Piccolo reminder: lui era Nelson Mandela, quel simpatico vecchietto con le camicie colorate che tutti amate.
Fosse stato palestinese, lo starebbero bombardando insieme alla sua famiglia e ai suoi vicini di casa.
O sarebbe già morto, magari stanotte.
(QUI la lettera del 2001 dello stesso Mandela a un columnist del New York Times non molto informato, o in mala fede)
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18/07/14
09/01/10
Doppietta di Arafat

Perdonate l'ovvietà, ma Wikipedia possiede una dotazione infinita di notizie meravigliose. Se siete dei pignoli amanti dei particolari insoliti e stridenti come il sottoscritto, poi, saltare da un link improbabile all'altro è una pacchia difficilmente eguagliabile. E le gratificazioni sono sempre dietro l'angolo, se si ha lo sguardo giusto per coglierle.
Nella notte in cui arriva la notizia dell'agguato al pullman della nazionale di calcio togolese, assaltato da un commando armato di mitragliatrici a Cabinda, piccola enclave angolana chiusa fra i due Congo, a due giorni dall'inaugurazione della Coppa d'Africa (che idea, scegliere come una delle quattro sedi di partite il capoluogo di una provincia dichiaratasi indipendente, e in guerra con la madrepatria dal 1975! Un po' come quando hanno fatto giocare Moldova-Italia a Tiraspol, ma peggio) si comincia dalla pagina della suddetta nazionale.
Si scopre che, come ogni nazionale che si rispetti, il suo paio di mezze pippe brasiliane naturalizzate lo ha avuto pure il Togo (tutti pronti a tifare Amauri?), e che la quasi totalità dei restanti giocatori è nata nella capitale Lomé. Lo so, chi se ne fotte, ma a noi - so che siete in tanti, non abbiate paura! - interessano cose così.
Si scopre però, soprattutto, che una delle giovani speranze degli Sparvieri è un centrocampista offensivo diciottenne, che rischia di battere il ghaniano Joetex Asamoah Frimpong (Joe Tex, scritto staccato: in Ghana il soul è sempre andato forte) nella corsa al nome proprio più eccezionale del calcio africano.
Si chiama Arafat Djako, e sapete in che campionato gioca? Nella Premier League israeliana.
PS - Storia meno bella di come sembra, a leggere bene: il Bnei Sakhnin è la squadra più popolare presso la comunità arabo-israeliana. E ti pareva. Ma una bella doppietta di Arafat contro i rivali storici del Beitar Jerusalem (team fondato dal capo dell'omonimo movimento revisionista giovanile sionista, e il cui capitano Aviram Baruchyan si è dovuto scusare con i tifosi per aver dichiarato che gli sarebbe piaciuto avere un giocatore arabo in squadra) non sarebbe affatto male.
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