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14/01/11

Dance to the underground


"When I first toured Europe in 1992, I was very surprised to find out that the people who liked punk-rock didn't like other kinds of undergorund music, like underground dance music. It's still not mainstream music, what's your problem?"

I Dirtbombs escono a febbraio con Party Store (In The Red), un album interamente composto di cover di Detroit techno. Intervista a Mick Collins sul prossimo Rumore, una delle più interessanti che il sottoscritto abbia mai fatto, dedicata ai puristi di ogni genere.


Scion A/V Presents: The Dirtbombs - Sharevari from Scion A/V on Vimeo.

21/12/08


3. Rodriguez Cold Fact (Light In The Attic).
Una storia e un disco pazzeschi. Sixto Rodriguez è un detroitiano di prima generazione, figlio di messicani, che si fa strada suonando nei bar più scassati e improbabili della Motorcity, spalle al pubblico e chitarra acustica amplificata. Ma le sue canzoni sono un tesoro, e se ne accorge un team produttivo formato da Dennis Coffey (all’epoca chitarrista dei Funk Brothers, house band della Motown) e Mike Theodore. Con loro Sixto realizza nel 1970 questo fantastico album di debutto, una perla che negli Usa viene ignorata e dimenticata ben presto, ma che per gli strani casi del rock’n’roll diventa uno dei simboli della controcultura bianca in Sud Africa. Dove Rodriguez è tuttora amato quanto i big. Di che si tratta? Di pop e folk, Dylan e psichedelia, critica sociale e visionario realismo di strada, riuniti in dodici canzoni che hanno del miracoloso per come riescono a evocare quei tempi e quei luoghi con una nitidezza incredibile, suonando tuttora stupende. E ci fermiamo qui, per non rovinarvi ulteriormente la sorpresa. Senza facili entusiasmi: un Classico. (da Rumore #200)

4. Derrick May Innovator (R&S).
Dopo il ripescaggio dei Model 500 di Juan Atkins (The Originator) tocca oggi alle produzioni di Derrick May (The Innovator appunto) a nome Rhythim Is Rhythim e Mayday soprattutto. Con Kevin Saunderson (The Elevator) si tratta di quei mitologici Belleville three che, da un sobborgo della Motorcity e con mezzi rudimentali a disposizione, trasformarono letteralmente la house in techno. Quella che May stesso ebbe a definire “George Clinton che incontra i Kraftwerk in un ascensore”, o hi-tech soul. Perché dell’ennesima tappa nella meravigliosa storia della musica afroamericana si trattò e si tratta, ed è evidente dal calore e dall’amore che queste tracce trasudano. Doppio cd antologico uscito nel 1998 e fuori catalogo da anni, raccolta di materiale prodotto fra 1987 e 1997, Innovator è senza troppi giri di parole un disco indispensabile. Pieno zeppo di classici senza tempo (Nude Photo, Strings of Life, The Beginning… la lista dovrebbe comprendere tutte e ventinove le tracce) e mai meno che brillante. Le sue progressioni vi porteranno molto, molto in alto. (da Rumore #200)

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