23/11/02

110. VV.AA. “Breaks Sessions” 2002. (dcd nuovo, Union Square, € 9.95).
Non c’è che dire, dalle raccolte economiche arrivano buone notizie tanto quanto dalle etichette più rinomate. Questo nuovo capitolo della serie Sessions poi, unisce ad un contenuto se possibile più stellare del solito una sempre migliore realizzazione, con booklet puntuale e prezioso e grafica degna.
Ma cos’è un break? Diminutivo di breakbeat, il termine indica quella sezione di un brano funk in cui il batterista è lasciato solo (o al massimo con un percussionista o un bassista) a suonare la propria parte. Campionato e messo in loop, i break è la base per qualcosa di completamente nuovo.
L’hip-hop originario e non solo, in pratica. Gente come Wu-Tang Clan, EPMD, De La Soul, Public Enemy, A Tribe Called Quest, Gang Starr e Jungle Brothers ha attinto dai brani contenuti in questo doppio per crearne di propri. Ora, a noi i punti di partenza.
Aprono il primo cd e chiudono il secondo dei geni capaci di chiamare la propria band 24 Carat Black, giustamente incuranti del kitsch, privi di inibizioni e orgogliosi. Trattasi di due estratti dal loro rarissimo concept del 1973 “Ghetto: Misfortune’s Wealth” (amici della Stax: ristampa!), chiaramente magici.
In mezzo, altre ventotto chicche spartite su due cd. Gomito a gomito, culo a culo, i grandi del genere e gli eroi minori sul primo dei due: Isaac Hayes (dodici minuti di “Joy”) e O’Donel Levy, Rufus Thomas (da antologia le due parti della sua, appunto, “The Breakdown”) e i S.O.U.L. (e di questo nome che diciamo?), i Meters (“Same Old Thing” è puro groove scarnificato e cori) e Lowell Fulsom (l’originale “Tramp” poi ripresa da Otis in duetto con Carla Thomas), Bobby Womack e i meravigliosi Skull Snaps, o i Dramatics di “Get Up And Get Down”. Ma non solo.
Sul secondo invece largo -tranne qualche eccezione- ai nomi meno conosciuti dalle folle: ecco i Last Poets (la jazzata e non rappata “Tribute To Obabi”) e Reuben Wilson (una cover in chiave latina di “Inner City Blues” di Marvin Gaye), Linda Clifford e Bob James (la campionatissima “Nautilus”), i Blackbyrds e Ramon Morris, Bohannon e i Five Starsteps (precursori dei Jackson Five?).
Insomma, una pacchia. Al prezzo di un cd solo.

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