I nostri splendidi media accettano che sia guerra in tutto e per tutto, compresi bambini massacrati e ospedali bombardati. Tranne quando una parte precisa cattura uno dell'altra parte. Allora è un "rapimento", una scorrettezza, una mossa da canaglia, rottura della tregua (che ad esempio costui fosse lì dove l'hanno preso invece non è rottura della tregua, no no).
Quando, sulla base di accuse non dimostrate, e dimostratesi poi taroccate - nascondendo la morte già avvenuta dei tre ragazzi per avere l'opinione pubblica con sè - Israele ha rapito (qui sì che ci sta) circa CINQUECENTO membri di Hamas o presunti tali in Cisgiordania, senza renderne conto a nessuno, silenzio totale.
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02/08/14
Rapimenti
Vedi anche:
apartheid,
cisgiordania,
gaza,
hamas,
imperialismo,
israele,
media,
mondo,
palestina
18/07/14
Mandela il "terrorista"
Piccolo reminder: lui era Nelson Mandela, quel simpatico vecchietto con le camicie colorate che tutti amate.
Fosse stato palestinese, lo starebbero bombardando insieme alla sua famiglia e ai suoi vicini di casa.
O sarebbe già morto, magari stanotte.
(QUI la lettera del 2001 dello stesso Mandela a un columnist del New York Times non molto informato, o in mala fede)
Fosse stato palestinese, lo starebbero bombardando insieme alla sua famiglia e ai suoi vicini di casa.
O sarebbe già morto, magari stanotte.
(QUI la lettera del 2001 dello stesso Mandela a un columnist del New York Times non molto informato, o in mala fede)
31/05/10
(...)

Con tutte le "missioni di pace" ridicole viste negli ultimi anni, comincio a pensare che sarebbe stato bello se quelle navi che cercavano di raggiungere Gaza fossero state davvero armate.
Vedi anche:
apartheid,
gaza,
israele,
medio oriente,
missioni di pace,
palestina,
terrorismo
08/01/09
"Who's the terrorist now?" (MDC)
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
di Mustafa Barghouti
(Ex Ministro dell'Informazione del governo di unità nazionale palestinese)
Ramallah, 27 dicembre 2008
E leggerò domani, sui vostri giornali,
che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una
forma di pace, quel campo di
concentramento falciato dalla fame e dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra?
Dalla ragioneria dei morti? E i bambini
consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in
sala operatoria?
Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si
chiama, quando manca tutto il resto?
E leggerò sui vostri giornali, domani, che
tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo,
inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo,
i suoi muscoli nucleari contro razzi di
latta, e cartapesta e disperazione.
E mi sarà precisato naturalmente, che no,
questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte,
ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che
chiacchierano di Palestina, qui all'angolo
della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza,
e dunque un gruppo illegale,
una forza combattente? - se nei documenti
ufficiali siamo marchiati come entità nemica,
e senza più il minimo argine etico, il cancro di
Israele?
Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas.
Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia,
a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della
democrazia - ma quale altra opzione rimane?
Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.
Non è il fondamentalismo, a essere
bombardato in questo momento, ma tutto
quello che qui si oppone al fondamentalismo.
Tutto quello che a questa ferocia indistinta
non restituisce gratuito un odio uguale e
contrario, ma una parola scalza di dialogo,
la lucidità di ragionare
il coraggio di disertare - non è
un attacco contro il terrorismo,
questo, ma contro l'altra Palestina,
terza e diversa, mentre schiva
missili stretta tra la complicità di
Fatah e la miopia di Hamas.
Stava per assassinarmi per autodifesa, ho
dovuto assassinarlo per autodifesa -
la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani,
che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli
israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con
cui parlare. E effettivamente -
e ma come potrebbero mai averlo,
trincerati dietro otto metri di cemento di Muro?
E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo
l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica
internazionale?
Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli
attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non
intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti,
come - testuale - gli attacchi contro i civili.
Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto,
è un crimine di guerra non una questione di cortesia.
E se Annapolis è un processo di pace, mentre
l'unica mappa che procede sono qui intanto le
terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti
allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita?
La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di
tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di
reazione?
Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento.
Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi
leggerò solo, ancora, l'indifferenza.
Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano
la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io
conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito
abbandono e smarrimento.
Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la
sovranità egiziana, al varco di Rafah, la
morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli.
Sfilate qui, delegazione dopo delegazione -
e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole
restano nell'aria, come sugheri sull'acqua.
Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo
dignità, libertà, frontiere aperte,
non chiediamo favori, rivendichiamo diritti.
E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa
potete fare per noi. Una scuola?
Una clinica forse? Delle borse di
studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa
solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni,
sanzioni contro Israele.
Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e
dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei
vincitori - no, sarebbe antisemita.
Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele
passo a passo per sessant'anni,
fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per
gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un
ghetto da entrambi i lati?
Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi
palestinesi la sua schiuma della terra,
è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e
la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico,
che sarebbero stati infine gli inglesi stessi?
No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto,
sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah
chiamata sionismo.
Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo,
ma contro l'altro Israele, terzo e diverso,
mentre schiva il pensiero unico stretto tra la
complicità della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali.
Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza.
Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio.
Perché non importa che le politiche israeliane,
tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni
delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo
aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che
l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda
e moltiplica la forza dei vincitori.
La benzina di questi aerei è la vostra
neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.
Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
3 gennaio 2009
di Mustafa Barghouti
(Ex Ministro dell'Informazione del governo di unità nazionale palestinese)
Ramallah, 27 dicembre 2008
E leggerò domani, sui vostri giornali,
che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una
forma di pace, quel campo di
concentramento falciato dalla fame e dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra?
Dalla ragioneria dei morti? E i bambini
consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in
sala operatoria?
Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si
chiama, quando manca tutto il resto?
E leggerò sui vostri giornali, domani, che
tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo,
inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo,
i suoi muscoli nucleari contro razzi di
latta, e cartapesta e disperazione.
E mi sarà precisato naturalmente, che no,
questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte,
ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che
chiacchierano di Palestina, qui all'angolo
della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza,
e dunque un gruppo illegale,
una forza combattente? - se nei documenti
ufficiali siamo marchiati come entità nemica,
e senza più il minimo argine etico, il cancro di
Israele?
Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas.
Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia,
a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della
democrazia - ma quale altra opzione rimane?
Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.
Non è il fondamentalismo, a essere
bombardato in questo momento, ma tutto
quello che qui si oppone al fondamentalismo.
Tutto quello che a questa ferocia indistinta
non restituisce gratuito un odio uguale e
contrario, ma una parola scalza di dialogo,
la lucidità di ragionare
il coraggio di disertare - non è
un attacco contro il terrorismo,
questo, ma contro l'altra Palestina,
terza e diversa, mentre schiva
missili stretta tra la complicità di
Fatah e la miopia di Hamas.
Stava per assassinarmi per autodifesa, ho
dovuto assassinarlo per autodifesa -
la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani,
che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli
israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con
cui parlare. E effettivamente -
e ma come potrebbero mai averlo,
trincerati dietro otto metri di cemento di Muro?
E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo
l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica
internazionale?
Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli
attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non
intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti,
come - testuale - gli attacchi contro i civili.
Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto,
è un crimine di guerra non una questione di cortesia.
E se Annapolis è un processo di pace, mentre
l'unica mappa che procede sono qui intanto le
terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti
allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita?
La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di
tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di
reazione?
Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento.
Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi
leggerò solo, ancora, l'indifferenza.
Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano
la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io
conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito
abbandono e smarrimento.
Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la
sovranità egiziana, al varco di Rafah, la
morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli.
Sfilate qui, delegazione dopo delegazione -
e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole
restano nell'aria, come sugheri sull'acqua.
Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo
dignità, libertà, frontiere aperte,
non chiediamo favori, rivendichiamo diritti.
E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa
potete fare per noi. Una scuola?
Una clinica forse? Delle borse di
studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa
solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni,
sanzioni contro Israele.
Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e
dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei
vincitori - no, sarebbe antisemita.
Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele
passo a passo per sessant'anni,
fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per
gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un
ghetto da entrambi i lati?
Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi
palestinesi la sua schiuma della terra,
è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e
la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico,
che sarebbero stati infine gli inglesi stessi?
No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto,
sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah
chiamata sionismo.
Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo,
ma contro l'altro Israele, terzo e diverso,
mentre schiva il pensiero unico stretto tra la
complicità della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali.
Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza.
Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio.
Perché non importa che le politiche israeliane,
tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni
delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo
aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che
l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda
e moltiplica la forza dei vincitori.
La benzina di questi aerei è la vostra
neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.
Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
3 gennaio 2009
29/12/08
La sproporzione come misura
(da PeaceReporter, 27/12/2008)
Sono 195 le vittime palestinesi degli attacchi aerei israeliani di oggi, almeno 200 i feriti. Lo riferiscono gli ultimi bilanci forniti da fonti sanitarie della Striscia di Gaza, mentre l'ospedale di Gaza impazzisce, ancora una volta, di caos e dolore. Secondo il quotidiano israeliano Ynet, l'operazione militare israeliana a Gaza non è conclusa.
Piombo Fuso è stata chiamata l'operazione, che sarebbe stata decisa il giorno di Natale in seguito alla ripresa del lancio di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. La tregua durata sei mesi e terminata da pochi giorni è un ricordo lontano, Hamas puntava a concordare un nuovo cessate il fuoco in cambio di un'effettiva normalizzazione dei valichi di confine, essenziali alla sopravvivenza della popolazione civile palestinese. Ma ancora una volta, con sprezzo della diplomazia e della vita, anche dei propri cittadini, il governo israeliano dell'uscente Ehud Olmert ha scelto di gettare benzina sul fuoco. E quanta. "è arrivato il momento di combattere". Così il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, secondo cui l'esercito aveva avuto da mesi l'ordine di prepararsi "all' operazione che è ora cominciata". Mentre la candidata premier alle prossime elezioni ora ministro degli Esteri, Tzipi Livni, annunciava una vigorosa campagna per spiegare al mondo che "Israele non aveva altra scelta".
"Quello in corso a Gaza è un massacro non è un bombardamento. È un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice" ha dichiarato all'agenzia Misna padre Manuel Musallam, parroco di Gaza, che nei bombardamenti ha perso un caro amico, il capo della polizia locale. "Cosa c'entra la polizia con Hamas?" continua Musallam, "i poliziotti sono cittadini comuni che lavorano. È vero, a Gaza comanda Hamas e in qualche modo la polizia deve rispondere a loro, ma i poliziotti non hanno niente a che fare con la politica e men che mai sono terroristi. Sono solo persone comuni che lavorano". Secondo un responsabile dell'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, è certo che tra le vittime ci siano anche molti civili. Tra le strutture coinvolte nei bombardamenti finora, risulta anche una scuola in cui diversi bambini sono rimasti feriti.
Questo pomeriggio, quando il bilancio del massacro era già abbondatemente a tre cifre, sono giunte le reazioni del presidente francese Nikolas Sarkozi, che ha condannato "le provocazioni irresponsabili che hanno portato a questa situazione, così come l'uso sproporzionato della forza", e quelle della Casa Bianca, che ha chiesto a Israele di evitare perdite civili nei suoi attacchi contro Hamas a Gaza, e ha aggiunto che i missili di Hamas contro Israele devono cessare". Di preoccupazione per la popolazione civile ha parlato la commissario Ue alle relazioni esterne, Benita Ferrero Wadner, che ha chiesto a israeliani e palestinesi di porre fine "all'escalation delle violenze". Da Beirut, invece, Hezbollah ha organizzato una manifestazione in solidarietà con la gente di Gaza e ha denunciato il "sospetto silenzio del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, in chiara connivenza con l'aggressore israeliano". La Lega Araba, intanto, ha convocato una riunione d'emergenza che dovrebbe iniziare oggi stesso in Giordania. E il ministro egli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, ha convocato l'ambasciatore di Israele al Cairo, per protestare contro l'aggressione israeliana. Della quale l'Egitto sostiene di non essere stato avvertito.
E' stato un attacco a sorpresa a tutti gli effetti, dal momento che, dice il portavoce di Hamas Fawzi Barthoum "Pochi giorni fa le autorità israeliane ci avevano fatto sapere che non avrebbero attaccato la Striscia di Gaza". Barthoum ha confermato che le autorità della Striscia erano totalmente impreparate. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Maan, che cita fonti israeliane, la riapertura parziale dei valichi di Gaza di ieri, per consentire l'ingresso di carichi limitati di aiuti, sarebbe stata consentita proprio per ingannare i dirigenti di Hamas in vista dell'offensiva di oggi. Secondo voci non confermate, nell'attacco sarebbe stato ucciso il capo delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Ahmed Jaabari.
Mentre ancora il bilancio del massacro non è definitivo, Hamas già grida vendetta e minaccia il ritorno agli attentati suicidi in territorio israeliano. Tutto è di nuovo pronto a una nuova stagione di guerra, di orrori già visti che non smettono di ripetersi, rivelando con sempre minor pudore incompetenze e malafede.
Sono 195 le vittime palestinesi degli attacchi aerei israeliani di oggi, almeno 200 i feriti. Lo riferiscono gli ultimi bilanci forniti da fonti sanitarie della Striscia di Gaza, mentre l'ospedale di Gaza impazzisce, ancora una volta, di caos e dolore. Secondo il quotidiano israeliano Ynet, l'operazione militare israeliana a Gaza non è conclusa.
Piombo Fuso è stata chiamata l'operazione, che sarebbe stata decisa il giorno di Natale in seguito alla ripresa del lancio di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. La tregua durata sei mesi e terminata da pochi giorni è un ricordo lontano, Hamas puntava a concordare un nuovo cessate il fuoco in cambio di un'effettiva normalizzazione dei valichi di confine, essenziali alla sopravvivenza della popolazione civile palestinese. Ma ancora una volta, con sprezzo della diplomazia e della vita, anche dei propri cittadini, il governo israeliano dell'uscente Ehud Olmert ha scelto di gettare benzina sul fuoco. E quanta. "è arrivato il momento di combattere". Così il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, secondo cui l'esercito aveva avuto da mesi l'ordine di prepararsi "all' operazione che è ora cominciata". Mentre la candidata premier alle prossime elezioni ora ministro degli Esteri, Tzipi Livni, annunciava una vigorosa campagna per spiegare al mondo che "Israele non aveva altra scelta".
"Quello in corso a Gaza è un massacro non è un bombardamento. È un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice" ha dichiarato all'agenzia Misna padre Manuel Musallam, parroco di Gaza, che nei bombardamenti ha perso un caro amico, il capo della polizia locale. "Cosa c'entra la polizia con Hamas?" continua Musallam, "i poliziotti sono cittadini comuni che lavorano. È vero, a Gaza comanda Hamas e in qualche modo la polizia deve rispondere a loro, ma i poliziotti non hanno niente a che fare con la politica e men che mai sono terroristi. Sono solo persone comuni che lavorano". Secondo un responsabile dell'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, è certo che tra le vittime ci siano anche molti civili. Tra le strutture coinvolte nei bombardamenti finora, risulta anche una scuola in cui diversi bambini sono rimasti feriti.
Questo pomeriggio, quando il bilancio del massacro era già abbondatemente a tre cifre, sono giunte le reazioni del presidente francese Nikolas Sarkozi, che ha condannato "le provocazioni irresponsabili che hanno portato a questa situazione, così come l'uso sproporzionato della forza", e quelle della Casa Bianca, che ha chiesto a Israele di evitare perdite civili nei suoi attacchi contro Hamas a Gaza, e ha aggiunto che i missili di Hamas contro Israele devono cessare". Di preoccupazione per la popolazione civile ha parlato la commissario Ue alle relazioni esterne, Benita Ferrero Wadner, che ha chiesto a israeliani e palestinesi di porre fine "all'escalation delle violenze". Da Beirut, invece, Hezbollah ha organizzato una manifestazione in solidarietà con la gente di Gaza e ha denunciato il "sospetto silenzio del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, in chiara connivenza con l'aggressore israeliano". La Lega Araba, intanto, ha convocato una riunione d'emergenza che dovrebbe iniziare oggi stesso in Giordania. E il ministro egli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, ha convocato l'ambasciatore di Israele al Cairo, per protestare contro l'aggressione israeliana. Della quale l'Egitto sostiene di non essere stato avvertito.
E' stato un attacco a sorpresa a tutti gli effetti, dal momento che, dice il portavoce di Hamas Fawzi Barthoum "Pochi giorni fa le autorità israeliane ci avevano fatto sapere che non avrebbero attaccato la Striscia di Gaza". Barthoum ha confermato che le autorità della Striscia erano totalmente impreparate. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Maan, che cita fonti israeliane, la riapertura parziale dei valichi di Gaza di ieri, per consentire l'ingresso di carichi limitati di aiuti, sarebbe stata consentita proprio per ingannare i dirigenti di Hamas in vista dell'offensiva di oggi. Secondo voci non confermate, nell'attacco sarebbe stato ucciso il capo delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Ahmed Jaabari.
Mentre ancora il bilancio del massacro non è definitivo, Hamas già grida vendetta e minaccia il ritorno agli attentati suicidi in territorio israeliano. Tutto è di nuovo pronto a una nuova stagione di guerra, di orrori già visti che non smettono di ripetersi, rivelando con sempre minor pudore incompetenze e malafede.
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