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03/11/10

Errata corrige, tutto qui

Avendo trovato da solo qualche refuso ed avendomene citati altri i lettori del libro, attrezzerei un post per raccoglierli tutti. Nell'attesa di segnalazioni, comincio io con il mas clamoroso.

Pagina 337: il terzo album dei Massimo Volume si intitola Da qui, naturalmente, e non Lungo i bordi.

04/10/10

Anteprima / 28


"Ero a San Benedetto, e andai al cinema con la mia ragazza e degli amici. Sapevo che loro stavano facendo la colonna sonora per il film di Infascelli, ma non sapevo che il film fosse uscito. Al momento dei provini ne parte uno con montaggio molto veloce e hollywoodiano; di solito i provini dei film italiani erano abbastanza melensi, questo invece era molto serrato. Sentii la musica e mi venne un colpo: “Porca puttana, questo è il pezzo mio!”, e dissi al mio amico: “Guarda ‘sti stronzi di americani, mi hanno fregato. Mannaggia, gli devo fare causa!”. Poi vidi scritto “Alex Infascelli” e dissi: “Ah, è uscito il film”. Il suono lo avevo riconosciuto subito! Mi faceva incazzare, non pensavo che uno potesse da là venire a copiare noi qua. Pensavo: “Ma come cazzo hanno fatto a farlo uguale? Non può essere!”. Sicuramente eravamo riconoscibili."

03/09/10

Anteprima / 19



01. Robert Lowell
02. Coney Island
03. Le nostre ore contate
04. Litio
05. Tra la sabbia dell'oceano
06. Avevi fretta di andartene
07. La bellezza violata
08. Invito al massacro
09. Mi piacerebbe ogni tanto averti qui
10. Fausto
11. Via Vasco De Gama
12. In un mondo dopo il mondo

21/08/10

Anteprima / 18



"Una grossa mano ce la diede Kaba, che alla fine prese in mano la situazione. Lui era anche un musicista, per fortuna. Aveva iniziato con Vasco Rossi. 'Con Rossi', come lo chiamava lui, '...quando Rossi andava in giro col Pallas'."

19/08/10

Anteprima / 17



"Rimasi comunque stupito dal fatto che avessero scritto qualcosa, che mi avessero citato. Mi aspettavo di essere cancellato come nelle foto dell'Unione Sovietica. Fecero malissimo a fare anche il minimo accenno a me: avevano fatto trenta, potevano fare trentuno".

16/08/10

Anteprima / 16



"Egle è un nome da donna. Sembra che mio padre, a Lignano Sabbiadoro o in una località turistica simile, fosse rimasto colpito da questo albergo 'da Egle', non ponendosi il problema. A me è sempre piaciuto un casino, fin da piccolo, era quasi un vanto. È un nome da donna d'altri tempi, da zia, da nonna. A Bologna c'era una famosa puttana che si chiamava Egle. Mia sorella invece si chiama Vania, che volendo è anche un nome da uomo. È strano, perchè uno si immagina che i miei genitori siano chissà che fricchettoni, e invece sono delle brave persone normalissime, senza colpi di testa. Si sono scatenati in sede di battesimo, evidentemente".

14/08/10

Anteprima / 15



"Un vero avvenimento era la gara automobilistica Ascoli-San Marco di regolarità su strada, tre giorni in cui le auto arrivavano e giravano per la città. Non vedevo l'ora di sentire questi rombi di motore pazzeschi."

13/08/10

Anteprima / 14



"Aveva una cultura di riferimento che io non avevo. Io avevo quella di mio padre e della sua biblioteca, anche se qualche libro me lo censurava. Mi ha censurato I fiori del male, mi ha censurato Ovidio… i primi che sono andata a leggere, naturalmente. O forse li avevo già letti prima ancora che me li censurasse."

12/08/10

Anteprima / 13



"Mi incuteva molto timore. Aveva l'eta mia di adesso. Era un personaggio del Pratello, reputato più o meno matto. Uno che si era rovinato nonostante l'intelligenza, perchè non aveva voglia di fare un cazzo. Un veneto di Asiago, ombroso, sempre incazzato col mondo... che mi detesta. Mi reputa proprio un coglione. Per lui sono il bel Mimì. Ma io mi attacco come una cozza a Rigoni, subisco totalmente il suo fascino, più lui mi tratta male e più io lo amo.
Rigoni all'epoca non faceva niente, aveva avuto un'osteria lì al Pratello che poi però non aveva avuto voglia di portare avanti; aveva lavorato in fiera pero non aveva voglia di lavorare in fiera; ogni tanto prendeva dei lavori ma... non faceva un cazzo. Mi piaceva da morire ascoltarlo parlare, ti incantava, aveva sempre uno sguardo personale sul mondo e sulle cose. Era come se il mondo improvvisamente apparisse. Tutto quello che ti circondava e che magari ti annoiava, ora invece ti sembrava meravigliosamente nuovo, diverso. Entrammo nella sua orbita come vassalli".

11/08/10

Anteprima / 12



"La prima apparizione di Leo fu durante la festa del Pratello. Nessuno lo conosceva. Lui comparve con due travestimenti, sostenendo di avere un fratello gemello. Interpretava proprio due personalità diverse, una coppia di fratelli rumeni o qualcosa del genere. Si presentava con una personalità, socializzava con le persone e poi spariva. Tornava con un altro travestimento e cominciava a cercare il fratello, e la gente gli credeva. Poi scompariva e tornava vestito da Batman, poi si ripresentava ed era Hitler, poi era un torero... era una cosa completamente folle. Non dormiva mai, si cibava di scatolette di pelati che buttava giù tutte d'un colpo.
Lui e Mimì li ricordo già insieme dall'epoca, si sono prediletti fin da allora. Ma Mimì dice che non puoi essere amico di Leo, che nonostante sia tuo amico da vent'anni, se ti vede agonizzante per strada e però ha da fare un'altra cosa lui ti lascia lì."

09/08/10

Anteprima / 11



"Eravamo in America. Uno va in California e sente i Beach Boys, roba così. Noi invece mettevamo su i Massimo Volume. Con il sole, il mare, le onde e i surfisti, lui sentiva Mimì che cantava Stanze. E sua moglie diceva 'Luciano, io capisco tutto di voi due. Però scusate, siamo in California e dobbiamo sentire questo qua che parla delle sue cose?'"

08/08/10

Anteprima / 10



"Credo che insieme a Lindo Ferretti e Franco Battiato sia il paroliere che più abbia trovato le parole per tante persone. Questo deve fare un artista. Tradurre in parole ciò che le persone pensano, che hanno come sensazione addosso ma non riescono a concretizzare. Ciò che hanno come sensazione epidermica, come sintomo. Poi arriva il dottore e fa la diagnosi, e dice 'Questo hai, questo volevi dire'. Questo credo sia il dovere di un artista".

07/08/10

Anteprima / 9



"Facevo l'attore, mi mantenevo facendo il mestiere. L'ho fatto per dieci anni, sono riuscito a smettere a inizio anni '90, quando la musica ha iniziato a mantenermi. Con difficoltà sono riuscito a cambiare la mia fonte di reddito. Fare l'attore mi è servito per evitare di dover lavorare e non avere più tempo per la musica, per finanziare le mia attività musicali, per l'acquisto di strumentazione, essendo di famiglia abbastanza modesta.
Ho lavorato molto in quel periodo, anche perchè a differenza di oggi, che ci sono tanti attori con facce interessanti, ero l'unica faccia che non fosse quella solita da attorucolo romano, terone, scuro, eccetera eccetera. Una faccia un po' più spendibile e interessante. Oggi ci sono tanti volti, ci sono tanti ottimi attori. Mi cercavano spesso, per ruoli da strano ma non solo, anche produzioni straniere che magari cercavano un attore con una faccia che non fosse il romano tipico, che non fosse... non so... il figlio di Amendola. C'ero io in quel momento.
Ma non credo di essere dotato nel fare l'attore, l'ho vissuta in maniera abbastanza sofferta questa cosa. E non me ne importava una sega. Stare di fronte a una macchina da presa mi mette in difficoltà, avere la visibilità... ciò che oggi tutti cercano a qualsiasi costo, non importa quale sia il mezzo, a me imbarazza. È un bel mondo, ma preferirei stare dietro la macchina da presa."

05/08/10

Anteprima / 8



"Ma in quel perido ascoltavamo soprattutto jazz. Coleman, Coltrane. Quello era l'anno in cui si cominciava a svendere il vinile, perchè arrivava il cd, e quindi si trovavano album in vinile a tremila lire, quattromila lire. La mia discografia infatti è incompleta, perchè è completata da quella di Mimì. Non so, di Ornette Coleman compravamo cinque dischi io e cinque dischi lui, di John Coltrane lo stesso".

31/07/10

Anteprima / 7



"Ma soprattutto ho notato, ed è stata la cosa più importante, il rapporto che c'era fra le band inglesi e il loro pubblico. Non c'era la divisione che si creava fra la band italiana che cantava in inglese e il suo pubblico. Perchè band e pubblico si esprimevano nella stessa lingua, ma non solo: si somigliavano, era la stessa gente, non c'era differenza. Quelli che erano giù erano agghindati come quelli che stavano su, con altrettanta cura. Tutti erano star.
Capii cosa è una scena e cosa la tiene insieme: un sentire comune. La band che rappresenta la scena era espressione della scena stessa, era venuta dal basso, da una cosa che esisteva prima. Noi in Italia vediamo sempre il punto di arrivo di una tendenza, là invece vedevi chiaramente che questi non si erano vestiti così perchè avevano visto Siouxsie su Smash Hits, ma erano cresciuti dal punk tutti insieme, ed erano tutti giovanissimi, quelli che erano sul palco e quelli sotto. Era roba loro, non veniva dall'industria. Era dei ragazzi, dei kids, c'era una identificazione immediata.
Lì, quella sera stessa, ho deciso che la mia band avrebbe cantato in italiano".

Anteprima / 6



"I miei genitori compravano i 45 giri. Si sono sposati nel '63 e hanno praticamente smesso di ascoltare musica in quel momento. Come si faceva allora. Quando ti sposavi mettevi la testa a posto, non eri più un giovane, eri un adulto".

24/07/10

Anteprima / 5



"Lo strumento... se vuoi fare delle cose devi anche saper fare. Se devi fare delle cose e non le sai fare non le fai, punto."

14/07/10

Anteprima / 4




"Finche sei sui venti, trent'anni hai una maggiore creatività, c'è poco da fare. Dopo non sei più baciato da quell'ingenuità e da quella spontaneità, se ne vuoi fare un'attività reale devi cercare di farlo diventare un lavoro, di fare le cose in maniera tale che ti riescano. Devi fare quello che fanno gli altri che lavorano. Io non ho mai creduto a questa cosa dell'artista. Cioè, mi piacciono gli artisti, ma non mi piacerebbe diventare un artista. Mi piacerebbe essere un artigiano, ho sempre puntato a quello, la mia ambizione è quella. Uno fa un tavolino, io ti faccio un brano che sta in piedi, oppure che serva".

09/07/10

Anteprima / 3



"Alla fine, a me piacciono le cadute. In una carriera ci devono stare pure i dischi brutti, ti danno un senso di umanità. Dylan l'ho amato molto, ma non ci fossero stati i dischi brutti, quell'idea di perfezione... se dopo ti ripigli, certo".

06/07/10

Anteprima / 2



"Brodo di cagne strategico è un disco fondamentale per noi, bellissimo. In un certo senso, abbiamo fatto gli Starfuckers un po' marpioni, abbiamo reso commestibile qualcosa che loro volevano fosse completamente criptico, sotto tutti gli aspetti. Noi l'abbiamo sbobinato. Abbiamo liberato la cellula-uovo Starfuckers. Ognuno ha il suo stile, noi siamo noi e loro sono loro, però ci hanno influenzato molto, nel parlato soprattutto. Noi quell'atmosfera che abbiamo respirato insieme l'abbiamo resa più appetibile, più abbordabile. La musica che sentivamo era più o meno quella, la vita quotidiana che condividevamo era quella. Il fatto che ci fossero già gli Starfuckers a cantare in quel modo ci ha incoraggiato, ci ha fatto sentire parte di una tradizione."

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