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15/11/11

Ma che Fredo fa


(foto di Andrea Pomini)

Fredo Viola, avete presente?
Probabilmente no, e lasciatemi dire che il fatto è uno dei più grandi misteri della musica pop di questo nuovo millennio. Oppure, una spiegazione perfetta del potere sempre maggiore che - anche in tempi di recessione, dismissioni, acquisizioni - hanno uffici marketing e uffici stampa nella direzione dei media e nella formazione del gusto.
Lo ho già detto in passato e lo ripeto: in termini puramente oggettivi, per bravura e originalità, e per capacità di coinvolgere chi ascolta (e guarda!), è impossibile che Fredo Viola non sia una stella di prima grandezza del panorama internazionale. Uno invitato dappertutto, uno che fa l'ospite nei dischi di Björk e nei concerti di David Byrne, uno al quale i settimanali dei quotidiani dedicano dalle due alle quattro pagine.

Quando in televisione ho visto questa, ho pensato che forse era la volta buona, finalmente.


E invece no, a quanto pare.
In ogni caso, The Turn è il suo primo e unico album.
A mio parere, è uno dei migliori album del millennio sino a qui.
Cercatelo, e cercate anche su YouTube o Vimeo i suoi "cluster video".

La bella notizia è che Fredo è tornato, con due canzoni nuove nuove pubblicate su Bandcamp.
Eccole qua, senza ulteriori commenti.





PS - Questo è quello che scrissi nel 2009 per il catalogo del festival di cortometraggi Corto In Bra, quando Fredo fu protagonista di una memorabile esibizione dal vivo, e trovò anche il tempo di girare, montare e proiettare in due giorni una versione speciale della sua The Sad Song. Il giorno dopo la gente lo fermava per strada, commossa.



FREDO VIOLA, L’ALIENO DI FAMIGLIA
Statunitense di origine italiana, soprano professionista da adolescente e quindi regista laureatosi alla prestigiosa Tisch School dell’Università di New York, Fredo Viola è senza dubbio l’ospite più insolito di questa edizione del festival. Quello più di confine rispetto ai parametri cinematografici riconosciuti. Ma sono confini e parametri labili, messi in discussione ogni giorno dalla creatività umana, ridefiniti costantemente dalle conquiste tecniche e dalle forme del loro utilizzo. Fredo Viola riassume in sé questa confusione, e le possibilità che ne conseguono.
La sua espressione è un insieme difficilmente scindibile di musica, arti visive, cinema e performance. Una sintesi trovata confrontandosi con necessità e limiti, come spesso succede per le idee migliori. Dopo aver lavorato come montatore e designer di animazione Fredo decide di dedicarsi soprattutto alla musica, e da solo realizza canzoni fatte soprattutto di numerose parti vocali sovrapposte. “Man mano che le composizioni diventavano più complesse, ho cominciato a applicarvi alcune mie idee filmiche. Mentre pensavo a come strutturare i pezzi più intricati, visualizzavo la loro struttura come un viaggio cinematografico, o un sogno”. Come proporle dal vivo? Via video, creando un ensemble di tanti Fredo Viola sincronizzati, ripresi in parti diverse della stessa stanza e montati ognuno nel suo pezzo di schermo, ognuno impegnato a cantare la sua parte. Semplice, in fondo, ma ci aveva pensato qualcuno prima? “È il tipo più puro possibile di performance dal vivo, perché anche se non si sta realmente assistendo è senza correzioni, non adulterata. Ed è il massimo che possa fare senza far cantare una famiglia di miei cloni.”
Ma i diversi piani espressivi sono intrecciati a valle, oltre che a monte. Deliziosi acquerelli fra pop e folk, inni religiosi e canzone d’avanguardia, le sue melodie diventano addirittura straordinarie se viste. E vederle diventa il modo privilegiato di fruirne (non a caso, il suo album d’esordio The Turn esce con dvd allegato). A loro volta, i suoi cortometraggi sono molto di più che semplici videoclip delle canzoni. Come la sua musica, uniscono magia antica e soluzioni moderne, tensione romantica e pace, quotidiano e spirituale, con tecnica e gusto superiori. Parlando anche di cinema, tra le righe. Dichiarando la finzione in modo esplicito, come detto, o con piccoli dettagli - un microfono che entra in campo e viene spostato, la chiamata del ciak non tagliata - senza che ciò influisca sulla naturalezza del tutto, anzi esaltandola. E allora cinema può anche essere un video fatto di frammenti da 15 secondi catturati con una piccola macchina fotografica digitale, che su YouTube raccoglie ben 175.000 click in un singolo giorno. Cinema possono essere video realizzati in casa o per la strada, con mezzi semplici e idee chiare, e accessibili al di fuori dei canali tradizionali.
Per questo – ed è prerogativa dei Grandi – Fredo Viola è insieme un alieno piombato in mezzo a noi da chissà dove, e uno di famiglia che conosciamo da sempre. Per questo Fredo Viola ha senso, eccome, nel programma di un festival di cinema vivo e curioso come Corto in Bra.

01/07/11

Papà guarda, un video!



L'immenso Fabio Nirta me lo aveva detto in tutti i modi, quando una mattina di marzo era venuto a prendermi all'aeroporto di Lamezia Terme. Per tutto il tragitto fino a Settimo di Montalto Uffugo (esiste davvero, e noi ci eravamo diretti, per di più - in un pazzesco cortocircuito di immigrazione alla rovescia - in via Settimo Torinese) non fece altro che raccontarmi di quanto il suo amico Dario Brunori, ai più noto come Brunori Sas, fosse un genio della musica e soprattutto delle parole.
Io, un po' assonnato dalla levataccia e sommerso dalle pile di dischi che sulla mia scrivania ancora aspettano di essere ascoltati, risposi con il più classico e pietoso dei "lo so, me lo hanno detto in tanti, prima o poi devo ascoltarlo". Non il massimo per un giornalista musicale, ne converrete, essendo il suo Vol. 1 uscito nel 2009, ed avendo vinto il Premio Ciampi 2009 e la Targa Siae/Club Tenco 2010 come miglior esordio. Ma stare sempre al passo e informati su tutto, ragazzi, è una faticaccia. Anche se si tratta di cose belle come la musica.

Ora, chi segue questo blog sa che non parlo spesso di musica e basta. Anzi non ne parlo quasi mai, anche se ogni giorno la notiziola da commentare - fra quelle che arrivano via mail dagli uffici stampa, quelle pescate da siti stranieri e quelle (più rare) in cui ci si imbatte girando in rete spinti dalla curiosità e dalle associazioni di idee - ci sarebbe. Ma trattandosi di quello che faccio sulla cara vecchia carta ("i colleghi della carta stampata", cit. Novantesimo Minuto) ogni mese, raramente ho voglia di farlo anche qui. Anche se forse potrei.
Ora, io non so se Dario Brunori sia un genio come dicono alcuni o un peracottaro come dicono altri, i suoi dischi devo ancora recuperarli e sentirli. Ma la comparsa nella giornata di ieri di questa cosa (che non posso incorporare qui, essendo una esclusiva di Wired.it ancora per qualche giorno) mi sta facendo propendere per la prima opzione. A patto che il cantautore cosentino divida la qualifica con Giacomo Triglia, regista del video in questione (nonchè uno dei creatori della web tv musicale sudista Trallalàlla), perchè si tratta di una delle migliori interazioni fra canzone e relativo video viste da tempo. Immagini che accompagnano il testo senza che uno faccia da didascalia alle altre e viceversa; immagini visionarie senza perdere di vista l'impianto narrativo del testo. Si ha voglia di arrivare alla fine del video insomma, e di rimetterlo da capo, cosa che (almeno al sottoscritto) non succede praticamente mai. Si vede che Triglia e Brunori sono innanzitutto amici, insomma.

Leviamocelo di mezzo: c'è molto Rino Gaetano, è vero, e non è solo pigrizia estetica - lo sapete, ogni centrocampista grosso e nero di pelle una volta era "un nuovo Desailly", il biondo Krasic è naturalmente "l'erede di Nedved", i Battles senza Tyondai Braxton non valgono nulla e via così - dovuta alla comune provenienza calabrese e a un tono di voce simile. Ma nella musica, nelle parole e nel video di Rosa ci sono anche tanti altri particolari divertenti, toccanti, geniali. Appunto.

Per esempio.
- il ritmo Bo Diddley acustico che sostiene il pezzo;
- l'ondeggiare laterale della testa a 0'09";
- "a Bbbologna" pronunciato esattamente come lo pronuncerebbe lo studente fuorisede meridionale tipo a Bologna;
- il tizio in pigiama che trascina la sedia, sorta di proiezione del protagonista se dovesse restare in Calabria a fare il disoccupato vita natural durante, che compare a 0'22" e rivedremo in seguito;
- la Madonna di Pompei, che fa il suo ingresso trionfale scortata dalle majorette a 0'37", per diventare uno dei personaggi-chiave della canzone in una escalation simbolica che la porta dalla Fiat 126 al Duomo di Milano al velo della sposa, e segue passo passo la storia;
- l'organo Hammond, sempre il migliore, che entra nel riff qualche secondo prima di essere portato in scena a 0'59";
- il piede col mocassino che batte il tempo, una garanzia;
- l'esercito in azione a 1'15";
- un prete un po' Nannimoretti subito dopo;
- la Madonna di Pompei avvistata sul Duomo di Milano, appunto: "a me mi pare proprio leiiiii". Chissà;
- la ragazza scosciata con il cartello come negli incontri di boxe a 1'28";
- un ritornello che cela sotto qualche cambio di nota e tonalità un omaggio al Rocky Roberts di Stasera mi butto. Vedremo come anche lui si stia buttando, a suo modo;
- gli sposi percussionisti a 2'00", i Tamburi del Bronx del "giorno più bello", fantastici (con menzione speciale per il terzo da sinistra);
- "Se lavoro sedici ore al giorno ce la posso fare". Magari;
- il ballerino probabilmente balcanico a 2'19", segnalazione tanto scontata quanto doverosa. Non c'entra un cazzo, ma che ci volete fare;
- il micro-balletto di Brunori con lo stesso a 2'30", mentre la Madonna di Pompei e la sposa ormai paiono tali e quali;
- lo stacco sul trenino che gira e fa ciuf ciuf a 2'50", e apre la strada alla strofa finale, quella della resa dei conti;
- la faccia di Brunori nella suddetta strofa;
- la scena del bicchiere (caffè? Moka Drink? Brasilena?) che cade dal tavolo a 3'05", presagio funesto che il protagonista sembra cogliere eccome;
- "Forse è per via della mano/Te l'avevo già detto/Lavoravo alla morsa/E per fare di corsa/L'ho lasciata a Milano";
- "Sono invalido civile/Non so manco che vuol dire";
- il ballerino probabilmente balcanico che rientra in campo nella scena finale a 3'40", e incerto sul da farsi alternativamente guarda in macchina, gli altri attori e fuori campo;
- il finto Trucebaldazzi che a 3'53" strappa il cartello alla miss della boxe e si esibisce nel suo classico doppio middle finger con occhi incrociati. Dove cazzo lo abbiano trovato non si sa, ma grazie;
- il coro "bacio bacio" che parte a 4'10" e piano pianosi si ingrossa, con cucchiaini che battono sui bicchieri e il tempo che inesorabilmente va avanti, tutti che festeggiano i nuovi vincitori e in un attimo si scordano degli sconfitti, lasciandoli lì.

15/06/09

Colpa di Fredo

Guardate e ascoltate questo:


Poi guardate e ascoltate questo:


Poi guardate e ascoltate anche questo:


E questo:


Fredo Viola è un musicista, cantante, videoartista e pittore newyorkese.
The Turn è il suo primo album.
The Turn è anche uno dei suoi siti web, ed è bellissimo.

Fredo Viola arriva per la prima volta in Italia a fine mese, in esclusiva per il festival Cinema Corto In Bra, in programma a Bra (Cuneo) dal 25 al 28 giugno. Ci saranno proiezioni continue di tutti i suoi video, e una esibizione dal vivo la sera di sabato 28.

Fra qualche anno, non dite che non ve lo aveva detto nessuno.

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