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02/01/12
Toponomastica
Giusto un paio di osservazioni, non tanto sul proliferare in tutta Italia di vie e piazze dedicate ai fatti di Nassiriya (dovendo per forza italianizzare, si scriverebbe comunque Nasiriyya, ma vabbè...), quanto sui salti mortali linguistici e di significato che questo cartello nel quale mi imbatto ogni volta che mi reco alla stazione di Bra riesce a inanellare nel breve spazio di una decina di parole. Salti mortali che possono essere imputati al pressapochismo, o a una precisa volontà. Cambia poco, di solito uno è la scusa o il braccio dell'altra.
"Carabinieri", dice.
Se ci si riferisce - come è abbastanza lecito presuppore, trattandosi del primo attentato (perdonate le mille parentesi, ma già definire "attentato" un atto di guerra di forze locali contro una potenza occupante in una zona di guerra è decisamente poco obbiettivo) alla base italiana della città, quello entrato nel sentire comune e al quale tutti pensano quando si parla di Nasiriyya - all'attentato del 12 novembre 2003, mi tocca ricordare all'assessore o a chi per lui che in quell'occasione morirono, anzi caddero, 28 persone.
9 erano irachene, la toponomastica se ne frega e purtroppo ci siamo pure abituati. La pagina italiana di Wikipedia dalla quale prendiamo questi dati non riporta nemmeno i loro nomi. Così come i senegalesi uccisi a Firenze per la maggior parte dei media nazionali sono, appunto, "i senegalesi uccisi a Firenze", e non Samb Modou e Diop Mor.
Delle altre italianissime 19, però, solo 12 erano Carabinieri. Altri 5 erano militari dell'Esercito (sarà che il termine "Carabinieri" si è trasformato in generico per "membri di un qualunque corpo delle forze dell'ordine", come "jeep"?) e altri 2 erano addirittura civili, il cooperatore internazionale Marco Beci e il regista Stefano Rolla.
Se ci si riferisce invece all'attentato del 27 aprile 2006, anche qui i cinque caduti non sono solo Carabinieri: uno è un caporale della polizia militare rumena, un altro addirittura un capitano dell'Esercito Italiano.
Se ci si riferisce infine all'attentato del 5 giugno 2006, il caduto è sì un Carabiniere, ma uno solo. Quindi niente plurale, mi pare.
Si intitola quindi la piazza ai 16 (12+3+1) carabinieri caduti in totale nei tre attentati, e solo a loro?
Bastava leggere i giornali di quei giorni, nessuno al comune di Bra si è informato? O i Carabineri pesano più degli altri, anche da morti?
"Forze di pace operanti all'estero", dice.
Di solito strade e piazze si intitolano ai morti. Anche prendendoli un po' a casaccio, come sopra, ma ai morti. In questo caso, invece, si mettono le mani avanti in maniera clamorosa e totalmente politicizzata.
Innanzitutto, si tratta naturalmente di "forze di pace"; ormai non se ne discute nemmeno più, e l'equilibrismo lessicale è dato per assodato. L'Italia ha un esercito, e pure grosso e costoso e sempre bisognoso di nuovi stanziamenti, ma non è mai in guerra con nessuno. Perché non cambiano nome anche all'Esercito Italiano, a questo punto?
Inoltre, noi cittadini siamo con queste forze, con tutte. Quelle cadute, certo. Quelle passate. Ma anche quelle presenti e - nessuno sulla pietra fotografata specifica il contrario - quelle future. Noi siamo con loro fin da ora, senza possibilità di discussione, senza eccezioni, senza decidere di volta in volta se quella determinata "missione di pace" sarà giusta o sbagliata. Saranno tutte giuste. Perché quando si tratta "dei nostri ragazzi" è come quando gioca la Nazionale.
E se la piazza - un orribile misto fra un parcheggio e una fermata di autobus di linea, fra l'altro - la intitola un'amministrazione di centro-destra, non sarà certo una di centro-sinistra a cambiarne la denominazione.
Vedi anche:
bra,
guerra,
media,
nassiriya,
offlaga disco pax,
parole,
slow death,
toponomastica
21/01/10
Dio, patria e ferraglia
Fin troppo facile citare lo Zimmerman, di fronte alla notizia del giorno: le truppe statunitensi in Afghanistan, e l'esercito locale da loro addestrato e armato, usano armi sulle quali sono incisi messaggi tratti dalla Bibbia.
02/12/09
The whole thing was PR, just like 'weapons of mass destruction'
Gore Vidal su Obama e l'Afghanistan. Il 30 settembre scorso (articolo qui).
"He has a total inability to understand military matters. He’s acting as if Afghanistan is the magic talisman: solve that and you solve terrorism.”
"He has a total inability to understand military matters. He’s acting as if Afghanistan is the magic talisman: solve that and you solve terrorism.”
22/09/09
Grazie di cosa, esattamente?
Succede questo: una circolare del ministro Gelmini dispone che in tutte le scuole venga osservato un minuto di silenzio in onore dei sei militari italiani morti a Kabul il 17 settembre. I dirigenti di tre scuole di Roma - la materna ed elementare "Iqbal Masih", l'elementare "Pietro Maffi" e la primaria "Guglielmo Marconi" - decidono di ignorare la disposizione.
Al di là di quello che ciascuno di noi possa pensare sull'argomento - le motivazioni addotte dall'una e dall'altra parte raccontano di una visione del mondo radicalmente diversa, e sono entrambe perfettamente in linea con tale visione - la cosa che fa riflettere è piuttosto un'altra. E, come sempre più spesso accade, documenta un inarrestabile spostamento delle coscienze private e della coscienza pubblica sempre più in là, sempre più verso un deserto in cui ci si aspetta di tutto e non ci si stupisce di nulla, in cui è normale o quantomento accettato controvoglia come tale ciò che solo ieri era poco meno che scandaloso.
Fa riflettere questo: a fare notizia non è che, in puro e retorico stile ventennio, il Ministero dell'Istruzione cerchi di obbligare tutte le scuole del regno a rendere omaggio ai soldati morti, dopo che i mezzi di informazione all'unisono hanno preparato il terreno dicendo alle masse che quei soldati sono "nostri eroi", e le masse abbiano accettato ben volentieri di aggiungere altri sei nomi alla loro lista di eroi moderni, che pian piano sta sostituendo quella ormai obsoleta e ovviamente di parte scritta dalla sinistra ("Signora, mi prendo Peppino Impastato e Giovanni Falcone e le dò in cambio Fabrizio Quattrocchi, accetta?" "Signora, l'offerta Thyssen Krupp è scaduta, oggi abbiamo la Nassiriya che è molto più conveniente!" "Signora non vede i suoi Partigiani come sono vecchi? Venga che glieli cambio con una bella ronda, che adesso c'è il problema della sicurezza!")
Non mi piacciono gli eroi, ma se proprio devo averne preferisco sceglierli da me.
Di cosa dovrei ringraziare, esattamente, i paracadusti della Folgore?
A fare notizia non è che vengano celebrati e ringraziati come eroi dei soldati impegnati a fare non si sa bene che cosa in un territorio straniero che, da quando ci sono i nostri soldati, è più instabile, pericoloso e corrotto di prima. Mentre altri lavoratori o altri esseri umani, che nei loro contratti di lavoro o nei loro destini non hanno scritta - a differenza dei soldati - la possibilità di morire di morte violenta per mano di soldati nemici, muoiono a centinaia o a migliaia mentre costruiscono una casa, mentre baciano una persona del loro stesso sesso, mentre tornano a casa di notte e incontrano una pattuglia di tutori dell'ordine in vena di scherzi, mentre fuggono in condizioni disperate da una patria martoriata dalla guerra civile, mentre manifestano per qualcosa in cui credono, mentre si fermano all'autogrill andando alla partita, mentre prendono una funivia andando a sciare, o per il solo fatto di avere pelle e nazionalità diverse dalle nostre.
A fare notizia, in un'Italia in cui ormai anche il gesto più piccolo e apparentemente insignificante significa opposizione, è un'altra cosa: che qualcuno abbia osato dire di no. Come nei migliori stati totalitari.
Al di là di quello che ciascuno di noi possa pensare sull'argomento - le motivazioni addotte dall'una e dall'altra parte raccontano di una visione del mondo radicalmente diversa, e sono entrambe perfettamente in linea con tale visione - la cosa che fa riflettere è piuttosto un'altra. E, come sempre più spesso accade, documenta un inarrestabile spostamento delle coscienze private e della coscienza pubblica sempre più in là, sempre più verso un deserto in cui ci si aspetta di tutto e non ci si stupisce di nulla, in cui è normale o quantomento accettato controvoglia come tale ciò che solo ieri era poco meno che scandaloso.
Fa riflettere questo: a fare notizia non è che, in puro e retorico stile ventennio, il Ministero dell'Istruzione cerchi di obbligare tutte le scuole del regno a rendere omaggio ai soldati morti, dopo che i mezzi di informazione all'unisono hanno preparato il terreno dicendo alle masse che quei soldati sono "nostri eroi", e le masse abbiano accettato ben volentieri di aggiungere altri sei nomi alla loro lista di eroi moderni, che pian piano sta sostituendo quella ormai obsoleta e ovviamente di parte scritta dalla sinistra ("Signora, mi prendo Peppino Impastato e Giovanni Falcone e le dò in cambio Fabrizio Quattrocchi, accetta?" "Signora, l'offerta Thyssen Krupp è scaduta, oggi abbiamo la Nassiriya che è molto più conveniente!" "Signora non vede i suoi Partigiani come sono vecchi? Venga che glieli cambio con una bella ronda, che adesso c'è il problema della sicurezza!")
Non mi piacciono gli eroi, ma se proprio devo averne preferisco sceglierli da me.
Di cosa dovrei ringraziare, esattamente, i paracadusti della Folgore?
A fare notizia non è che vengano celebrati e ringraziati come eroi dei soldati impegnati a fare non si sa bene che cosa in un territorio straniero che, da quando ci sono i nostri soldati, è più instabile, pericoloso e corrotto di prima. Mentre altri lavoratori o altri esseri umani, che nei loro contratti di lavoro o nei loro destini non hanno scritta - a differenza dei soldati - la possibilità di morire di morte violenta per mano di soldati nemici, muoiono a centinaia o a migliaia mentre costruiscono una casa, mentre baciano una persona del loro stesso sesso, mentre tornano a casa di notte e incontrano una pattuglia di tutori dell'ordine in vena di scherzi, mentre fuggono in condizioni disperate da una patria martoriata dalla guerra civile, mentre manifestano per qualcosa in cui credono, mentre si fermano all'autogrill andando alla partita, mentre prendono una funivia andando a sciare, o per il solo fatto di avere pelle e nazionalità diverse dalle nostre.
A fare notizia, in un'Italia in cui ormai anche il gesto più piccolo e apparentemente insignificante significa opposizione, è un'altra cosa: che qualcuno abbia osato dire di no. Come nei migliori stati totalitari.
06/01/09
"Le parole sono importanti"
Qualcuno ha ancora il coraggio di chiamarlo "conflitto tra Hamas e l'esercito israeliano."
Quasi tutti, a ben vedere.
Quasi tutti, a ben vedere.
29/12/08
La sproporzione come misura
(da PeaceReporter, 27/12/2008)
Sono 195 le vittime palestinesi degli attacchi aerei israeliani di oggi, almeno 200 i feriti. Lo riferiscono gli ultimi bilanci forniti da fonti sanitarie della Striscia di Gaza, mentre l'ospedale di Gaza impazzisce, ancora una volta, di caos e dolore. Secondo il quotidiano israeliano Ynet, l'operazione militare israeliana a Gaza non è conclusa.
Piombo Fuso è stata chiamata l'operazione, che sarebbe stata decisa il giorno di Natale in seguito alla ripresa del lancio di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. La tregua durata sei mesi e terminata da pochi giorni è un ricordo lontano, Hamas puntava a concordare un nuovo cessate il fuoco in cambio di un'effettiva normalizzazione dei valichi di confine, essenziali alla sopravvivenza della popolazione civile palestinese. Ma ancora una volta, con sprezzo della diplomazia e della vita, anche dei propri cittadini, il governo israeliano dell'uscente Ehud Olmert ha scelto di gettare benzina sul fuoco. E quanta. "è arrivato il momento di combattere". Così il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, secondo cui l'esercito aveva avuto da mesi l'ordine di prepararsi "all' operazione che è ora cominciata". Mentre la candidata premier alle prossime elezioni ora ministro degli Esteri, Tzipi Livni, annunciava una vigorosa campagna per spiegare al mondo che "Israele non aveva altra scelta".
"Quello in corso a Gaza è un massacro non è un bombardamento. È un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice" ha dichiarato all'agenzia Misna padre Manuel Musallam, parroco di Gaza, che nei bombardamenti ha perso un caro amico, il capo della polizia locale. "Cosa c'entra la polizia con Hamas?" continua Musallam, "i poliziotti sono cittadini comuni che lavorano. È vero, a Gaza comanda Hamas e in qualche modo la polizia deve rispondere a loro, ma i poliziotti non hanno niente a che fare con la politica e men che mai sono terroristi. Sono solo persone comuni che lavorano". Secondo un responsabile dell'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, è certo che tra le vittime ci siano anche molti civili. Tra le strutture coinvolte nei bombardamenti finora, risulta anche una scuola in cui diversi bambini sono rimasti feriti.
Questo pomeriggio, quando il bilancio del massacro era già abbondatemente a tre cifre, sono giunte le reazioni del presidente francese Nikolas Sarkozi, che ha condannato "le provocazioni irresponsabili che hanno portato a questa situazione, così come l'uso sproporzionato della forza", e quelle della Casa Bianca, che ha chiesto a Israele di evitare perdite civili nei suoi attacchi contro Hamas a Gaza, e ha aggiunto che i missili di Hamas contro Israele devono cessare". Di preoccupazione per la popolazione civile ha parlato la commissario Ue alle relazioni esterne, Benita Ferrero Wadner, che ha chiesto a israeliani e palestinesi di porre fine "all'escalation delle violenze". Da Beirut, invece, Hezbollah ha organizzato una manifestazione in solidarietà con la gente di Gaza e ha denunciato il "sospetto silenzio del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, in chiara connivenza con l'aggressore israeliano". La Lega Araba, intanto, ha convocato una riunione d'emergenza che dovrebbe iniziare oggi stesso in Giordania. E il ministro egli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, ha convocato l'ambasciatore di Israele al Cairo, per protestare contro l'aggressione israeliana. Della quale l'Egitto sostiene di non essere stato avvertito.
E' stato un attacco a sorpresa a tutti gli effetti, dal momento che, dice il portavoce di Hamas Fawzi Barthoum "Pochi giorni fa le autorità israeliane ci avevano fatto sapere che non avrebbero attaccato la Striscia di Gaza". Barthoum ha confermato che le autorità della Striscia erano totalmente impreparate. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Maan, che cita fonti israeliane, la riapertura parziale dei valichi di Gaza di ieri, per consentire l'ingresso di carichi limitati di aiuti, sarebbe stata consentita proprio per ingannare i dirigenti di Hamas in vista dell'offensiva di oggi. Secondo voci non confermate, nell'attacco sarebbe stato ucciso il capo delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Ahmed Jaabari.
Mentre ancora il bilancio del massacro non è definitivo, Hamas già grida vendetta e minaccia il ritorno agli attentati suicidi in territorio israeliano. Tutto è di nuovo pronto a una nuova stagione di guerra, di orrori già visti che non smettono di ripetersi, rivelando con sempre minor pudore incompetenze e malafede.
Sono 195 le vittime palestinesi degli attacchi aerei israeliani di oggi, almeno 200 i feriti. Lo riferiscono gli ultimi bilanci forniti da fonti sanitarie della Striscia di Gaza, mentre l'ospedale di Gaza impazzisce, ancora una volta, di caos e dolore. Secondo il quotidiano israeliano Ynet, l'operazione militare israeliana a Gaza non è conclusa.
Piombo Fuso è stata chiamata l'operazione, che sarebbe stata decisa il giorno di Natale in seguito alla ripresa del lancio di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. La tregua durata sei mesi e terminata da pochi giorni è un ricordo lontano, Hamas puntava a concordare un nuovo cessate il fuoco in cambio di un'effettiva normalizzazione dei valichi di confine, essenziali alla sopravvivenza della popolazione civile palestinese. Ma ancora una volta, con sprezzo della diplomazia e della vita, anche dei propri cittadini, il governo israeliano dell'uscente Ehud Olmert ha scelto di gettare benzina sul fuoco. E quanta. "è arrivato il momento di combattere". Così il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, secondo cui l'esercito aveva avuto da mesi l'ordine di prepararsi "all' operazione che è ora cominciata". Mentre la candidata premier alle prossime elezioni ora ministro degli Esteri, Tzipi Livni, annunciava una vigorosa campagna per spiegare al mondo che "Israele non aveva altra scelta".
"Quello in corso a Gaza è un massacro non è un bombardamento. È un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice" ha dichiarato all'agenzia Misna padre Manuel Musallam, parroco di Gaza, che nei bombardamenti ha perso un caro amico, il capo della polizia locale. "Cosa c'entra la polizia con Hamas?" continua Musallam, "i poliziotti sono cittadini comuni che lavorano. È vero, a Gaza comanda Hamas e in qualche modo la polizia deve rispondere a loro, ma i poliziotti non hanno niente a che fare con la politica e men che mai sono terroristi. Sono solo persone comuni che lavorano". Secondo un responsabile dell'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, è certo che tra le vittime ci siano anche molti civili. Tra le strutture coinvolte nei bombardamenti finora, risulta anche una scuola in cui diversi bambini sono rimasti feriti.
Questo pomeriggio, quando il bilancio del massacro era già abbondatemente a tre cifre, sono giunte le reazioni del presidente francese Nikolas Sarkozi, che ha condannato "le provocazioni irresponsabili che hanno portato a questa situazione, così come l'uso sproporzionato della forza", e quelle della Casa Bianca, che ha chiesto a Israele di evitare perdite civili nei suoi attacchi contro Hamas a Gaza, e ha aggiunto che i missili di Hamas contro Israele devono cessare". Di preoccupazione per la popolazione civile ha parlato la commissario Ue alle relazioni esterne, Benita Ferrero Wadner, che ha chiesto a israeliani e palestinesi di porre fine "all'escalation delle violenze". Da Beirut, invece, Hezbollah ha organizzato una manifestazione in solidarietà con la gente di Gaza e ha denunciato il "sospetto silenzio del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, in chiara connivenza con l'aggressore israeliano". La Lega Araba, intanto, ha convocato una riunione d'emergenza che dovrebbe iniziare oggi stesso in Giordania. E il ministro egli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, ha convocato l'ambasciatore di Israele al Cairo, per protestare contro l'aggressione israeliana. Della quale l'Egitto sostiene di non essere stato avvertito.
E' stato un attacco a sorpresa a tutti gli effetti, dal momento che, dice il portavoce di Hamas Fawzi Barthoum "Pochi giorni fa le autorità israeliane ci avevano fatto sapere che non avrebbero attaccato la Striscia di Gaza". Barthoum ha confermato che le autorità della Striscia erano totalmente impreparate. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Maan, che cita fonti israeliane, la riapertura parziale dei valichi di Gaza di ieri, per consentire l'ingresso di carichi limitati di aiuti, sarebbe stata consentita proprio per ingannare i dirigenti di Hamas in vista dell'offensiva di oggi. Secondo voci non confermate, nell'attacco sarebbe stato ucciso il capo delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Ahmed Jaabari.
Mentre ancora il bilancio del massacro non è definitivo, Hamas già grida vendetta e minaccia il ritorno agli attentati suicidi in territorio israeliano. Tutto è di nuovo pronto a una nuova stagione di guerra, di orrori già visti che non smettono di ripetersi, rivelando con sempre minor pudore incompetenze e malafede.
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