06/12/09

1. ANIMAL COLLECTIVE. Merriweather Post Pavilion.



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ANIMAL COLLECTIVE
Merriweather Post Pavilion
(Domino)

C'era da aspettarselo. Un disco come Person Pitch non poteva non cambiare le sorti dell'Animal Collective tutto. Come se a Panda Bear fosse toccato il grande balzo in avanti e il resto della truppa avesse deciso di seguirlo senza esitazioni, pur se non al completo. Sono della partita infatti Avey Tare e Geologist, ma è in pausa a tempo indeterminato Deakin, e proprio l'assenza della sua chitarra è il secondo grande fattore - con l'esplosione solista del Panda - alla base di Merriweather Post Pavilion. Che non è tanto rivoluzione, quanto piuttosto accelerazione di un processo inevitabile: si doveva arrivare qui, per forza. A canzoni che restano sperimentali nella fattura eppure comunicano verso l'esterno, concrete, più forti di quelle cosette svitate e un po' autoreferenziali che facevano innervosire, e fino ad ora avevano impedito di godersi del tutto il talento di questi messaggeri del bello. Tramutatisi da bozzolo in splendida, multicolore farfalla di fronte ai nostri occhi grazie a questi undici inni gospel psichedelici e futuristi. Strati e strati di suoni e campioni di ogni genere, filtri e riverberi, ritmi mai così potenti e bassi, intrecci vocali multipli di fronte ai quali i Fleet Foxes paiono timidi chierichetti. Un Person Pitch al cubo, con idee che spuntano da ogni angolo per venire esaltate – terzo fattore – dalla perizia tecnica di Ben Allen, uno che finora aveva lavorato con Diddy, Gnarls Barkley e Christina Aguilera, e che cesella con il Collettivo un manifesto pop contemporaneo. Un trionfo di gioia e fanciullesca, febbrile eccitazione che stordisce.
(da Rumore n.204)

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