10/10/09

La Cina è vicina

Cortocircuiti vegetali, locale e globale.
Pare di stare nella pubblicità delle caramelle alle erbe, quella in cui gli inuit dicono che le hanno inventate loro e gli svizzeri si incazzano.

Torno da un fruttoso giro al mercato di Porta Palazzo, dove trovo un Asia Market fornitissimo dopo la decadenza repentina di quello di fiducia a San Salvario, ma dove trovo soprattutto queste.



Una decina di anni fa, quando organizzavo i concerti a El Paso Occupato e mi occupavo anche di preparare la cena (è lì che ho cominciato a imparare, facendo la spesa e cucinando per 40 persone bravissime in cucina ed esigentissime... grazie Lorena, Sandro, Andrea!), un contadino di indiscutibile etnia piemontese me le vendette come "melanzane invernali". Sempre al mercato di Porta Palazzo. Non le avevo mai viste prima, e sapevano di prodotto iper-locale passato nel dimenticatoio, salvato solo da pochi coltivatori un po' nostalgici.
Erano buonissime, e non le vidi mai più.
Fino a oggi, quando a fine giro sono passato dalla zona cinese del mercato per comprare il daikon. Ed eccole lì, su un banco di verdura cinese con dietro una deliziosa adolescente cinese, vendute come "melanzane cinesi".

Chi bara?
Importa?

PS - E se il Nobel per la pace a Obama, a prima vista francamente ridicolo, fosse invece un colpo di genio degli svedesi per fare rigare dritto gli Usa? Come dire: "Ora sei Nobel per la pace, sbattiti e non fare scherzi".

07/10/09

Che fare?

Trovato, a quanto pare, il responsabile di questo.
Non potendo sgomberare il suo palazzo come un campo rom qualunque, cosa faremo? Chiederemo il permesso di soggiorno ai suoi genitori? La Lega che dice?

22/09/09

Grazie di cosa, esattamente?

Succede questo: una circolare del ministro Gelmini dispone che in tutte le scuole venga osservato un minuto di silenzio in onore dei sei militari italiani morti a Kabul il 17 settembre. I dirigenti di tre scuole di Roma - la materna ed elementare "Iqbal Masih", l'elementare "Pietro Maffi" e la primaria "Guglielmo Marconi" - decidono di ignorare la disposizione.

Al di là di quello che ciascuno di noi possa pensare sull'argomento - le motivazioni addotte dall'una e dall'altra parte raccontano di una visione del mondo radicalmente diversa, e sono entrambe perfettamente in linea con tale visione - la cosa che fa riflettere è piuttosto un'altra. E, come sempre più spesso accade, documenta un inarrestabile spostamento delle coscienze private e della coscienza pubblica sempre più in là, sempre più verso un deserto in cui ci si aspetta di tutto e non ci si stupisce di nulla, in cui è normale o quantomento accettato controvoglia come tale ciò che solo ieri era poco meno che scandaloso.

Fa riflettere questo: a fare notizia non è che, in puro e retorico stile ventennio, il Ministero dell'Istruzione cerchi di obbligare tutte le scuole del regno a rendere omaggio ai soldati morti, dopo che i mezzi di informazione all'unisono hanno preparato il terreno dicendo alle masse che quei soldati sono "nostri eroi", e le masse abbiano accettato ben volentieri di aggiungere altri sei nomi alla loro lista di eroi moderni, che pian piano sta sostituendo quella ormai obsoleta e ovviamente di parte scritta dalla sinistra ("Signora, mi prendo Peppino Impastato e Giovanni Falcone e le dò in cambio Fabrizio Quattrocchi, accetta?" "Signora, l'offerta Thyssen Krupp è scaduta, oggi abbiamo la Nassiriya che è molto più conveniente!" "Signora non vede i suoi Partigiani come sono vecchi? Venga che glieli cambio con una bella ronda, che adesso c'è il problema della sicurezza!")

Non mi piacciono gli eroi, ma se proprio devo averne preferisco sceglierli da me.
Di cosa dovrei ringraziare, esattamente, i paracadusti della Folgore?

A fare notizia non è che vengano celebrati e ringraziati come eroi dei soldati impegnati a fare non si sa bene che cosa in un territorio straniero che, da quando ci sono i nostri soldati, è più instabile, pericoloso e corrotto di prima. Mentre altri lavoratori o altri esseri umani, che nei loro contratti di lavoro o nei loro destini non hanno scritta - a differenza dei soldati - la possibilità di morire di morte violenta per mano di soldati nemici, muoiono a centinaia o a migliaia mentre costruiscono una casa, mentre baciano una persona del loro stesso sesso, mentre tornano a casa di notte e incontrano una pattuglia di tutori dell'ordine in vena di scherzi, mentre fuggono in condizioni disperate da una patria martoriata dalla guerra civile, mentre manifestano per qualcosa in cui credono, mentre si fermano all'autogrill andando alla partita, mentre prendono una funivia andando a sciare, o per il solo fatto di avere pelle e nazionalità diverse dalle nostre.

A fare notizia, in un'Italia in cui ormai anche il gesto più piccolo e apparentemente insignificante significa opposizione, è un'altra cosa: che qualcuno abbia osato dire di no. Come nei migliori stati totalitari.

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