Il tizio corre da solo, è chiaro. Almeno dal fenomenale Fabric 55 di due anni fa, tutto autografo. Dubstep, techno, ambient, minimalismo, avanguardia, etnografia, chi se ne frega. Chiuso alla grande il 2011 insieme a Pinch, Shackleton apre l'anno nuovo con un mostro che alza l'asticella di un'altra tacca o due, la sua creatura più aliena e rivoluzionaria. Una suite di 65 minuti divisa in cinque parti, Music for the Quiet Hour, che sviluppa le zone più rarefatte e grigie della sua musica, vagando mentalmente e fisicamente senza perdere di vista la narrazione. Come moderna musica classica per nulla tranquilla, che anzi fiorisce di continuo. The Drawbar Organ EPs (tre vinili o un altro cd, dipende dalla versione del box) sono in confronto puro Shackleton, con aggiunta di un organo elettrico con cui il nostro si dà un inusuale tocco di leggerezza, continuando ad esplorare come il suo celebre omonimo. (Rumore n.245)
29/11/12
7. Allah-Las. Allah-Las (Innovative Leisure).
I maniaci del futuro a tutti i costi, di solito, bollano dischi come questo al primo ascolto: revivalismo. In attesa di sapere perché un gruppo che rifà la California di metà Sessanta sia revivalista e uno che rifà qualunque altra cosa invece no, riascoltiamo ancora una volta - ormai si contano a dozzine - e con sommo piacere il primo album di questo quartetto di Los Angeles. Un album che se davvero fosse stato scritto e registrato nella California di metà Sessanta sarebbe oggi riverito come un classico. Un sogno al rallentatore a base di limpidi arpeggi elettroacustici e maracas, riverberi e melodie pop psichedeliche, garage-folk malinconico (vedi cover di It's Been a Long Journey degli oscurissimi Roots) e surf. Un concentrato di purezza e classe innata, dal sapore quasi arcaico, misterioso, che evoca spiagge e canyon della loro terra con una nitidezza impressionante. Galeotto fu Amoeba, mitologico negozio di dischi del Sunset Strip dove tre dei quattro hanno lavorato, smistando migliaia di vinili usati nel retro, scoprendo e trattenendo il meglio (è lo ius primae noctis del commesso): "Otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana, seduti lì ad ascoltare cose di gruppi mai sentiti prima. Può diventare una vera libidine, specialmente per un dipendente giovane e curioso che in realtà non sta lavorando, ma scavando fra pile di dischi e mettendo da parte quello che vuole". Aggiungere una cantina/sala prove con tavole da surf d'annata di papà allineate lungo i muri, e il quadretto è completo. (Rumore n.251)
28/11/12
8. Robert Hood. Motor: Nighttime World 3 (Music Man).
Non mettete fretta a Robert Hood. Colonna dell'elettronica detroitiana, fondatore del collettivo Underground Resistance e padre della via minimale alla techno, gli ci sono voluti dodici anni per il terzo capitolo del suo atto d'amore per la Motor City, partito nel '95 e continuato appunto nel 2000. Ma ne è valsa la pena. Motor: Nighttime World 3 è una colonna sonora perfetta per la città, la sua storia, la sua caduta e il suo futuro. Ma è soprattutto un monumento alla profondità del discorso musicale di Hood, e alla sua capacità di gestire atmosfere ed emozioni in forma di narrazione, creando un ambiente vivo in cui sembra di sentire le macchine respirare. Non mancano le mazzate da pista, certo (Drive, Black Technician, l'intricata A Time to Rebuild), ma ci sono anche morbido soul tecnologico, retroterra jazz che viene a galla, malinconia noir e dolcezza estrema. Chiamiamolo compositore. (Rumore n.250)
9. AAVV. Jende Ri Palenge (Soul Jazz).
A volte ho l'impressione che qualche emissario delle case discografiche studi attentamente i miei gusti e i miei gesti, e tornato in ufficio si metta al lavoro sul disco fatto apposta per me. Quello da farmi apparire per finta coincidenza sul monitor quando faccio una ricerca qualunque. Jende Ri Palenge, per esempio. Mi fossi messo a tavolino a inventarlo, non sarei riuscito a farlo così bene. San Basilio de Palenque è un piccolo villaggio nel nord della Colombia, poco distante dalla costa caraibica, ed è il primo centro abitato fondato nel XVII secolo da schiavi fuggiti. Ma soprattutto, è l'unico sopravvissuto fino ad oggi, preservando una unicità etnica, linguistica e culturale che lo ha reso letteralmente un angolo di Africa in Colombia, oltre che "capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell'umanità" dall'Unesco. Lì sono stati Simon Meija (Bomba Estéreo) e Santiago Posada, per documentare in suono e immagini una comunità che è come una lezione di storia. Lo dice a un certo punto Panamá, leader del To Ane E Lo Memo Sexteto, che per lavoro pubblicizza la macellazione di un animale cantandola in rima per le strade del paese all'alba: "Siamo qui solo per caso, dovremmo essere tutti nel continente nero, in Angola". E profondamente africana - Angola e Congo soprattutto - è la musica che i due registrano nello studio messo su in loco e quindi donato alla comunità. Altamente percussiva e altrettanto melodica, miracolosamente sospesa fra due continenti, accattivante come poche altre registrazioni etnografiche sul campo sono mai state. Ma non è tutto. Oltre a un cd di venti canzoni originali ci sono un altro cd con dodici remix, affidati a una superba selezione di produttori elettronici (Osunlade, Deadbeat, Matias Aguayo, Kalabrese, Jay Haze, Kromestar...), e un bel dvd con documentario e svariati extra. Il tutto disponibile anche in vinile quintuplo e dvd, edizione limitata di mille copie. Monumentale. (Rumore n.244)
27/11/12
10. Sun Araw & M. Geddes Gengras Meet The Congos. FRKWYS Vol. 9: Icon Give Thank (RVNG Intl.)
Complimenti a chi ha avuto l'idea, intanto. Accoppiare due guru del nuovo suono sperimentale/psichedelico come Sun Araw e Gengras e delle leggende del roots reggae come i Congos le batte tutte. Ma oltre ai presupposti, sono buonissimi i risultati: l'incontro in Giamaica fra i quattro vecchietti e i due freak - in full immersione nello stile di vita locale, erba compresa... - produce tre quarti d'ora di musica eccezionale in tutti i sensi. Ciascuno si mette al servizio dell'altro con ammirevole dedizione e rispetto; i due mutando il loro suono in una versione moderna del batitto rasta più lento, spirituale e meditativo, i Congos facendo volare alte le loro voci ultraterrene su una così insolita base, come se fossero ancora al Black Ark con Lee Perry ai cursori. Un'unione magica, documentata a dovere anche nel dvd allegato Icon Eye. (Rumore n.245)
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