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09/08/11
08/08/11
Multirazziale
Il sempre ottimo TG5, parlando dei disordini a Londra, sottolinea oggi nell'edizione delle 13 come questi siano scoppiati "nel quartiere multirazziale di Tottenham".
Dietro una finta correttezza politica, in tre parole:
1) Nego il dato di fatto che tutti i quartieri di Londra siano in qualche misura multirazziali. Anzi, se c'è una città europea che viene in mente per spiegare il termine, quella è proprio Londra.
2) Nego il fatto che ogni metropoli abbia innanzitutto quartieri poveri e quartieri ricchi, e che in quelli poveri fra un sottoproletario bianco e uno nero passi ben poca differenza.
3) Nego il fatto che spesso in questi quartieri vivano però più neri, e immigrati in generale, che bianchi, e che la popolazione di questi quartieri sia caratterizzata, in conseguenza dei motivi economici di cui sopra, su base razziale. Che è diverso da multirazziale.
4) Sottolineo, come sempre, che ogni problema nasce dall'aver reso le nostre città multirazziali. E che a non funzionare non è un sistema che offre a vaste fette di popolazione minori opportunità sociali ed economiche, e un diverso atteggiamento di forze dell'ordine e tribunali, ma la multiculturalità.
A dire "nel quartiere a maggioranza nera di Tottenham" si rischiava di fare brutta figura, insomma. E magari qualcuno si sarebbe chiesto perchè, nelle metropoli europee, in neri (e i poveri) abitino più spesso in certi quartieri piuttosto che in altri.
Vedi anche:
immigrazione,
londra,
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razzismo,
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tg5,
tottenham
07/10/08
"How low can you go?"
Sulla carta, sembrerebbe l’ennesimo termine decodificabile solo dagli addetti ai lavori più maniacali. Sottogenere di sottogenere, ulteriore sfaccettatura di un mondo musicale assai vasto che nel Regno Unito chiamano urban, e che dagli anni ’90 in qua ha riunito con discreta approssimazione tutti gli incontri fra elettronica e musica nera. Dubstep, somma algebrica di dub e 2-step: sulla carta, quanto di più tecnico non si potrebbe. Di fatto, qualcosa che pare invece destinato a durare, ben oltre la soglia di attenzione ridotta che ogni nuovo fenomeno simile ottiene di solito oltremanica, e ad esercitare un’eco ben più potente. Non fosse altro che per un motivo: stavolta non ci si riferisce a una nicchia ristretta all’inverosimile, ma la parola è piuttosto un ombrello per qualcosa di altrimenti poco definibile, in costante mutamento, unito da un sentire comune più che da codici musicali rigorosi. E annuncia il suono elettronico più fresco del momento, attualissimo nel coniugare passato e futuro, mente e corpo, straniamento e calore umano. (continua in edicola)
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