17/11/11

8. Azari & III. Azari & III. Loose Lips.




Pari forse solo all'album dei connazionali Art Department in quanto ad attesa come grande uscita dance del 2011, l'album del quartetto canadese non tradisce le aspettative. Vero, i quattro singoli che li hanno proiettati lassù ci sono tutti, e con Manhooker (che in veste strumentale stava già in uno di essi) quasi metà disco è già sbrigata. Ma che singoli: la sensualità house dell'inno Reckless (With Your Love), soprattutto, ma anche le vibrazioni scure di Indigo, la leggerezza electro-soul di Into the Night, la Chicago bollente di Hungry for the Power. Il resto è comunque quasi tutto all'altezza, e prosegue nella definizione di un suono che unisce i puntini fra la New York gay di fine '70, la house acida e deep di metà '80 (appunto), l'electro-pop europeo e il presente. Fra l'ercoleggiare di Lost in Time e l'ipnotismo di Tunnel Vision, la botta cosmica di Infiniti e l'aria sci-fi di Manic, c'è l'imbarazzo della scelta.
(Rumore n. 236)

Vedi alla voce physique du rôle: prima ancora di ascoltare una singola nota, già sappiamo che questo quartetto di Toronto - si dice “Azari and third”, numero romano - ha vinto. Due produttori, Dinamo Azari e Alixander III. E due cantanti, Starving Yet Full e Fritz Helder, dive soul che portano il concetto di clubber gay afroamericano al livello superiore. La musica (il primo album omonimo è ancora fresco di stampa, ed è uno di quei due o tre titoli dance all'anno che dovete comprare anche se di solito ascoltate tutt'altro) conferma. Un suono che si inserisce in pieno nel ritorno alla disco e alla deep house più scarne e sensuali che sta caratterizzando l'annata, ambito dove i quattro occupano grossomodo il posto di anello mancante fra Hercules e Art Department. Calda grana analogica, omaggi a un passato glorioso e sguardo fisso sul presente, devozione alle fondamenta della house e insieme voglia di ridiscuterle: “La house è libertà di espressione. È aperta, è ghetto e classe, ottimo mix. Non ci dispiace quando ci dicono che facciamo grande musica house, ma vogliamo essere percepiti come qualcosa di più.” Anche grazie ai testi: “È importante provare a dire qualcosa, a mettere qualcosa di reale nelle liriche. Ricordo quando ero molto più giovane, e ascoltavo questa musica che parlava dell'essere giovane, gay e nero... il fatto che questa donna o quest'uomo mi stessero dicendo che ero la persona più fiera del pianeta era eccezionale. Grazie, nella vita di tutti i giorni nessuno me lo dice! Mi dicono che sono stupido, casomai, e di stare zitto. Per questo anche testi semplicistici come 'tira su le mani' o 'siete fantastici' in realtà dicono tanto a così tanta gente. Abbiamo bisogno di sentircelo dire, triste ma vero.”
(Rumore n. 237)

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