Visualizzazione post con etichetta sport. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sport. Mostra tutti i post

14/07/12

Si dice ancora "outfit" a Milano?

Se questa delle giamaicane con i bottoni enormi a fissare le bretelle non è la divisa più figa di tutti i tempi (diciamo a parimerito con la leggendaria maglietta smanicata dei calciatori del Camerun alle olimpiadi del 2000) ditemi voi qual è.



(Nella foto: Janieve Russell, vincitrice dei 400 ostacoli ai mondiali juniores di atletica in corso)

14/05/12

"Barrio de murga y carnaval"



Dovrei fare altro, molto altro, ma è ormai un po' di giorni che mi ritrovo a guardare e riguardare questo video. E quando non lo posso vedere ci penso. E quando ci penso canto, mentalmente e non, la canzone che cantano loro. Ovvero: quelli de La Gloriosa, la curva del San Lorenzo, il Club Atlético San Lorenzo de Almagro.
Le curve argentine sono tutte abbastanza entusiasmanti - badate a questo, ad esempio: sono praticamente tutti uomini, ma dai canti viene fuori una tonalità alta e chiara, luminosa, gioiosa; il contrasto con il growl da scimmioni delle curve italiane, dove pare ormai interiorizzato da ciascuno il dover cantare in quel modo tragicamente virile, è impietoso - ma quella del club azulgrana mi pare davvero oltre.


"Vengo del barrio de Boedo
Barrio de murga y carnaval
Te juro que en los malos momentos
Siempre te voy a acompañar
Dale dale Matador
Dale dale Matador
Dale dale dale dale Matador!


Impressionante, vero?
Il movimento verticale e orizzontale delle persone, la potenza del coro, la ripetizione che la moltiplica e rende tutto via via sempre più febbrile, potente, contagioso (canta e batte le mani a tempo tutto lo stadio, in realtà, lo si vede), quasi sovrannaturale.
Sette minuti di trance, come quei pezzi degli Animal Collective con le voci a strati che si accumulano in grande euforia (tipo questo, per pura coincidenza intitolato Brother Sport). Come quei pezzi techno che dal loro essere sempre uguali traggono forza sempre maggiore e ti portano da un'altra parte.


Il bello è che c'è dell'altro.
Riguardate il video, pensando che è stato girato alla fine di una partita che il San Lorenzo ha perso, in casa.


Non fatemi dire la solita banalità, tanto l'avete già indovinata: riuscite a immaginare una cosa del genere in Italia, dove manca poco che si fischi pure quando si vince?
E non vale neanche l'assunto tipicamente italiano del "se invece di incazzarsi così tanto allo stadio si incazzassero nelle strade", perché questi non sono affatto incazzati (quando forse ne avrebbero pure il diritto, visto il risultato), ma fanno festa. Hanno perso in casa ma non gliene frega un cazzo, perché riconoscersi tutti insieme come parte di quel tifo, e farlo presente alla squadra, è enormemente più importante. Sono contenti di tifare per la loro squadra e lo cantano forte. Le giurano che la accompagneranno "nei momenti brutti", ed è esattamente quello che stanno facendo.
Alla fine della partita persa in casa, per sette minuti di seguito con lo stesso coro.


"No me importa la cancha ni la categoria", cantano i tifosi del Talleres.
"Y no me importa en que cancha jugues/A donde vayas yo te voy a alentar", canta ancora La Gloriosa.

Con gli ultras in piazza Tahrir, un altro esempio - più piccolo, ma ugualmente significativo - di cosa sono a volte le curve all'estero, e di cosa dubito saranno mai in Italia.




PS - Per un'altra coincidenza, il video di cui sopra è stato girato il giorno del mio quarantesimo compleanno.


PPS - A quanto pare, è un'abitudine.

19/07/11

C'è un medico in sala?



















Provateci voi, ad avere un attacco di panico in mezzo al mare, durante la 10km di fondo ai mondiali di nuoto.
Ma soprattutto, provateci voi a sentire il vostro medico - il medico della nazionale italiana di nuoto, Sergio Crescenzi - che subito dopo dichiara: "Ha avuto una crisi respiratoria in mezzo al gruppo e si è messa paura, ma sta bene. È solo una cosa psicologica".

A parte che viene prima l'attacco di panico e dopo la crisi respiratoria, e non il contrario; una è sintomo dell'altro, non causa. Lo sa persino chi fa le didascalie delle galleria fotografiche sul sito di Repubblica, e ho detto tutto.
Ma comunque: si è messa paura??? È solo una cosa psicologica???
E quindi? Nulla di cui preoccuparsi sul serio, trattandosi di sport? Tutte cazzate?
L'aspetto psicologico è una cosa secondaria nella salute delle persone, soprattutto di quelle che - volendo guardarla anche solo dal punto di vista del medagliere - praticano sport a livello agonistico?
E dove crede di essere il dottore per parlare così, al bar con la Gazzetta aperta davanti?
Lo sa il dottore che Giorgia Consiglio, potendo scegliere, avrebbe molto probabilmente preferito uno stiramento, uno strappo, una frattura scomposta, un danno fisico anche grave a quello che ha vissuto?

Probabilmente no. Dopotutto, viviamo nel Paese in cui una squadra di calcio in crisi che decide di rivolgersi a uno psicologo (la Lazio di un annetto fa, ad esempio) non solo fa notizia come se si trattasse di chissà che cosa strana, ma alla fine deve rinunciare, perché i suoi stessi giocatori ne rifiutano l'aiuto.
Non siamo matti, non siamo femminucce, sono problemi da niente che risolviamo da soli.

17/03/09

Piemonte

Balon / 4 (il segnapunti)

Un sabato pomeriggio allo sferisterio di Bene Vagienna, provincia di Cuneo, per un'amichevole pre-campionato di pallone elastico, o pallapugno, o balon.
(Cliccare sulla foto per il set intero sul mio flickr)

Cerca in Soul Food

Archivio