Ancora una volta, dalla Sardegna arrivano le parole giuste.
L'amico Francesco Abate, su Facebook, così sintetizza quanto accaduto nel canale di Sicilia e i commenti seguenti. Chiudendo ogni discussione, e ogni possibilità di dibattito.
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20/04/15
Su Grillu
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24/02/12
05/01/12
Presidente Nero
Cartelli inneggianti a Fela Anikulapo Kuti nelle manifestazioni in Nigeria.
(Update: in strada anche Seun Kuti, Dede Mabiaku e Banky W.)
21/06/10
"Il vuoto è pieno di cose"

Esce in questi giorni il numero 46 della rivista Slow Food, con un mio reportage dalla comunità di coltivatori di datteri di M'Hamid e dal Café restaurant du Sud di Tagounite, Marocco.
Se siete soci di Slow Food la ricevete in abbonamento, potete sentire l'odore della carta e ammirare la bella grafica di Bodà. Altrimenti, potete sbirciare al link qui sopra.
Tutte le foto del viaggio in Marocco, quelle dell'articolo più molte altre, le trovate invece qui.
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08/03/10
04/03/10
O' blues / 2
E la musica che si sente nel video arriva davvero dall'autoradio della 4x4 (quatre-quatre in gergo locale, detto veloce come fosse kat-kat) che ci ha portato all'Erg Chigaga.
PS - Chi si ricorda al volo il titolo del pezzo?
PPS - Ma il secondo mondo quale è? E perchè non ne parla mai nessuno? Troppo noioso?
02/02/10
I love this game!
Non incomincio nemmeno ad annoiarvi su quanto il calcio nella stragrande maggioranza dei media italiani sia diventato una cosa davvero fastidiosa. Anzi, un po' sì.
La Coppa d'Africa in Angola: l'unica cosa che pareva importare a giornali a tv italiche era il risultato del Camerun, per poter fare il titolo su Mourinho che avrà Eto'o oppure non avrà ancora Eto'o per l'importantissima sfida casalinga con la Sangiovannese. L'importante è fare il titolo su Mourinho. E naturalmente scrivere ogni volta il nome di ogni calciatore seguito fra parentesi da quello della sua squadra europea, se ce l'ha, perchè il pubblico italiano ha ancora bisogno di sentirsi dire: "Guarda che non sono dei bingo-bongo qualunque, sono bravi, giocano in Europa". (E intanto, pare che gli osservatori delle squadre italiane brillassero per la loro assenza... Petrachi dove eri invece di portarci a Torino lui?)
Comunque sia, proviamo a riparare con due link.
Due esempi quasi commoventi di passione pura, paragonabile a quella che tanti anni fa ci faceva spendere decine di migliaia di lire (e centinaia di ore) per completare l'album Panini. Due blog che riportano il calcio allo stato originario di gioco, ma moderni nell'essenza e finissimi nell'incrociare quella passione con parole e immagini. Privi di quella retorica finta da Cucci o Zazzaroni di chi rimpiange il calcio di una volta, mentre sguazza benissimo in quello melmoso di oggi.
Il primo è lo straordinario Giocatori Che Somigliano A Macchine: con il passare del tempo ha allargato il raggio di azione in mille direzioni, tutte geniali. Ma il core-business dichiarato nel titolo resta la cosa migliore: il ritrovare nei musi delle automobili i lineamenti di pedatori più o meno famosi. Un'intuizione tanto nerd quanto azzeccata. Sembra impossibile, controllate voi stessi e levatevi il cappello.
Un assaggio? Voila, e occhio: crea dipendenza.
Il secondo blog è invece Poetare Con I Piedi, luogo altrettanto splendidamente maniacale: si tratta di poesie remixate in chiave calcistica, con una cura e una competenza in entrambi i campi che qualcuno definirebbe degne di miglior causa. A me invece vanno benissimo così. Da granata, cito il dantesco Lamento del centrale:
"Ricorditi di me che son Loria;
Siena mi fé, disfecemi la Roma:
Spalletti con la sua difesa a tria
schierandomi, inetto a tale soma"
Spalletti con la sua difesa a tria
schierandomi, inetto a tale soma"
(Qui l'originale, canto V del Purgatorio)
In entrambi i casi, un calcio dove chi ha la maglia a striscie non vale più degli altri, ma uguale.
09/01/10
Doppietta di Arafat

Perdonate l'ovvietà, ma Wikipedia possiede una dotazione infinita di notizie meravigliose. Se siete dei pignoli amanti dei particolari insoliti e stridenti come il sottoscritto, poi, saltare da un link improbabile all'altro è una pacchia difficilmente eguagliabile. E le gratificazioni sono sempre dietro l'angolo, se si ha lo sguardo giusto per coglierle.
Nella notte in cui arriva la notizia dell'agguato al pullman della nazionale di calcio togolese, assaltato da un commando armato di mitragliatrici a Cabinda, piccola enclave angolana chiusa fra i due Congo, a due giorni dall'inaugurazione della Coppa d'Africa (che idea, scegliere come una delle quattro sedi di partite il capoluogo di una provincia dichiaratasi indipendente, e in guerra con la madrepatria dal 1975! Un po' come quando hanno fatto giocare Moldova-Italia a Tiraspol, ma peggio) si comincia dalla pagina della suddetta nazionale.
Si scopre che, come ogni nazionale che si rispetti, il suo paio di mezze pippe brasiliane naturalizzate lo ha avuto pure il Togo (tutti pronti a tifare Amauri?), e che la quasi totalità dei restanti giocatori è nata nella capitale Lomé. Lo so, chi se ne fotte, ma a noi - so che siete in tanti, non abbiate paura! - interessano cose così.
Si scopre però, soprattutto, che una delle giovani speranze degli Sparvieri è un centrocampista offensivo diciottenne, che rischia di battere il ghaniano Joetex Asamoah Frimpong (Joe Tex, scritto staccato: in Ghana il soul è sempre andato forte) nella corsa al nome proprio più eccezionale del calcio africano.
Si chiama Arafat Djako, e sapete in che campionato gioca? Nella Premier League israeliana.
PS - Storia meno bella di come sembra, a leggere bene: il Bnei Sakhnin è la squadra più popolare presso la comunità arabo-israeliana. E ti pareva. Ma una bella doppietta di Arafat contro i rivali storici del Beitar Jerusalem (team fondato dal capo dell'omonimo movimento revisionista giovanile sionista, e il cui capitano Aviram Baruchyan si è dovuto scusare con i tifosi per aver dichiarato che gli sarebbe piaciuto avere un giocatore arabo in squadra) non sarebbe affatto male.
22/12/08

1. AA.VV. African Scream Contest (Analog Africa).
(...) Ma il gioiello più prezioso, da procurarsi ad ogni costo, è African Scream Contest - Raw & Psychedelic Afro Sounds from Benin & Togo 70s. Per il contenuto musicale innanzitutto, fusione bollente di funk, rock psichedelico e ritmi dell’Africa Occidentale realizzata con naturalezza soprendente. Ma anche per lo straordinario booklet, avvincente report sulla gestazione del disco con foto d’epoca e interviste sul campo. Esempio di attitudine e istruttivo (spassoso, a tratti) trattato su industria musicale e relativi personaggi delle due piccole nazioni in questione. Schiacciate fra colossi come Nigeria e Ghana, eppure in grado di sviluppare scene e linguaggi musicali autonomi. Raccolta superba, fra le migliori mai uscite nel suo genere. (da Rumore #198/199)
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19/12/08

8. AA.VV. Nigeria Special/Nigeria Disco-Funk Special/Nigeria Rock Special (Soundway)
Non una, non due, ma tre splendide compilation dedicate agli anni ’70 nigeriani arrivano sul mercato praticamente in contemporanea, ed è un’offensiva di primavera che lascia senza parole. Al 99% materiale mai ristampato prima, nessun doppione nelle scalette, confezioni e booklet meravigliosi. Con sottotitoli che da soli aprono mondi affascinanti (Modern Highlife, Afro-Sounds & Nigerian Blues 1970-6 la prima; Sound of the Underground Lagos Dancefloor 1974-1979 la seconda; Psychedelic Afro-Rock & Fuzz Funk in 1970’s Nigeria la terza) e musica altrettanto magica, sono ulteriori testimonianze da una scena che dire ricchissima è poco, ancora largamente inesplorata a livello di ristampe.
Soprattutto per quello che riguarda titoli di singoli artisti: ascolteremo mai i due album dei Sahara All Stars Of Jos, ad esempio? E almeno uno dei sei di Tunji Oyelana & The Benders? Attenzione: sono due fra i nomi più noti del lotto, insieme a Peter King, Sir Victor Uwaifo, The Funkees, Bola Johnson, Sir Shina Peters, Joni Haastrup e i suoi Mono Mono, tanto per capirsi. Il resto è roba oscura sul serio. Niente Fela Kuti, King Sunny Ade, Tony Allen, Orlando Julius o Geraldo Pino. In questi brani troviamo la base, il movimento, il sobbollire della nazione più popolosa d’Africa nel decennio più turbolento del dopoguerra. La tradizione highlife sempre viva, l’impatto dirompente del Presidente Nero, l’influenza del funk, della disco, del blues e del jazz afroamericani, quella del rock psichedelico anglosassone: tutto concorre nella creazione di un output musicale torrenziale, e di livello altissimo.
Nigeria Special è un mirabolante doppio che fornisce uno spaccato eterogeneo ed efficace di quanto detto, nella quale è davvero difficile pescare un brano migliore degli altri, ma se le forze di Polizia passassero più tempo su cose come Asiko Mi Ni (The Nigerian Police Force Band) e meno su altre, non potremmo che rallegrarcene tutti. Nigeria Disco Funk Special è invece orientata in maniera decisa verso sonorità più americane, ma di nove gioielli afro-disco di questo livello, come Mota Ginya (The Voices Of Darkness) o Lagos City (Asiko Rock Group), è davvero impossibile lamentarsi. (da Rumore #196)
Nigeria Rock Special è il terzo capitolo della serie. Se titolo e sottotitolo dicono già abbastanza, singolare è l’evento che slega la scena pop-rock nigeriana dell’epoca dalla pura imitazione di modelli anglosassoni: l’arruolamento di musicisti locali da parte di Ginger Baker, quasi di casa a Lagos. Reduci dalle esperienze in giro per il mondo con lo storico batterista dei Cream, Berkley Jones e Laolu Akins fondano i BLO, Joni Haastrup i Mono-Mono. Inizia una rigogliosa stagione di chitarre elettriche e radici, pantaloni a zampa di elefante e camicie tradizionali. La via afrocentrica al rock lisergico. (da Rumore #198/199)
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