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26/09/11

"Come ti gira dopo un colpo di pistola/Ti vedo un po' a corto di numeri"



















"Non ho chiuso il bar perchè non mi è sembrato opportuno - ha detto la titolare Pierina Giani - si è trattato di una fatto certo grave, ma voluto dalla signora. Mi spiace molto, era una donna gentile che da anni la domenica faceva colazione da noi, si sedeva al tavolo, consumava, dava la mancia e usciva. Ma perchè chiudere il bar? Aspettavo per pranzo 100 turisti in arrivo da Milano ed il locale era pieno di gente. Io devo pensare al locale, a pagare i dipendenti, e poi forse la signora avrebbe preferito questa riservatezza".

Nel delirio totale di questa dichiarazione - resa ai giornali dalla titolare del famoso bar torinese in cui questa mattina una donna si è chiusa in bagno e si è sparata, per spiegare la mancata chiusura del bar stesso - c'è una cosa che trovo particolarmente delirante.

"Devo pensare a pagare i dipendenti".
L'accenno buttato lì, la frase-chiave sentita mille volte alla tv in questi tempi grami e ripetuta ad arte sapendo che nessuno, a quel punto, avrà da ribattere.
Pericolosa, molto pericolosa.
La signora Giani vuole forse dire che chiudendo il bar per un paio d'ore, mossa da umana pietà o anche solo da buonsenso (per fare lavorare meglio polizia e ambulanza...), il mancato incasso sarebbe stato in qualche maniera diretta o indiretta scontato dai baristi e dai camerieri?
I suoi lavorano forse a cottimo, a cappuccini serviti e tramezzini riempiti, o hanno invece uno stipendio, in regola o in nero che esso sia, e quello stipendio alla fine del mese incassano?
Vi immaginate il vostro datore di lavoro che al momento di darvi la busta paga vi dice così: "Quel giorno siamo stati chiusi perché una si è sparata nel nostro bagno (o perchè si è allagata la cucina, o perchè si è rotta la serratura della saracinesca) e quindi ti pago di meno"?
Il rischio d'impresa è dell'imprenditore, non del dipendente. Quando l'impresa fa utili, la signora Giani non chiama i baristi e i camerieri per dividerli.

16/12/09

1 marzo 2010



Niente male come idea lo sciopero degli stranieri che si sta cominciando a organizzare tramite passaparola in rete, data prevista il 1 marzo 2010. Potrebbe essere una maniera efficace di spiegare a tanti italiani moderni che la maggior parte degli stranieri residenti in Italia ha un lavoro (che ha rubato agli italiani, naturalmente, anche se è noto come non hanno voglia di lavorare), una famiglia e una vita del tutto simile alla nostra.
Sarà difficile stimolare in molte menti il salto dal particolare al generale, visto che per gli stranieri con i quali abbiamo a che fare quotidianamente siamo spesso disposti a fare delle eccezioni - il proprio dipendente è sempre un bravo lavoratore, i genitori del compagno di classe del figlio sono sempre delle brave persone, la badante della vecchia zia è sempre un tesoro e l'egiziano che ci arrotola il falafel è sempre simpatico - ma tutti gli altri se ne devono tornare a casa perchè c'è il problema della sicurezza e perchè o si adeguano alle nostre tradizioni o via a calci in culo. Il 90% dei nostri dipendenti è straniero ma votiamo Bossi, insomma.
Sarà difficile, dicevamo, ma potrebbe essere un ottimo inizio.

Dice il sito ufficiale dell'evento: "Cosa succederebbe se migliaia di infermieri, pizzaioli, muratori semplici e specializzati, saldatori, mulettisti, badanti, baby sitter, cassiere, capireparto, artisti, mediatori culturali ed educatori, addetti alle pulizie negli uffici, custodi e concierge, camerieri, operatori turistici, centralinisti, magazzinieri, operatori informatici, insegnanti, medici, politici, opinionisti, giornalisti… si fermassero tutti insieme?"
Sarebbe favoloso. Lo hanno già fatto negli Stati Uniti il 1 maggio del 2006, e stanno organizzandosi per farlo lo stesso 1 marzo 2010 in Francia.
Mi permetto però un suggerimento.Dice sempre il sito ufficiale dell'evento: "E cosa succederebbe se insieme a loro si fermassero studenti medi e universitari, casalinghe, liberi professionisti dell’edilizia, dei trasporti privati, dei settori dei servizi? E se a questi si aggiungessero anche i loro colleghi italiani, impiegati negli stessi settori, partecipi delle stesse attività, accomunati dal senso di squilibrio e disuguaglianza che colpisce tutti?"
Sarebbe favoloso, un vero sciopero generale, ma forse svierebbe dal senso stesso della manifestazione: sono gli stranieri che devono scioperare, solo loro. Se scioperano insieme a loro anche gli italiani, non è più lo sciopero degli stranieri. Come si fa allora a dimostrare che senza gli stranieri l'Italia non va avanti?
Servirebbe, a mio parere, che gli italiani sostenessero l'iniziativa in altre maniere.

Quindi i punti dall'1 al 7 della mail che sta girando in questi giorni:
"1) diffondere il più possibile l'iniziativa, soprattutto tra gli stranieri che conoscono o con cui hanno dei contatti (invitarli dunque a iscriversi al gruppo e a visitare il blog, se possono - ma stiamo cercando di rendere scaricabile per tutti il materiale informativo e quindi la diffusione potrà essere fatta anche in modo tradizionale, attraverso volantini);
2) contribuire attivamente alla costituzione di comitati locali e partecipare alle attività del proprio gruppo;
3) indossare quel giorno un simbolo di riconoscimento (stiamo ragionando su quale potrebbe essere);
4) suggerire forme di protesta alternative allo sciopero strictu sensu (non tutti possono astenersi dal lavoro, pensiamo ai precari, a chi fa lavoro domestico, a chi non ha un contratto regolare...);
5) facilitare l'adesione allo sciopero da parte degli stranieri: informarli rispetto ai loro diritti, indicare le strade da percorrere per farli valere e, se si è datori di lavoro, incoraggiare i propri dipendenti a esprimere il dissenso;
6) attivarsi per raccogliere fondi: non ne abbiamo, siamo persone comuni, e per produrre il materiale informativo, i manifesti e portare avanti le attività dei comitati servono risorse;
7) mettere a disposizione il proprio know how: servono consulenze legali, abilità informatiche etc etc per portare avanti l'iniziativa."

Ma forse non il punto 8:
"8) SCIOPERARE: questo sciopero avrà più impatto se vedrà uniti italiani e stranieri, nella consapevolezza che la violazione dei diritti è un danno per l'intera società e non solo per le persone immediatamente colpite."

In ogni caso, facciamo girare.

(E già che siamo in argomento, qualcuno spiega a Lippi che Balotelli non è un oriundo?)

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