04/12/09

6. UOCHI TOKI. Libro Audio.



6
UOCHI TOKI
Libro Audio
(La Tempesta)


Aggiungere altre parole al diluvio logorroioco che sono gli Uochi Toki, e che naturalmente è anche questo loro terzo album vero e proprio, primo per La Tempesta, sembra davvero l'ultima cosa da fare. La tentazione sarebbe quella di incollare qui uno dei testi, per esempio quello di Il ballerino, dire che un disco con testi del genere (sembra impossibile, ma qualche santo si è preso la briga di trascriverli parola per parola qui) andrebbe comprato a prescindere dalla musica e chiuderla così.
Proverò quindi ad essere sintetico: mi chiedo come mai il rapper Napo e il prduttore Rico non siano ancora delle stelle, quantomeno nella poco eccitante scena indipendente italiana attuale (fossimo negli anni '80, chissà...). Me lo chiedo e ho anche la solita tragica risposta buona in questi casi: bisognerebbe essere intelligenti, o se non altro curiosi, anche se le due caratteristiche di solito viaggiano in coppia. Bisogna fare attenzione, molta attenzione, ascoltando gli Uochi Toki. Non sempre se ne ha voglia, ma si è ripagati con gli interessi. Ci vogliono molti ascolti, ma non per modo di dire, come usiamo noi giornalisti musicali quando un disco non ci convince e non capiamo bene perchè. Ce ne vogliono tanti perchè c'è davvero tanta roba, e coglierla tutta insieme e subito è impossibile. In ogni rima, letteralmente in ogni rima c'è da fermarsi a riflettere, riavvolgere l'ipotetico nastro e riascoltare. Non sempre fanno rima, Napo non ne ha bisogno. E proprio per questo le poche volte che lo fanno, in mezzo a schemi lirici imprevedibili, l'effetto è quello di un flash dirompente.
C'è un pezzo che dura dieci minuti, un altro che ne dura sei e rotti, due stanno sopra i cinque, tutti sono parlati dall'inizio alla fine o quasi. Il vocabolario ha il doppio delle pagine di quello del rapper medio, il contenuto si è fatto più maturo e visionario (occhio a Lo spadaccino), i flash nel quotidiano sono più rari, ma accecanti (I mangiatori di patate e Il nonno, il bisononno una dopo l'altra sono un'accoppiata strepitosa).
Le basi, d'altro canto, sono quanto di meglio Rico abbia mai realizzato: sempre ossessive e minacciose, ma più compatte e originali, adattate al tema di ciascuna traccia come se fosse in atto una simbiosi perfetta fra parola e suono. Il ladro e la citata Il nonno, il bisononno hanno forse i beat più prossimi alle convenzioni hip hop nella storia del duo, e nonostante questo non assomigliano a nulla. Qua e là emergono pesanti atmosfere metal, o il gorgogliare distorto tipico del dubstep più stradaiolo, e il bello è che anche una ipotetica versione strumentale del disco starebbe in piedi benissimo. Mandare una copia alla Planet Mu?

03/12/09

7. FUCK BUTTONS. Tarot Sport.



7
FUCK BUTTONS
Tarot Sport
(ATP)

È una mancanza piuttosto comune: chi ascolta tende a sottovalutare, se non addirittura a ignorare, il ruolo che il produttore artistico ha in un disco. Bada al nome scritto sulla copertina, e deduce che sia tutta farina del suo sacco. Ma come la stessa orchestra può affrontare diversamente il medesimo repertorio a seconda della bacchetta che la dirige, così un gruppo può suonare diversamente a seconda dell’uomo seduto “ai comandi”. Uomo che nel caso del secondo album dei Fuck Buttons - duo di Bristol rivelatosi lo scorso anno grazie al debutto Street Horrrsing - risponde al nome di Andrew Weatherall. Una colonna della dance britannica, da vent’anni sulla breccia come DJ, musicista, produttore e remixer. È lui a dare una più marcata intenzione ritmica alla musica di Andrew Hung e Benjamin John Power, razionalizzandone le strutture e tirando fuori una comunicatività e un’accessibilità fino ad ora nascoste negli strati di rumore e melodia accumulati dai due, entrambi manipolatori di computer e apparecchiature elettroniche analogiche. Ne viene fuori una sorta di rave party moderno, un viaggio estatico inaugurato dal palpitante singolo Surf Solar e chiuso dal tribalismo epico di Flight of the Feathered Serpent, che finisce per ricordare i momenti meno convenzionalmente rock del capolavoro Screamadelica, firmato nel 1991 dai Primal Scream e prodotto proprio da Weatherall. Bentornato.
(da Il Giornale della Musica n.264)

02/12/09

Si comincia

Ore 19.55: "Avete un gruppo uguale ai Depeche Mode con un cantante che canti alla Dave Gahan?"

8. JAHDAN BLAKKAMOORE. Buzzrock Warrior.



8
JAHDAN BLAKKAMOORE
Buzzrock Warrior
(Gold Dust Media/!K7)

E alla fine, si torna sempre in Giamaica. Passano le stagioni, passano le mode, e ciclicamente rispunta il reggae o una delle sue numerose mutazioni come cosa piú calda del momento, anche per chi normalmente non lo toccherebbe nemmeno con un forcone. Ogni volta serve uno sdoganamento, e per questo bisogna dire grazie a Diplo e Switch, e al fenomeno Major Lazer. Nato in Guyana e cresciuto a Brooklyn, Jahdan Blakkamoore é una delle numerose voci ospiti di Guns Don’t Kill People… Lazers Do!, ma non salta fuori dal nulla: oltre a cantare nei Noble Society, ha collaborato in passato con pezzi grossi dell’hip hop piú credibile (DJ Premier, Afu Ra, Dead Prez) ed è un microfonista dalla reputazione solidissima nel giro globalista. Insieme ai produttori Geko Jones, Matt Shadetek e DJ/rupture – consiglio per gli ascolti tardivo ma sempre doveroso: il suo Uproot dello scorso anno è uno dei mix album indispensabili del decennio – forma inoltre la Dutty Artz Crew, e proprio gli ultimi due sono i maggiori responsabili del recente Buzzrock Warrior (Gold Dust Media/!K7).
Un album di debutto che non delude le attese, fresco e trasversale nel mettere nero su bianco ascolti eterogenei e davvero globali. Dancehall creativa quindi, ma anche dubstep, hip hop, cumbia, grime, electro, r’n’b e soul. Con complici in tema, se un tema c’è: il duo techno berlinese Modeselektor (nella solenne e minacciosa Dem a Idiot), l’argentino Chancha Via Circuito, membro del collettivo nu-cumbia Zizek (nell’irresistibile Let’s Go), la stelle grime emergenti Durrty Goodz e Jammer, il brasiliano re del suono elettronico apolide Maga Bo, il vicino di casa 77Klash, la cantante e performer Abena Koomson. Ma non è l’elenco delle presenze a fare del disco una delle migliori uscite del momento. Protagonista e il filo conduttore è soprattutto Jahdan, con il suo timbro intenso e potente, con la sua sicurezza e la sua versatilitá, con i suoi testi interessanti e ben oltre i luoghi comuni, illuminati da ritornelli che agganciano senza scadere nelle banalitá di tanta musica afroamericana da classifica.
(da Rumore n. 214)

The whole thing was PR, just like 'weapons of mass destruction'

Gore Vidal su Obama e l'Afghanistan. Il 30 settembre scorso (articolo qui).

"He has a total inability to understand military matters. He’s acting as if Afghanistan is the magic talisman: solve that and you solve terrorism.”

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