03/08/02

65. The Promise Ring “Wood/Water” 2002. (cd nuovo, Anti, € 13.83).
Del film non ricordo titolo né altro, se non quella situazione. Tipica, già vista: ragazzi americani, un’auto, una mattina degli anni ‘70, sole, freddo fuori e neve non ancora sciolta, destinazione poco chiara, pausa dalle responsabilità o ritorno ad esse. Silenzio e autoradio. Immagine nitida, che “Wood/Water” evoca in maniera struggente.
Non ci si aspettava “Very Emergency 2”, ma neanche uno scarto troppo netto con passato e processo evolutivo dei quattro. Quando però i suddetti entrano in studio con Mario Caldato e Stephen Street e la prima cosa che ne esce fuori è “Say Goodbye Good” (languido quasi-gospel con coda epica… Mojave 3? Primal Scream?), beh, non resta che prenderne atto: punto. “Anzi -come diceva Totò- due punti!”.
Le prove: un’inedito lavoro sui suoni, ricchi e raffinati, ottimi e abbondanti verrebbe da dire, pensando alla via via crescente semplicità dei tre album precedenti. Una voce morbida e versatile, a tratti irriconoscibile. Testi definitivamente affrancatisi dall’accumulazione poetica di giochi di parole e citazioni geografiche.
Proprio “Say Goodbye Good” è un po’ il vero Finale dell’album, con la seguente, soffusa “Feed the Night” a chiudere un po’ come apriva “Size of Your Life”, voce filtrata e andamento sbilenco, incipit insolito per un disco probabilmente destinato al successo, da parte di una band che a ben altre prime canzoni ci aveva abituato.
In mezzo, ballate. “Stop Playing Guitar” e la splendida “My Life Is at Home”, scaldata da cori perfetti, le sole a ricordare i recenti trascorsi. Altrove tornano in mente Elliott Smith (“Become One Anything One Time”, l’ottima “Suffer Never”), i cugini Vermont (“Wake Until April”) o entrambi (“Letters to the Far Reaches”). La ricerca di una classicità rock, più che pop, e molto ‘70 pervade tutto il lavoro, che riesce dove il secondo Jets To Brazil riusciva solo in parte.
Altri, adesso, fanno roba alla Promise Ring. I Promise Ring compongono canzoni. Nell’autoradio dell’auto che non ho continuano ad esserci loro.
PS – a quasi cinque mesi dalla stesura, non posso che confermare.

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