03/12/02

115. Joy Division “Substance” 1988. (cd usato, Factory, € 6.00).
Se cercate commossi ricordi di Ian Curtis non li troverete qui. Non ho vissuto i Joy Division da contemporaneo, non sono mai stato uno di quelli che solo qui in Italia si chiamavano dark e in tutto il resto del mondo goth. Vi dirò di più: leggendo la sua biografia (“Così Vicino, Così Lontano”, scritta da sua moglie Deborah, edizione Giunti) il tipo mi è stato discretamente sulle palle, e mi sono chiesto in che stato dovesse essere la gioventù di fine ’70 per farne un idolo di tali proporzioni. Cristo, basta veramente un suicidio?
Ho sempre ascoltato però con piacere i Joy Division, apprezzandone soprattuto il memorabile “Unknown Pleasures” e la sua carica punkeggiante. Ricordo di aver trovato piuttosto pesante “Closer”, che giace intonso nel mio scaffale da una decina di anni, ma probabilmente oggi, se solo avessi il tempo di riascoltarlo, potrebbe piacermi un sacco.
Questo “Substance”, sottotitolato anche “1977-1980”, è una compilation di singoli e b-sides per la maggior parte mai apparsi su album. Parte dagli scarni esordi dell’ep “An Ideal For Living” ed arriva alla celebratissima “Love Will Tear us Apart”, passando per “Transmission”, “Incubation”, “Dead Souls”, “Atmosphere”, “Komakino” e non solo. Singoli che hanno segnato un’epoca e quelle seguenti, densi di intuizioni attualissime. Alla fin fine la cosa che mi entusiasma di meno è la voce di Curtis, e se la aggiungiamo al mal di testa feroce che mi attanaglia da questo pomeriggio, all’anestesia del dentista che se ne sta andando e al freddo, signori è ora di cambiare disco.

116. Hot Snakes “Suicide Invoice” 2002. (cd nuovo, Swami, € 20.14).
Non commettiamo l’errore di considerarlo un semplice progetto parallelo. Lo è di nome, non di fatto. O se anche lo è stato, Suicide Invoice metterà John Reis di fronte alle proprie responsabilità.
Lider maximo dei Rocket From The Crypt, formava con il ritrovato Rick Froberg l’asse chitarre-voci dei seminali Drive Like Jehu, mentre il batterista Jason Kourkounis stava con Delta 72 e Mule. Ma potete scordarvene, perché questo è il miglior gruppo in cui tutti loro hanno suonato.
L’epifania è datata 2000, quando “Automatic Midnight” esplose nei nostri stereo totalmente inaspettato, puro istinto e futuro incerto. Suicide Invoice replica oggi con immutata energia e un concentrato di rock chitarristico a 24 carati: punk-rock, wave grezza, i Sonic Youth più garage, i Drive Like Jehu più diretti. Melodie melanconiche e voce strafottente, ritornelli come ganci da macellaio, attitudine a pacchi da dodici. È San Diego al massimo splendore, altro che progetto parallelo!

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