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25/11/09

18. ANTONY AND THE JOHNSONS. The Crying Light.



18
ANTONY AND THE JOHNSONS
The Crying Light
(Rough Trade)

Il primo dubbio non ha impiegato molto ad arrivare: troppo poco il diciottesimo posto? Chi mi segue da un po' sa della mia adorazione totale per Antony, per i suoi dischi e per quel gioiello che sono le sue collaborazioni con Hercules & Love Affair. In più, aggiungo di avere appena scelto I Am a Bird Now come disco del decennio che va a concludersi. Eppure The Crying Light vola basso in classifica. Forse sottovalutato, in effetti, ma anche ascoltato enormemente meno dei suoi due predecessori.
Manca l'effetto sorpresa, innanzitutto. L'impressione di trovarsi di fronte a un alieno appena piombato fra di noi, o la testimonianza del suo trasformarsi in stella. Antony è di famiglia ora, e meno male. Resta un fuoriclasse, e forse stiamo solo spaccando il capello in quattro, ma il suo ultimo album fa intuire una possibile evoluzione non proprio entusiasmante. Ovvero, quella che rischia di portarlo verso una classicità cercata e un po' meno spontanea, anzi quasi compiaciuta del proprio talento e delle proprie capacità. Anche nei brani più riusciti, è difficile liberarsi dell'idea maligna che Antony tenda a fare se stesso, e con grossa soddisfazione, sbavando leggermente verso qualche arzigogolo e qualche teatralità di troppo.
Ci vogliono più ascolti insomma, per passare sopra a questo sentore e per abituarsi a canzoni meno immediate e intense del solito, ma questo non vuol dire che The Crying Light sia brutto, anzi. Il quartetto iniziale è eccellente, ad esempio: Her Eyes Are Underneath the Ground apre con delicatezza, Epilepsy Is Dancing segue calda e placida come una ballata pop, One Dove aggiunge sapori jazzati e una leggera inquietudine, Kiss My Name è bella e basta. Così come lo è Aeon, che risolleva il tutto dopo una parte centrale più appiattita sul modello voce/piano, grazie a un azzeccato arpeggio di chitarra elettrica e a toni gospel. Ma se Antony arrivasse oggi, presentandosi al mondo con questo biglietto da visita, difficilmente avrebbe lo stesso impatto. Su chi scrive, almeno, se non sulla musica tutta.

PS - In quanto a bellezza della canzone e a possibile strada alternativa da seguire, siamo sicuri che Shake That Devil (uno dei quattro inediti del singolo Another World), non meritasse qualcosa di più?

16/12/08



2. Hercules And Love Affair Hercules And Love Affair (DFA).

Non fa tantissimi dischi, la DFA, eppure ogni anno riesce a piazzarne almeno uno nelle primissime posizioni di molte classifiche, compresa quella del sottoscritto. Nel 2007 toccò al secondo LCD Soundsystem, lavoro capace non solo di sorpassare il suo predecessore, ma anche di sconfiggere con All My Friends quella piccola maledizione che colpisce chi gioca il jolly (Losing My Edge) all'esordio e non riesce più a fare meglio in seguito. Nel 2008 tocca invece al debutto di Andy Butler e della sua cricca. Un esemplare di neo-disco fresco ed estremamente personale, che sta benissimo sull'etichetta newyorkese (a proposito: sarà questa la volta buona in cui daremo finalmente a quello della DFA che non è James Murphy Tim Goldsworthy, impeccabile produttore dell'album, ciò che è di Tim Goldsworthy?) e ne rappresenta al contempo una delle numerose facce, ancora inedita. Dieci tracce buone da ballare e da ascoltare, emozionanti, che riportano d'attualità l'anima della disco di una volta con relativa corrente sotterranea di malinconia. E tutto al netto di Blind, la canzone dell'anno, della quale già si è detto qui, qui e qui. L'uovo di Colombo, uno dei punti più alti raggiunti dal pop di ogni tempo. Ma occhio anche a Raise Me up...

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