Tornare in Italia dall'estero riserva sempre grosse soddisfazioni. Questa volta, consegnate addirittura prima di rientrare nei patrii confini, direttamente al controllo passaporti di un aeroporto marocchino.
Gruppo di quelli che passi tutto il viaggio a chiederti che relazioni di amicizia o parentela ci siano fra i suoi membri. Fascia di età fra i 20 e i 45 circa, maschi e femmine, sottoproletariato milanese spinto, sciatto. Un po' comunità di recupero e un po' gruppo d'ascolto di Uomini e Donne, in gita sociale.
Una passa il controllo e si ferma appena di là ad aspettare.
Uno rivolge l'interrogativo che lo tormenta prima ai suoi simili che lo circondano, poi ad alta voce e con ampi gesti a quella già passata: "Anto, ma le talebbane che si mettono il velo, quando fanno la foto per il passaporto se lo tolgono vero?"
Non incomincio nemmeno ad annoiarvi su quanto il calcio nella stragrande maggioranza dei media italiani sia diventato una cosa davvero fastidiosa. Anzi, un po' sì.
La Coppa d'Africa in Angola: l'unica cosa che pareva importare a giornali a tv italiche era il risultato del Camerun, per poter fare il titolo su Mourinho che avrà Eto'o oppure non avrà ancora Eto'o per l'importantissima sfida casalinga con la Sangiovannese. L'importante è fare il titolo su Mourinho. E naturalmente scrivere ogni volta il nome di ogni calciatore seguito fra parentesi da quello della sua squadra europea, se ce l'ha, perchè il pubblico italiano ha ancora bisogno di sentirsi dire: "Guarda che non sono dei bingo-bongo qualunque, sono bravi, giocano in Europa". (E intanto, pare che gli osservatori delle squadre italiane brillassero per la loro assenza... Petrachi dove eri invece di portarci a Torino lui?)
Comunque sia, proviamo a riparare con due link.
Due esempi quasi commoventi di passione pura, paragonabile a quella che tanti anni fa ci faceva spendere decine di migliaia di lire (e centinaia di ore) per completare l'album Panini. Due blog che riportano il calcio allo stato originario di gioco, ma moderni nell'essenza e finissimi nell'incrociare quella passione con parole e immagini. Privi di quella retorica finta da Cucci o Zazzaroni di chi rimpiange il calcio di una volta, mentre sguazza benissimo in quello melmoso di oggi.
Il primo è lo straordinario Giocatori Che Somigliano A Macchine: con il passare del tempo ha allargato il raggio di azione in mille direzioni, tutte geniali. Ma il core-business dichiarato nel titolo resta la cosa migliore: il ritrovare nei musi delle automobili i lineamenti di pedatori più o meno famosi. Un'intuizione tanto nerd quanto azzeccata. Sembra impossibile, controllate voi stessi e levatevi il cappello.
Un assaggio? Voila, e occhio: crea dipendenza.
Il secondo blog è invece Poetare Con I Piedi, luogo altrettanto splendidamente maniacale: si tratta di poesie remixate in chiave calcistica, con una cura e una competenza in entrambi i campi che qualcuno definirebbe degne di miglior causa. A me invece vanno benissimo così. Da granata, cito il dantesco Lamento del centrale:
"Ricorditi di me che son Loria;
Siena mi fé, disfecemi la Roma: Spalletti con la sua difesa a tria schierandomi, inetto a tale soma"
Amo l'essenzialità dei venditori al mercato dei contadini di Porta Palazzo a Torino. "Scusi, questi cosa sono?" "Minestra" "Sì, ma cosa sono?" "Come il cavolo nero, ma non come il cavolo nero" "E come si fanno" "Si cuociono"
Pare già fuori dalle notizie che contano - e dalle pagine web dei maggiori quotidiani italiani - una notizia di pochi giorni fa, relativa a un crimine terribile e purtroppo sempre in voga: è stato arrestato in provincia di Padova un uomo di 33 anni, il romeno Fanica Tandara, che nello scorso dicembre ha sequestrato e violentato una ragazzina di 13 anni. Bene, speriamo abbia ciò che merita.
Ma il tragitto della notizia è singolare. Due trafiletti in due giorni, e basta. Cosa? Dico io: un romeno che stupra una tredicenne! In Veneto! Roba da raid di Forza Nuova, interrogazioni parlamentari, sgombero con le ruspe di due o tre campi rom a caso. Ma che ci siamo rammolliti tutti? Dove sono finiti gli allarmi sociali e le emergenzesicurezza così prioritari nei giorni dell'omicidio Reggiani, o dei fatti della Caffarella e di Guidonia? Una bella ronda non la vogliamo fare porca puttana?
C'è bisogno di fare passare l'idea che le politiche criminali di questo governo sull'immigrazione funzionino, ok. Ma a parte questo: siamo diventati improvvisamente un Paese equilibrato, capace di ragionare sulla violenza sessuale come problema atavico di sopraffazione dell'uomo sulla donna, e non di ordine pubblico? Ci siamo resi conto che flussi, frontiere e permessi di soggiorno non c'entrano, e che vanno intervistati psicologi, sociologi e antropologi piuttosto che ministri e poliziotti? Abbiamo finalmente capito - o meglio: nuovamente capito - che il problema è il cazzo, e non il passaporto dello stesso?
Nulla di tutto questo. Molto più semplice, purtroppo: la tredicenne è straniera pure lei. Finchè l'argomento è stato in giro, non lo trovavate scritto da nessuna parte o quasi. Chissà perchè.
Fino ad oggi pensavamo che indignazione collettiva e copertura dei media dipendessero solo dal passaporto dello stupratore (specie se passaporto di Paese più povero del nostro). Ora sappiamo che dipendono anche dal passaporto della vittima: c'è notizia solo quando l'uomo è straniero e la donna italiana.
Il che lascia intravedere scenari raccapriccianti e pone domande altrettanto antipatiche: è un'impressione solo mia, o da un po' di anni in Italia le prese di posizione contro la violenza sessuale hanno assunto caratteristiche sempre più sgradevoli, machiste e di destra? Forse perchè sono una scusa (dati Istat: non più del 10% degli stupri commessi in Italia è attribuibile a stranieri, contro un 69% di violenze domestiche commesso a opera di partner, mariti e fidanzati) per parlare d'altro? Come il buon vecchio "ci rubano le donne" rinfrescato per il tardo impero, reso infine esplicito per il Decline of Western Civilization in salsa di pomodoro nel quale ci troviamo sempre più intrappolati: occhio straniero, da che mondo è mondo le nostre donne le stupriamo noi, tu stuprati le tue.
Lo sappiamo già, e purtroppo molto bene: ciò che in Italia è nicchia, nel Regno Unito è pop. Gruppi che qui sono patrimonio di pochi carbonari, lì sono vissuto collettivo. Il padre di famiglia medio qui ha i dischi di Vasco, quando va bene, lì ha quelli degli Specials, dei Clash o di Paul Weller. Dizzee Rascal è roba da sedicenni e non da trentottenni. All'equivalente di Ballando con le stelle probabilmente hanno anche la prova di pogo.
Ragioni culturali troppo lunghe e già raccontate. Ma al netto di questo, e aggiungendo pure che The Division Bell non è proprio l'apice creativo dei Pink Floyd, che sull'album dei Led Zeppelin scelto ci sarebbe da discutere a lungo e che naturalmente ne mancano a dozzine (Beatles? Smiths? Oasis? Gli stessi Specials? Lo stesso Weller?)... al netto di tutto questo, dicevamo, è possibile che lassù sia appena uscita una serie di francobolli così
e a noi tocchi invece ricevere pacchetti così?
E non venitemi a raccontare la solita vecchia storia di Mino Reitano uomo del popolo, uomo genuino del sud o punk ante-litteram e post-litteram insieme perchè ha rifatto Basket Case in modo orrendo. Il povero Mino Reitano (peraltro notevole nei tratti da Patto di Varsavia del francobollo) faceva onestamente schifo al cazzo, e non faceva neanche così ridere.