10/05/02

41. U2 “11 O’Clock Tick Tock/Touch” 1980. (7” Island, usato, € 10.00, AMG).
Per farla breve, gli U2 sono stati il mio primo ascolto non convenzionale e non mainstream. Vero, anche il Franco Battiato periodo “La Voce Del Padrone” in seconda media era un ascolto sicuramente non convenzionale (i canzonieri da campo estivo con accordi per chitarra tentavano “Cuccuruccuccu” o “Bandiera Bianca”, ma si vedeva che faticavano a considerare il siciliano cantautore tra schiere di De Gregori e Venditti…), ma baciato da sufficiente popolarità per poter essere considerato (quasi) mainstream.
“Under A Blood Red Sky” è il primo disco che ho comprato con i miei risparmi, 8500 lire, dopo uno speciale a “Deejay Television” che mi aveva cambiato la vita. “The Unforgettable Fire” me lo aveva regalato mia mamma il giorno dell’esame di terza media. E non ridete, gli U2 nel 1985 erano un ascolto non convenzionale, all’istituto tecnico non li cagava nessuno. Giusto io primino e un’altra tipa in un’altra prima che però girava con gente di quinta. E questa gente di quinta, ovvio. Ma io ero iscritto al fan club italiano, loro no.
Di “11 O’Clock Tick Tock” conosco quindi a memoria la versione muscolare ed ispirata presente sul disco dal vivo, ma non quella in studio presente solo su questo singolo. Quando comincia stento a riconoscerla, così timida e abbozzata, con una batteria fin troppo in primo piano. E anche il pezzo, lo si conceda a un fan di vecchia data, non mi è mai sembrato memorabile come la quasi totalità di quelli presenti su “Boy” (oh, “Boy”). Stesso discorso per “Touch”, inedito assoluto reperibile solo su questo dischetto: c’è la fragilità delle prime cose del gruppo, su un pezzo appena più aggressivo del suo lato A. Detto questo, staccherei assegni per vedere dal vivo gli U2 degli esordi.

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