10/03/15

"Tout le monde/Watch tout le monde"




"(...) José Louis Modabi in arte Pierre Kwenders, congolese trasferitosi adolescente a Montreal, conciato come una via di mezzo fra un sapeur della sua Kinshasa e un hipster nordamericano, con scenografia di ghetto blaster cartonati e giungla urbana non meglio definita.
Sicuro dei propri mezzi a dire poco, tanto da definire la sua musica "World 2.0" e da definirsi nientemeno che "portavoce dell'Africa moderna" e "ultimo imperatore Bantu", il ragazzo ha effettivamente numeri fuori dal comune. I segni di un'Africa urbana e all'avanguardia ci sono, congolesi ma non solo. Espliciti quando il cantato è in lingala, quando in Kuna Na Goma spunta l'asso Baloji, o quando i titoli sono cose come African Dream, Popolipo, Kuna Na Goma, Mami Wata. Riconoscibili quando emergono melodie corali e ritmiche che evocano la tradizione della rumba. Mai dominanti però, e mai ostentati.
Servono puttosto a inserire Le Dernier Empereur Bantou in un contesto electro/soul davvero globale, in cui giocarsela come lavoro tanto africano quanto canadese o - perdonate la banalità - cittadino del mondo. Anche per questo, e perchè siamo nel 2015 e non nel 1915, non stona affatto la scelta di Pierre da parte di Radio-Canada come rivelazione 2014-2015, ma stona la sua sistemazione nella vetusta e a quanto pare intramontabile categoria della "world music". A meno che la si intenda non in senso esclusivo (noi siamo noi, il resto è world) bensì inclusivo.
Perché c'è molto mondo, in queste undici canzoni: il ritmo incalzante e i suoni della splendida Mardi Gras, ad esempio, rimandano proprio alla Louisiana cajun, e le strofe rap dell'ospite Jacobous (Radio Radio) sono in chiac, francese acadiano misto a parole e costruzioni sintattiche inglesi, con influenze nativo-americane, lingua molto in voga fra le nuove generazioni del canada francofono. Il concittadino di origine mozambicana Samito rima invece in portoghese in Popolipo e Ali Boma Ye. Ani Kuni sembra avere come riferimento principale il pop mediorientale, piuttosto.
E la produzione - curata da Nom De Plume e Poirier - fornisce al tutto una polpa elettronica attuale e senza confini, con bassi prepotenti negli episodi ballabili e raffinatezza sintetica in quelli r&b, confondendo forme e stili, creando il supporto ideale per la bella voce di Kwenders, e marchiando un disco che potrebbe essere fatto a Montreal come a Kinshasa, a Parigi come a New York, a Nairobi come a Johannesburg." (Rumore n. 276)

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