02/12/09

10. DENGUE FEVER. Sleepwalking Through The Mekong.




10
DENGUE FEVER
Sleepwalking Through The Mekong
(M80)

Conoscendo le inusuali vicende dei Dengue Fever, band di L.A. consacrata alla riscoperta del pop-rock cambogiano degli anni ’60 e ‘70, e guidata dalla cantante cambogiana Chhom Nimol, prima o poi doveva succedere. Un viaggio a tratti commovente nei luoghi dell’ispirazione, un tour alla scoperta di un Paese e una musica affascinanti, in faticosa ripresa dopo un passato tragico. La camera segue i sei mentre suonano nei bar dello struscio sul Mekong a Phnom Penh, nelle baraccopoli, con i bambini delle scuole di musica e con i maestri di strumenti tradizionali quasi perduti, ma anche a zonzo per mercati, negozi di dischi, viali intasati di motorini e cyclo, campagne, templi e spiagge. Con un entusiasmo e un’umiltà che rivelano quanto sia seria e sincera la loro devozione a un suono che detto così pare esotismo snob a buon mercato, e invece spacca come pochi. Occidente e oriente insieme, surf psichedelico californiano e tradizione khmer. Non bastasse il film, che purtroppo vola via in un attimo, c’è allegata la colonna sonora: classici travolgenti delle stelle locali Sinn Sisamouth e Ros Serey Sothea, estratti dagli album del gruppo, brani nuovi, jam con i maestri di cui sopra, live. Una febbre dolcissima.
(da Rumore n.214)

Ora, non ricordo se sia arrivata prima l'idea della Cambogia come meta delle prossime vacanze, se siano arrivati prima i Dengue Fever, o se le due cose siano andate di pari passo come un segno dall'altro. Fatto sta che se non ci si fossero messi di mezzo l'estratto conto e gli impegni, a febbraio questo blog sarebbe stato fermo, o magari avrebbe trasmesso da un internet café di Sihanoukville. L'ultima parola non è detta, ma il tutto suona purtroppo più 2011 che 2010 al momento. Sperando che la corsa contro il tempo e contro i magnati russi e cinesi a caccia di isolotti deserti non sia persa.
Con qualche riga in più a disposizione rispetto alla recensione, aggiungo che Sleepwalking Through the Mekong, il film, è diretto dallo statunitense John Pirozzi, e pur non essendo sottotitolato (se non in inglese quando si parla khmer) ha una forza che lo rende emozionante anche per chi non sa le lingue. Imperdibile, fra le altre cose, la serie di contenuti extra dedicati agli incontri con musicisti locali, o con i bambini di una scuola di musica.
Sleepwalking Through the Mekong, il disco, contiene come detto uno spaccato del repertorio dei Dengue Fever e delle loro influenze: quattro canzoni da Escape from Dragon House, una manciata di inedite (la cover di Hold My Hips della diva Sothea è pura magia), un'altra manciata di originali d'epoca che fanno venire una nostaglia pazzesca di luoghi e tempi dove non si è stati, e non è poco: la più sbarazzina Today I Learnt to Drink della stessa Sothea, Mou Pei Na e New Year's Eve (fuzz a go-go, ritmo spedito, melodia implacabile) in coppia con il contraltare maschile Sinn Sisamouth, l'acida e Dondung Goan Gay di Meas Samoun. Tutto commovente, e non per modo di dire.
Non propriamente un album nuovo del 2009, e anche per questo basso in classifica. Ma se vincesse il più ascoltato, serio pretendente alla medaglia d'oro.

Se interessa, oltre che con il resto della discografia dei Dengue Fever (tre album) si può approfondire con una superba raccolta della Sublime Frequencies, senza trascurare quelle dedicate alle vicine Thailandia e Birmania/Myanmar, altrettanto belle. Oppure, con questo blog, purtroppo non aggiornato da qualche mese.

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