragazza nella foto ha in mano un palloncino con su scritto "Gaza ti amo".
Un palloncino su cui era stampata una generica scritta "I love you", a cui è stata aggiunta a pennarello la parola "Gaza", per la precisione.
Senza aggiungere altre analisi, da un punto di vista puramente fattuale, la didascalia è sbagliata.

Si comincia dunque a creare una cornice, una piccola narrazione tossica (perdonate l'abuso del termine, ma chi l'ha coniato ha avuto davvero un'intuizione felice), che trova il suo compimento allargando il campo.



Secondo punto, la finta equidistanza.

A sinistra della foto della ragazza, ce n'è una di un soldato. Anzi, "Un giovanissimo soldato israeliano di ritorno da Gaza".
Dimenticando per un attimo il fatto che da nessuna parte si vede come il soldato stia effettivamente tornando da Gaza, e non magari andandoci, notiamo alcuni dettagli utili a costruire il personaggio, a inserirlo nella narrazione di cui sopra e a farci posizionare dall'una o dall'altra parte:

- è molto giovane, in effetti;
- ha gli occhi chiari chiari, ha la faccia pulita e innocente, ha le braccia nude tese nello sforzo, ed è bello, come il 99% dei soldati israeliani nelle foto che di solito ci vengono mostrate;
- ha un'espressione sollevata, "io veramente non ci volevo andare, ma era necessario, e adesso meno male per tutti che è finita";
- l'immagine è luminosa, serena, sa di ritorno a casa dai propri cari in pensiero;
- conferma quello che il titolo sopra dice: Israele sta andando via da Gaza. Quindi, tutto quello che succederà da qui in avanti sarà responsabilità di altri, non di Israele.

Dall'altra parte, infatti, la ragazza di cui sopra:

- "Dopo la tregua", continua a inneggiare alla resistenza palestinese (facciamo finta che il palloncino dica quello); non si accontenta della tregua che Israele ha gentilmente concesso, ma persevera nel suo odio;
- per quello che ne sappiamo, potrebbe anche non trovarsi a Gaza ma manifestare in qualunque parte del mondo; conta però identificare quella foto come ciò che resta a Gaza dopo che Israele se ne è andato;
- restano vetrine di negozi piene di manichini e vestiti colorati, altro che bombardamenti e distruzione;
- restano bambine col volto scuro scuro, velate e bardate con la kūfiyya, che non riescono ad essere contente della tregua; ma non protestavate tutti perché uccidevano anche i bambini?
- restano uomini baffuti nelle retrovie, metaforica messa in scena del mito degli "scudi umani" usati da Hamas ripetuto a oltranza ogni volta che Israele bombarda Gaza;
- resta un'immagine scurissima, che contrasta ad arte con la luce emanata da quella al suo fianco.

Da scuola di giornalismo, in un certo senso.


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