Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post

13/09/13

La RAI eccetera

Lo speciale della tv nazionale su Lucio Battisti ("Emozioni Gold", complimenti per il titolo) andato in onda ieri passa direttamente da "Una giornata uggiosa" (1980) alla morte (1998).
Tralasciando diciotto anni di vita e altri sei album, caratterizzati tra l'altro da una svolta artistica piuttosto netta.
Nemmeno riproponendo per l'ennesima volta la narrazione del primo Battisti come unico "vero" Battisti, ma proprio dicendo che dal 1980 alla morte fa perdere le sue tracce, testuale o quasi.
Sconcertante, a prescindere da quello che si pensi dei dischi con Panella.
O Mogol ha scritto anche i testi di questa trasmissione, o davvero il giornalismo in Italia sta messo malissimo.

02/02/12

Non sono io sessista, è lei che è donna



Certo che se la sintetizziamo così ("La ragazza dell'Ariston che offende e donne") qualche passaggio logico potrebbe perdersi fra le ellissi e le sottigliezze linguistiche, e tutta la vicenda del servizio sessista di Mollica da Sanremo - protagonisti Morandi, Papaleo e la malcapitata Ivana Maratzova - rischia di essere capita ben poco.
E rischia di passare il solito assunto per cui è da una donna che fa vedere le tette che un'altra donna deve sentirsi offesa, non dagli uomini che le sbavano addosso; dalla donna che esce con la minigonna cortissima a cercarsela, non dall'uomo che la stupra.
Pare inutile puntualizzarlo, ma ad offendere le donne non è la ragazza, ma come questa viene trattata e come questo trattamento passi inosservato ai più, come se fosse naturale, dovuto, normalissimo.
Qui l'opinione di Lorella Zanardo in merito; qui di seguito il servizio.

03/05/11

"Ha la faccia triste e non dice una parola"

Ma UNO che - a rischio di fare saltare la propria apparizione in diretta tv nazionale - abbia detto "vaffanculo, non la firmo", lo si trova?




Edit: nell'Italia del 1991, un gruppo molto meno apertamente "politicizzato" di tanti presenti sul palco quest'anno, faceva questo.

05/10/10

Scommettiamo che


Come previsto, la casa di Montecarlo e il fallito attentato a Maurizio Belpietro sono letteralmente scomparsi dalle prime pagine dei giornali e dei telegiornali italiani. Roba buona per tappare buchi nelle pagine della politica o della cronaca, dopo il voto di fiducia al governo (nel primo caso) e probabilmente dopo le ombre di patacca (nel secondo).
La riflessione ora non è tanto sulla produzione mirata di queste notizie, e sulla loro messa in circolo tramite i media controllati da Silvio Berlusconi. Sono abitudini che purtroppo conosciamo, comuni a ogni regime quale che sia il suo grado di morbidezza, e finchè chi possiede televisioni e giornali potrà fare il Presidente del Consiglio continueranno ad esistere.

La riflessione riguarda piuttosto le testate e e le televisioni "serie", quelle schierate più o meno apertamente contro Arcore e quelle invece "neutrali", se il termine ha ancora un briciolo di senso. Bene, anche questi giornali e televisioni hanno coperto la vicenda Montecarlo (lasciamo stare il vile agguato al giornalista libero Belpietro, che dite?) fino all'ultimo centimetro, non perdendo una virgola di ogni dichiarazione in tema di qualunque uomo politico, portavoce, sottosegretario, velinaro, passante.
La vera notizia non è che tutti questi signori abbiano smesso di occuparsene all'improvviso, ma è piuttosto che se ne siano occupati prima. O no?
Una casa di Alleanza Nazionale che Fini avrebbe venduto a basso prezzo a una società offshore con dietro suo cognato, invece di darla al Popolo delle Libertà. Immaginate Rutelli che, al momento della nascita del Partito Democratico, vende a basso prezzo una casa della Margherita a una società offshore con dietro suo cognato, invece di darla al nuovo partito.
Sai che titoloni.

(Tra l'altro: la parola chiave in tutta la vicenda è "Montecarlo" e basta. Se i cinquanta metri quadri fossero stati a Cuneo o a Foggia, pensate che se ne sarebbe parlato così tanto e a lungo? Conta il fascino che la parola ancora esercita sugli italiani, l'aura mitica del Grand Prix e del torneo di tennis, di posto dove vanno i ricchi e chi non vuole pagare le tasse, dove si pasteggia a champagne e dove i Vanzina hanno girato almeno un film. Montecarlo è la parola chiave e al tempo stesso la prova provata che il tutto è stato prodotto in laboratorio, o che quantomeno al Giornale e a Libero abbiano aspettato fino a quando, tra le varie case che magari Tulliani ha, ne fosse venuta fuori una in un posto con almeno un po' di charme da poveracci. All'elettore di Berlusconi che vede il TG1 o legge il Giornale non interessano i particolari, e non è il caso di sbattersi troppo per farglieli sapere; l'importante è che pensi, e dica al bar, che "Fini parla parla, ma intanto si è fatto la casa a Montecarlo". Anche se Silvio ha decine di società offshore e altrettante case in località belle e costose quanto Montecarlo, naturalmente. Conta l'associazione di idee immediata, come sempre. Solo quella).

E invece vai di titoloni, dalla Repubblica alla Stampa al Corriere a Mentana e via a scendere.
E non ci dicano che se ne sono occupati perchè si capiva che erano manovre significative dal punto di vista politico, che era chiaramente la maniera di Berlusconi per mettere Fini con le spalle al muro, che documentavano in diretta l'ormai celebre "macchina del fango": bisognava dichiararlo, altrimenti non vale. Bisognava mandare gli inviati nella redazione del Giornale, non a Montecarlo a inquadrare il citofono con scritto Tulliani.

Per questo, perchè quello che non va sta a mio avviso a monte e non a valle, ritorno ad accarezzare un pensiero che mi gira in testa da tempo. Una modesta proposta. Estrema, se volete, perchè è giusto vigilare sempre e denunciare quando qualcuno cerca di piegare leggi e regole a suo piacimento. Ma tanto non è che facendolo le cose vadano così meravigliosamente bene.
Diciamo che è una provocazione, se preferite: per una settimana, a meno che non salga al Quirinale con l'esercito e un berretto da Napoleone in testa o cose del genere, tutti i media non riconducibili direttamente o indirettamente a Berlusconi non parlano di Berlusconi.

Processi esclusi, riuscite a immaginare un modo per colpirlo più nel vivo?
Scommettiamo che gli manca l'aria dopo un giorno?

30/06/10

I mostri



Premetto, Pietro Taricone mi stava abbastanza simpatico. Ho apprezzato il suo estrarsi immediato dalla fogna televisiva, per studiare e provare a diventare un attore, per provare a vivere come una persona normale. E pativo sentendolo chiamare sempre e ostinatamente per cognome, come fosse un soprannome poco elegante da lui stesso scelto (tipo il Merolone di qualche anno prima) e non per nome, come succede ai partecipanti del Grande Fratello da che mondo è mondo. Salvo Delgrandefratello, Cristina Delgrandefratello, Pasquale Delgrandefratello, etc.

La sua scomparsa prematura suscita in me l'ennesima riflessione sul livellamento verso il basso in atto in Italia da quando sappiamo noi, e del quale la comparsa del Grande Fratello in televisone ha rappresentato senz'altro un poderoso scatto in avanti.
Nel 2000, Pietro Taricone ci sembrava il punto più basso mai raggiunto dalla nostra televisione, il simbolo macho e sbruffone di un'Italia che non ci piaceva, il punto di non ritorno.
Nel 2010, se si presentassero alle selezioni del Grande Fratello non solo il Pietro Taricone adulto di oggi, naturalmente, ma anche quello palestrato e tamarro di allora, verrebbero con ogni ragionevole probabilità scartati al primo tentativo, perchè non sufficientemente mostri.

10/05/10

Tutto molto italiano

Ma per un cazzo di telegiornale che invece di dire "il vulcano islandese" dica "il vulcano Eyjafjöll" bisogna pagare?
Magari non sarà la pronuncia islandese corretta, ma per tentare un timido Eiafioll ci vuole la laurea in lingue?

23/04/10

Caro, la nostra canzone!



Che ci volete fare, sono fatto così, mi colpiscono i dettagli tanto quanto il senso generale. Anzi, penso che senza i dettagli il senso generale non esista.
Per esempio, non mi stupisce per nulla la baracconata inscenata da Piersilvio Berlusconi per fare gli auguri alla sua fidanzata Silvia Toffanin, "sorpresa" mentre conduce la sua trasmissione su una delle reti di famiglia. Primo perchè in televisione si è visto ben di peggio, secondo perchè crescendo con un padre così uno per forza è abituato a fare il guappo, terzo perchè quando su qualcuno girano voci di omosessualità non gradite gli piazzano sempre una bonazza di fianco, quarto perchè magari si vogliono bene davvero.
Non mi stupisce nemmeno (1'15") la tettona del Grande Fratello che si commuove e piange senza freni, perchè da quelle tre puntate che ho visto della sua edizione del reality, lei è veramente così.
La vera macchia di sugo sulla camicia, e arrivo al dunque, è che per dare un sonoro a una scena che dovrebbe essere il massimo del romanticismo è stata scelta non Questo piccolo grande amore o Love Me Tender, non (teniamoci bassi) Più bella cosa non c'è di Eros Ramazzotti o Ti amo di Umberto Tozzi. Non una qualsiasi banalissima canzone fra le mille che da sempre in televisione accompagnano stucchevolmente questi momenti.
No. Quando entra Piersilvio con quei quattro fiori in mano (23") parte la musica che si sente quando entrano le pretendenti del tronista a Uomini e donne.

07/04/10

Ad minchiam



Forse la sinistra sta, piano piano e a costo di grandissima fatica, riuscendo finalmente a parlare alla gente con lo stesso linguaggio che usa Berlusconi.
Il Merda dice a mo di battuta, col fare di chi prende per il culo il latino perchè è una cosa da intellettuali, [accento brianzolo: on] "Sine qua non, siamo qua noi". [accento brianzolo: off]
Stasera a Ballarò, Susanna Camusso della CGIL - che peraltro mi sta pure abbastanza simpatica - dice "Autodafé" (9'36" nel video). Le chiedono di spiegare cosa significhi, i bastardi, e lei risponde "Che ognuno deve far da solo".
Dobbiamo sperare che sia una battuta? O che non lo sia?

20/05/09

Sará un caso

É la sera del 20 maggio, sono in Piemonte, Raidue non si vede piú, Retequattro si vede ancora.

10/11/08

"No, meglio fermarsi qua"

Un Emilio Fede guardonissimo e perversamente crooner, e una lezione magistrale di Tecniche di Costruzione della Paura dal Nulla.


Cerca in Soul Food

Archivio