02/12/08



12. Santogold Santogold (Downtown).

Sarà colpa delle autoradio, ma non è la prima volta che un primo ascolto in macchina convince poco, e i successivi rimediano. È successo per il disco che arriverà qui sopra fra poco, ed è successo per il debutto di Santi White in arte Santogold, che in viaggio verso la ridente Pavia per la riunione mensile della Rivista Che Dovreste Ricominciare A Comprare era parso cosa leggerina e un po' inutile.
Poi è arrivato come approfondimento un clamoroso mixtape con Diplo, ci si è abituati al timbro vocale di Santi White ed ha ripreso quota un album intrigante e poco definibile. Una possibilità di mainstream urbano del presente e del futuro, un pop con pesanti influenze reggae e new-wave cantato da una specie di incrocio fra Siouxsie e una M.I.A. light (Diplo e Switch producono, insieme a Jonnie "Most" Davis), più impostata e meno street della anglo/cingalese, ma anche più a suo agio in registri diversi.
Fosse tutto al livello della sua prima metà, l'album veleggerebbe nelle prime dieci posizioni: eccellenti You'll Find a Way (che chiude anche il disco in remix molto scarno di Switch e Sinden) e Say Aha, ibridi reggae/post-punk che sanno molto di Radio 4 degli esordi, o il reggae e basta di Shove It; devastante l'electro/ragga cadenzato di Creator, insieme a Unstoppable il più M.I.A. del lotto; già inconfondibile una cosa come L.E.S. Artistes, traccia iniziale e migliore manifesto sonoro di Santi. Il resto osa meno di quanto ci si aspetterebbe, e abbassa la media.

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