31/07/10

Anteprima / 7



"Ma soprattutto ho notato, ed è stata la cosa più importante, il rapporto che c'era fra le band inglesi e il loro pubblico. Non c'era la divisione che si creava fra la band italiana che cantava in inglese e il suo pubblico. Perchè band e pubblico si esprimevano nella stessa lingua, ma non solo: si somigliavano, era la stessa gente, non c'era differenza. Quelli che erano giù erano agghindati come quelli che stavano su, con altrettanta cura. Tutti erano star.
Capii cosa è una scena e cosa la tiene insieme: un sentire comune. La band che rappresenta la scena era espressione della scena stessa, era venuta dal basso, da una cosa che esisteva prima. Noi in Italia vediamo sempre il punto di arrivo di una tendenza, là invece vedevi chiaramente che questi non si erano vestiti così perchè avevano visto Siouxsie su Smash Hits, ma erano cresciuti dal punk tutti insieme, ed erano tutti giovanissimi, quelli che erano sul palco e quelli sotto. Era roba loro, non veniva dall'industria. Era dei ragazzi, dei kids, c'era una identificazione immediata.
Lì, quella sera stessa, ho deciso che la mia band avrebbe cantato in italiano".

Nessun commento:

Cerca in Soul Food

Archivio