05/10/02

91. Steve Wynn And The Miracle 3 “Live At Big Mama” 2002. (cd usato, Mucchio, € 4.00).
Un attimo di raccoglimento per i Dream Syndicate, prego.
Un “Rockstar” di inizio 1985 circa con gli U2 in copertina, la mia prima rivista musicale in assoluto. Catturato dai miei eroi irlandesi, compro e leggo da copertina a copertina più volte, soffermandomi con particolare curiosità e “timore” (grossomodo lo stesso di cui parlai a proposito dei That Petrol Emotion, archivio di maggio) su un corposo speciale dedicato a un misterioso Paisley Underground, a gruppi californiani che i giornalisti chiamavano neo-psichedelici e dicevano ispirati a leggendari gruppi degli anni ’60 che nella migliore delle ipotesi avevo solo sentito nominare. Un mondo nuovo davanti, insomma, che piano piano avrei cominciato ad esplorare e a godermi, e che aveva in Green On Red, Rain Parade e Dream Syndicate la triade di punta. Che dischi, quelli: “Gravity Talks” dei primi (i più roots), “Emergency Third Rail Power Trip” dei secondi (i più psichedelici) e “The Days Of Wine And Roses” dei terzi (i più punk), i miei preferiti.
Uno dei due dischi, quest’ultimo, ad essere venuto ad un concerto con me causa autografo (l’altro è il cd raccolta su Melankolic di Horace Andy, dio lo benedica, aspettato fuori dal Vox di Nonantola dopo un memorabile concerto dei Massive Attack epoca “Mezzanine”). Perché i Dream Syndicate purtroppo non li ho mai visti dal vivo, ma Steve Wynn sì. In un piccolo club di provincia pochi mesi dopo la pubblicazione del suo primo album solista “Kerosene Man”. Al basso stava allampanato Mark Walton, e in scaletta stavano vari pezzi del suo passato remoto: non era come vedere il Sindacato ma quasi.
Registrato nel novembre 2001 sul palco del celebre club romano con la sua nuova band (piacevolmente integrata dall’altro grande paisley reducer Chris Cacavas alle tastiere), ed allegato al mensile “Mucchio Extra”, questo live vede Steve indulgere nei ricordi (si comincia con “Halloween” e si chiude con la sempre struggente “The Days Of Wine And Roses”, in mezzo anche “Weathered And Torn” e la tenera “Burn”) tra un brano della sua carriera solista e l’altro. Rock chitarristico -includiamo pure la voce “Dream Syndicate” tra i significati dell’espressione- che esplode in lunghe e convulse cavalcate e si rilassa in ballate leggermente inquiete, figlio dei Velvet e dei Television come della West Coast da cui geograficamente proviene, quella dei Gun Club, dei Flesheaters e degli X. Forse già anacronistico, ma piacevolmente vero.

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