16/04/03

Rieccoci qua, dopo molto tempo. Un po' è colpa mia, un po' di questo benedetto Blogger che fa scherzi. In ogni caso, I'm back muthafuckas.

desiderata
12. Desiderata Desiderata
(Dischord/Desiderata 1991, 7” usato, € 6.00)
Volendo seguire l’evoluzione della scena di Washington DC e delle varie direzioni in cui il suo suono è andato, sono di enorme aiuto le cosidette half-label releases, ovvero i dischi che la grande mamma Dischord decide di produrre in collaborazione con etichette cittadine più piccole, fornendo supporto e moneta. Il settore giovanile, insomma, della prima squadra.
Sono uscite difficilissime da trovare, qui. i distributori importano solo le uscite 100% Dischord, e per il resto tocca affidarsi ai gruppi in tour o alla carta di credito. Come sarà arrivato qui questo singolo dei Desiderata, per esempio?
Chi segue l’hardcore si ricorderà di loro in apertura della storica compilation Give Me Back edita da Ebullition all’inizio degli anni ’90, dedicata alla violenza sessuale e intitolata come un verso degli Embrace di Ian MacKaye. Alla voce c’è la sorella di Ian, Amanda, e questo è un po’ l’altro motivo per cui tutti si ricordano dei Desiderata. Non avendo mai visto la band dal vivo, il loro unire energia punk e ricordi di rock duro non mi ha fatto impazzire, così come la voce di Amanda non mi sembra niente di trascendentale. Non male il break percussivo di Walking In My Sleep, comunque. Insomma, una band minore nel panorama DC, ma sempre una testimonianza di una scena fondamentale.

cadallaca
13. Cadallaca Out West
(Rough Trade/Kill Rock Stars 1999, cds usato, € 3.50)
Corin Tucker (spero di non dovervi dire in che gruppo suona), STS (Haggard) e Sarah Dougher sono -erano?- Cadallaca. Un album su K nel 1998 e questo ep le uniche testimonianze reperibili, entrambe poco distanti dai territori battuti da Sleater-Kinney (ecco, ve l’ho detto) e dai brani più movimentati della stessa Dougher. Ricordo che all’epoca rimasi impressionato dall’album, e che cercai invano questo ep quando seppi della sua uscita. Ora, perdipiù con le suddette Sleater-Kinney diventate il miglior gruppo rock del pianeta, suona meno essenziale di quanto immagino avrebbe suonato all’epoca. E mancano pure i testi, tra l’altro. Ma per la collezione andrà benissimo, e si fa pure ascoltare con piacere (soprattutto quando Sarah Dougher prevale).

brighteyes
14. Bright Eyes 3 More Hit Songs By Bright Eyes
(Wichita 2002, cds usato, € 3.50)
Singolo europeo per l’enfant prodige Conor Oberst, che a dir la verità conosco poco o nulla. Mi prestarono Fevers & Mirrors al tempo, ma al primo ascolto non mi dissero molto, e mi toccò passare oltre. A sentire Lover I Don’t Have To Love -legittima quanto un po’ trita ode alla promiscuità condita da alcool e droghe, quelle cose che ai giovani piace raccontare quanto fare, ma che alle mie orecchie vecchie e ciniche suonano un po’ così…- su pop epico di derivazione Radiohead, mi devo ricredere: il giovanotto è meno pizzoso di quanto ricordassi. Completano il singolo due brani tratti dall’ep americano There Is No Beginning To The Story: una verisone live di Out On The Weekend di Neil Young e l’acustica e casalinga Amy In The White Coat (peccato manchi il testo).
Insomma, se qualcuno me lo masterizza e mi fotocopia il booklet posso ricambiare.

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