19. Dead Meadow Old Growth (Matador).Che bellezza. Li si aspettava da tempo i Dead Meadow, le orecchie e i cuori ancora storditi dallo splendido
Feathers (2005), e come previsto non tradiscono. Si sono trasferiti da Washington a Los Angeles nel frattempo, e la mossa non può non aver avuto effetto sul suono del gruppo.
Old Growth evoca infatti sia i boschi della copertina, come sempre, sia immagini assolate e pomeridiane che sono pura Citta degli Angeli. Sentite la meravigliosa
What Needs Must Be, per esempio: Crosby, Stills, Nash e soprattutto Young in jam con i Black Sabbath più pacati. O la coda molto
Riders on the Storm di
The Queen of All Returns. Ma è tutto un procedere gentile e cantilenante, fatto di riff al rallentatore e poesia, lungo il quale si incontrano altre bellezze come
‘Till Kingdom Come, galoppante e luminosa, con wah wah e fuzz che si abbracciano e finale d’archi. O l’acustica
Down Here, che pare un pezzo mai ritrovato di Elliott Smith. O i 13th Floor Elevators che incontrano i Creedence in
I’m Gone, con Dream Syndicate e Green On Red ad osservare. Forse saranno stati superati a sinistra, in campo rock psichedelico, dalle evoluzioni dei Black Mountain. Ma i Dead Meadow compensano con scrittura e tocco rarissimi, e il dono del saper commuovere in un’istante. (da
Rumore #193)