09/01/10

"Grazie di esistere"



Una storia che pare contraddire tutto quello che si sente in giro su download illegali, crisi della discografia e via così?
Un popolare blog musicale, di quelli che ogni giorno (o più volte al giorno in questo caso) regalano link ad album belli pronti da scaricare gratuitamente, mette online un paio di giorni fa il disco di cui sopra.
New Sounds di Bob Desper, classico misconosciuto e rarissimo del cantautorato nordamericano più loner: registrato nel 1974, pochissime notizie sul suo autore (un folk-singer cieco dell'Oregon), stampa in proprio, copie originali oltre i mille dollari. Si tratta della ristampa in vinile pubblicata nel 2009 dalla Discourage Records, anch'essa dell'Oregon, che ha rintracciato Desper e ha aggiunto al tutto anche la ristampa del suo primo 7" come bonus, e un sacco di note e foto inedite.
Avendo Rapidshare già impegnato a scaricare altro (ma perchè la gente non usa sendspace o mediafire o uno degli altri duemila e continua con sto diamine di Rapidshare?) provo a cercare link alternativi, imbattendomi così in un altro blog.
Musica continuo a non cavarne (Rapidshare pure lui), ma altre cose interessanti sì. Nei commenti degli utenti soprattutto. Fra molti complimenti e qualche piccola aggiunta biografica, spiccano infatti questo:

I came across this posting after finding the Bob Desper record at a thrift store while visiting the Oregon coast. It's great to have the MP3's so I can preserve the vinyl. I'm from Portland and had never heard of the guy. Great somber, thoughtful stuff.

e questo, poco sotto:

Hey, There
I'm Paul from Discourage Records in Portland. I'm the one who posted about finding the record on the Oregon Coast (Rockaway Beach!) about a year and a half ago. Well, fast forward to today, and Discourage Records has the official reissue ready for mail order.
Check out the Bob Desper Myspace page here: http://www.myspace.com/bobdesper
and our label Web site here: www.discouragerecords.com
Thank you again to Grown So Ugly for being a source to hear and learn about music like Bob Desper's New Sounds.
Paul


Chiaro?
Andiamo a leggere la data in alto: il post è dell'aprile 2007. Paul lo legge dopo che ha appena trovato il vinile originale, scarica il disco in mp3 e ringrazia del favore, apprezza l'album tanto da mettersi alla ricerca del suo titolare e ristamparlo.
Un anno e mezzo dopo torna apposta su quello stesso blog, nei commenti di quello stesso post, per raccontare la storia e pubblicizzare la sua ristampa. Sa, evidentemente, che il luogo migliore per farlo è proprio lì dove ti porta Google, nei meandri e nei rami secchi (le ultime tracce lasciate da Grown So Ugly sono dell'agosto 2008) della rete.
Sa che le sue copie le venderà molto probabilmente così, a una serie di malati che vanno a leggere i commenti di un post vecchio di tre anni, senza troppo bisogno di investire in promo o pubblicità.
E inoltre (e quindi): non solo non chiede di rimuovere il link, lui che con Desper stesso ne è l'unico potenzialmente danneggiato stando alla vulgata comune, ma addirittura ringrazia l'autore del blog.
Se non è modernità questa.

Doppietta di Arafat



Perdonate l'ovvietà, ma Wikipedia possiede una dotazione infinita di notizie meravigliose. Se siete dei pignoli amanti dei particolari insoliti e stridenti come il sottoscritto, poi, saltare da un link improbabile all'altro è una pacchia difficilmente eguagliabile. E le gratificazioni sono sempre dietro l'angolo, se si ha lo sguardo giusto per coglierle.

Nella notte in cui arriva la notizia dell'agguato al pullman della nazionale di calcio togolese, assaltato da un commando armato di mitragliatrici a Cabinda, piccola enclave angolana chiusa fra i due Congo, a due giorni dall'inaugurazione della Coppa d'Africa (che idea, scegliere come una delle quattro sedi di partite il capoluogo di una provincia dichiaratasi indipendente, e in guerra con la madrepatria dal 1975! Un po' come quando hanno fatto giocare Moldova-Italia a Tiraspol, ma peggio) si comincia dalla pagina della suddetta nazionale.

Si scopre che, come ogni nazionale che si rispetti, il suo paio di mezze pippe brasiliane naturalizzate lo ha avuto pure il Togo (tutti pronti a tifare Amauri?), e che la quasi totalità dei restanti giocatori è nata nella capitale Lomé. Lo so, chi se ne fotte, ma a noi - so che siete in tanti, non abbiate paura! - interessano cose così.
Si scopre però, soprattutto, che una delle giovani speranze degli Sparvieri è un centrocampista offensivo diciottenne, che rischia di battere il ghaniano Joetex Asamoah Frimpong (Joe Tex, scritto staccato: in Ghana il soul è sempre andato forte) nella corsa al nome proprio più eccezionale del calcio africano.
Si chiama Arafat Djako, e sapete in che campionato gioca? Nella Premier League israeliana.

PS - Storia meno bella di come sembra, a leggere bene: il Bnei Sakhnin è la squadra più popolare presso la comunità arabo-israeliana. E ti pareva. Ma una bella doppietta di Arafat contro i rivali storici del Beitar Jerusalem (team fondato dal capo dell'omonimo movimento revisionista giovanile sionista, e il cui capitano Aviram Baruchyan si è dovuto scusare con i tifosi per aver dichiarato che gli sarebbe piaciuto avere un giocatore arabo in squadra) non sarebbe affatto male.







02/01/10

It's All Over Now, Baby Blue




Dopo aver finalmente visto No Direction Home e aver passato una serata ad ascoltare tutto lo Zimmerman pre-incidente motociclistico, la chicca che non ti aspetti: un sito dedicato al revisionismo dylaniano da destra.

01/01/10

I walk the line



La notizia con la quale inauguriamo il nuovo anno (ma non il nuovo decennio, a quanto pare: porgo le mie scuse al compagno Marco Ricompensa per aver sostenuto la tesi contraria, con veemenza tale da sovrastare i Fuck Buttons che a pochi metri di distanza facevano un casino della madonna) arriva dal Messico, e cavalca una linea molto sottile fra tragedia e farsa.

Vedo oggi su Al Jazeera (ma scopro che il New York Times se ne era occupato già all'inizio del 2007) che in un eco-parco dello stato di Hidalgo, circa ottanta km a nord di Città del Messico e circa un migliaio a sud del confine con gli Stati Uniti, territorio degli indios Hñahñu, grazie a fondi del governo centrale messicano viene organizzata una caminata nocturna unica nel suo genere: una scarpinata di quattro ore che simula nei minimi particolari quella dei migranti che attraversano a piedi e illegalmente la frontiera con gli States. Ci sono le guide mascherate nelle mani delle quali metti la vita tua e della tua famiglia, ci sono i finti poliziotti americani cattivi, i finti colpi di pistola e chissà, magari anche le finte milizie di bravi cittadini che pattugliano le sponde del Rio Grande.
Il tutto a beneficio dei turisti, che pagano una quindicina di euro per il brivido, e hanno reso la traversata la maggiore attrazione del parco, nonostante cascate, rafting e bungalow con tetto in foglie di agave. Detta così, la distanza da quelli che si fermano a guardare gli incidenti stradali sembra minima, e il grottesco dietro l'angolo. Improbabile, inoltre, che la messa in scena sia stata organizzata con il fine non troppo nascosto di dissuadere i possibili migranti: chi si prepara a scappare non dovrebbe avere voglia e soldi da sprecare nelle prove generali, e non dovrebbe essere disposto a cambiare idea dopo una scampagnata con qualche gringo e qualche radical di città.

C'è una terza possibilità però, ed è quella dell'informazione e dell'omaggio. "L'idea," dice Poncho, una delle guide, "è di aumentare la consapevolezza della gente su ciò che devono sopportare i migranti. Esserlo non è certo fonte di orgoglio: abbandoniamo la nostra famiglia, la nostra lingua, la nostra terra. Perdiamo il nostro senso di comunità." Gli Hñahñu stessi ne sanno qualcosa: un terzo di loro vive ancora qui, gli altri due terzi oltre confine.
Così la caminata nocturna acquista effettivamente un senso, anche se forse ne avrebbe di più se organizzata dall'altra parte della frontiera, in Texas o in California. O se resa obbligatoria come gita scolastica. Ma l'intenzione resta buona, e la possibile applicazione ad altre realtà simili molto affascinante: non augureremmo forse la tratta Tripoli-Lampedusa (comprensiva di: un paio di anni per attraversare il Sahara; detenzione con botte, stupro e lavori forzati nei campi di prigionia libici; internamento in un CIE per "consentire accertamenti sull'identità di persone trattenute in vista di una possibile espulsione" o, a scelta, respingimento in mare aperto) a Bossi, Maroni, Calderoli, Salvini, Cota, Borghezio e a tanti leghisti non necessariamente dichiarati, di destra e di sinistra, con i quali abbiamo a che fare ogni giorno?
Anche finta, con le onde marine simulate come nei parchi acquatici e un calabrese a fare il maresciallo libico, ma sai che spasso?




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