28/01/10

Di cosa parliamo quando parliamo di stupro

Pare già fuori dalle notizie che contano - e dalle pagine web dei maggiori quotidiani italiani - una notizia di pochi giorni fa, relativa a un crimine terribile e purtroppo sempre in voga: è stato arrestato in provincia di Padova un uomo di 33 anni, il romeno Fanica Tandara, che nello scorso dicembre ha sequestrato e violentato una ragazzina di 13 anni. Bene, speriamo abbia ciò che merita.

Ma il tragitto della notizia è singolare. Due trafiletti in due giorni, e basta.
Cosa? Dico io: un romeno che stupra una tredicenne! In Veneto! Roba da raid di Forza Nuova, interrogazioni parlamentari, sgombero con le ruspe di due o tre campi rom a caso.
Ma che ci siamo rammolliti tutti? Dove sono finiti gli allarmi sociali e le emergenze sicurezza così prioritari nei giorni dell'omicidio Reggiani, o dei fatti della Caffarella e di Guidonia? Una bella ronda non la vogliamo fare porca puttana?

C'è bisogno di fare passare l'idea che le politiche criminali di questo governo sull'immigrazione funzionino, ok.
Ma a parte questo: siamo diventati improvvisamente un Paese equilibrato, capace di ragionare sulla violenza sessuale come problema atavico di sopraffazione dell'uomo sulla donna, e non di ordine pubblico?
Ci siamo resi conto che flussi, frontiere e permessi di soggiorno non c'entrano, e che vanno intervistati psicologi, sociologi e antropologi piuttosto che ministri e poliziotti?
Abbiamo finalmente capito - o meglio: nuovamente capito - che il problema è il cazzo, e non il passaporto dello stesso?

Nulla di tutto questo. Molto più semplice, purtroppo: la tredicenne è straniera pure lei.
Finchè l'argomento è stato in giro, non lo trovavate scritto da nessuna parte o quasi. Chissà perchè.

Fino ad oggi pensavamo che indignazione collettiva e copertura dei media dipendessero solo dal passaporto dello stupratore (specie se passaporto di Paese più povero del nostro). Ora sappiamo che dipendono anche dal passaporto della vittima: c'è notizia solo quando l'uomo è straniero e la donna italiana.

Il che lascia intravedere scenari raccapriccianti e pone domande altrettanto antipatiche: è un'impressione solo mia, o da un po' di anni in Italia le prese di posizione contro la violenza sessuale hanno assunto caratteristiche sempre più sgradevoli, machiste e di destra?
Forse perchè sono una scusa (dati Istat: non più del 10% degli stupri commessi in Italia è attribuibile a stranieri, contro un 69% di violenze domestiche commesso a opera di partner, mariti e fidanzati) per parlare d'altro?
Come il buon vecchio "ci rubano le donne" rinfrescato per il tardo impero, reso infine esplicito per il Decline of Western Civilization in salsa di pomodoro nel quale ci troviamo sempre più intrappolati: occhio straniero, da che mondo è mondo le nostre donne le stupriamo noi, tu stuprati le tue.



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