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12/03/15

Da Paolo Conte a Libero senza passare dal via

Semina il vento, romanzo di successo dello scrittore Alessandro Perissinotto.
Ad aprile 2011 esce con questa copertina.




A settembre 2012 esce in prima edizione economica, con questa copertina (e virgolettato di Paolo Conte, tanto per sottolineare il tipo di pubblico che si voleva raggiungere).




A luglio 2013 esce in seconda edizione economica, con questa copertina.




Siccome però c'è di mezzo la moglie iraniana di un italiano - la quale, da laica che era, si rifugia nella religione come reazione alla diffidenza e all'ostilità verso la straniera (ma dai! davvero?) che trova nel borgo sperduto sulle montagne piemontesi dove la coppia si trasferisce - e quando occasioni del genere le hai già in catalogo non è il caso di farsi troppi scrupoli (nemmeno se nel libro è lei che muore, e l'accusato è proprio il marito italiano, ma non sottilizziamo), la casa editrice si butta a volo d'angelo sull'emozione post-parigina, e ne pubblica a febbraio 2015 una terza edizione economica.
Con questa copertina, decisamente più orientalista e al passo coi tempi (anche se pare un ninja più che una donna iraniana).
E con uno strillo che dice tutto.




PS - Sostieni e diffondi Orientalis(si)mo!

18/12/14

Non è successo niente

Dopo mesi di notizione sparate a tutta pagina, "terrorismo" e parole simili infilate in ogni titolo, foto minacciose di uomini mascherati e fuoco, ecco la prima pagina della cronaca di Torino e Piemonte de La Stampa, il giorno in cui cade per i quattro militanti No Tav l'accusa, appunto, di terrorismo.

Com'era la storia che la smentita deve essere pari alla notizia bla bla bla bla bla?




In compenso, nelle pagine nazionali la Busiarda mette una foto sicuramente scattata ieri durante le proteste per la condanna. Notare lo smanicato invernale del manifestante.





06/08/14

Didascalie moderate



(a.k.a. Argomenti a favore dell'introduzione della semiotica nei programmi scolastici italiani, PRESTO)
A me non sta sul cazzo che La Stampa abbia la sua opinione su quello che sta succedendo in Palestina, e non mi sta sul cazzo che questa opinione sia diversa dalla mia.

A me sta sul cazzo che l'opinione de La Stampa passi come opinione obiettiva, non faziosa, moderata. In opposizione alla mia - o a quelli di altri media - che invece passa per estremista, faziosa, partigiana.
A me sta sul cazzo se La Stampa usa mezzi illeciti per fare passare questa impostazione (peraltro del tutto opinabile, come ho già avuto modo di dire: visti da qui, sono altri gli estremisti).
Perché l'informazione la fanno innanzitutto foto, titoli, didascalie e impaginazione. Poi, casomai, l'articolo.

Prendiamo la prima pagina di oggi, qualunque cosa ne pensiate di quello che sta succedendo in Palestina.

Primo punto, il più evidente.


La ragazza nella foto non "inneggia alla resistenza palestinese".
La ragazza nella foto ha in mano un palloncino con su scritto "Gaza ti amo".
Un palloncino su cui era stampata una generica scritta "I love you", a cui è stata aggiunta a pennarello la parola "Gaza", per la precisione.
Senza aggiungere altre analisi, da un punto di vista puramente fattuale, la didascalia è sbagliata.

Si comincia dunque a creare una cornice, una piccola narrazione tossica (perdonate l'abuso del termine, ma chi l'ha coniato ha avuto davvero un'intuizione felice), che trova il suo compimento allargando il campo.



Secondo punto, la finta equidistanza.

A sinistra della foto della ragazza, ce n'è una di un soldato. Anzi, "Un giovanissimo soldato israeliano di ritorno da Gaza".
Dimenticando per un attimo il fatto che da nessuna parte si vede come il soldato stia effettivamente tornando da Gaza, e non magari andandoci, notiamo alcuni dettagli utili a costruire il personaggio, a inserirlo nella narrazione di cui sopra e a farci posizionare dall'una o dall'altra parte:

- è molto giovane, in effetti;
- ha gli occhi chiari chiari, ha la faccia pulita e innocente, ha le braccia nude tese nello sforzo, ed è bello, come il 99% dei soldati israeliani nelle foto che di solito ci vengono mostrate;
- ha un'espressione sollevata, "io veramente non ci volevo andare, ma era necessario, e adesso meno male per tutti che è finita";
- l'immagine è luminosa, serena, sa di ritorno a casa dai propri cari in pensiero;
- conferma quello che il titolo sopra dice: Israele sta andando via da Gaza. Quindi, tutto quello che succederà da qui in avanti sarà responsabilità di altri, non di Israele.

Dall'altra parte, infatti, la ragazza di cui sopra:

- "Dopo la tregua", continua a inneggiare alla resistenza palestinese (facciamo finta che il palloncino dica quello); non si accontenta della tregua che Israele ha gentilmente concesso, ma persevera nel suo odio;
- per quello che ne sappiamo, potrebbe anche non trovarsi a Gaza ma manifestare in qualunque parte del mondo; conta però identificare quella foto come ciò che resta a Gaza dopo che Israele se ne è andato;
- restano vetrine di negozi piene di manichini e vestiti colorati, altro che bombardamenti e distruzione;
- restano bambine col volto scuro scuro, velate e bardate con la kūfiyya, che non riescono ad essere contente della tregua; ma non protestavate tutti perché uccidevano anche i bambini?
- restano uomini baffuti nelle retrovie, metaforica messa in scena del mito degli "scudi umani" usati da Hamas ripetuto a oltranza ogni volta che Israele bombarda Gaza;
- resta un'immagine scurissima, che contrasta ad arte con la luce emanata da quella al suo fianco.

Da scuola di giornalismo, in un certo senso.


02/08/14

Rapimenti

I nostri splendidi media accettano che sia guerra in tutto e per tutto, compresi bambini massacrati e ospedali bombardati. Tranne quando una parte precisa cattura uno dell'altra parte. Allora è un "rapimento", una scorrettezza, una mossa da canaglia, rottura della tregua (che ad esempio costui fosse lì dove l'hanno preso invece non è rottura della tregua, no no).
Quando, sulla base di accuse non dimostrate, e dimostratesi poi taroccate - nascondendo la morte già avvenuta dei tre ragazzi per avere l'opinione pubblica con sè - Israele ha rapito (qui sì che ci sta) circa CINQUECENTO membri di Hamas o presunti tali in Cisgiordania, senza renderne conto a nessuno, silenzio totale.

18/07/14

Mandela il "terrorista"

Piccolo reminder: lui era Nelson Mandela, quel simpatico vecchietto con le camicie colorate che tutti amate.
Fosse stato palestinese, lo starebbero bombardando insieme alla sua famiglia e ai suoi vicini di casa.
O sarebbe già morto, magari stanotte.

(QUI la lettera del 2001 dello stesso Mandela a un columnist del New York Times non molto informato, o in mala fede)

15/07/14

Li mortacci tua

Certo, dopo una settimana di bombardamenti comincia pure a mettere a pagina 23 il corsivo di un israeliano che dice che forse hanno un po' esagerato, così sembri più imparziale.
Tanto in prima pagina continui a mettere titoli come quello qui sotto, quello in rosso.
La cui consequenzialità taroccata - sì, c'è il punto prima, ma dove pensate siano i 78 morti se leggete tutto di fila? - è roba da manuale della manipolazione, anzi della creazione di notizie false da elementi veri. Comunque la pensiate.



(La Stampa, 11 luglio 2014)

28/04/14

You might win some but you just lost one

Mi arriva un comunicato stampa che esordisce così:

Milano, 28 aprile 2014. Bionda e dalle curve sfacciatamente sexy, IGGY AZALEA è la nuova rivelazione del rap al femminile che in soli due anni è riuscita a diventare un fenomeno non solo musicale ma anche di stile.

1) MILANO????
2) "Bionda e dalle curve sfacciatamente sexy" è la prima cosa che dice di te il tuo ufficio stampa?
3) Come sono delle "curve sfacciatamente sexy"? Grandi? In vista?

Insomma, mi viene piuttosto da linkare questo.

25/03/14

Tripadvisor lo segnala?



Leggo su La Stampa di qualche giorno fa.
Prima reazione: minchia, pensa se fosse stato il più brutto.
Seconda: temo che purtroppo chi scrive abbia ragione, e che un centro di accoglienza senza letti, acqua potabile e cucina (ma che "sembra un agriturismo", giusto per fomentare un altro po' chi casca o non vede l'ora di cascare in bufale a cadenza regolare tipo "i nostri figli pagano la materna e per i figli degli stranieri è gratis, "i Rom non devono pagare i mezzi pubblici anzi gli danno duecento euro a testa al mese" e "se uno straniero commette un reato gli danno la metà della pena che danno a un italiano") sia al momento il meglio che si voglia riservare a queste persone.
E che a questa situazione teoricamente di eccezionalità ci sia chiesto di abituarci, come a tante altre normalità che normalità non dovrebbero essere.

13/02/14

A che ora è la fine del mondo?





Una mail così.
La comunicazione istituzionale di Ligabue (uno dei più noti e importanti cantanti italiani) alla vigilia della sua partecipazione a Sanremo (il più noto e importante festival musicale italiano), è una mail così.

Con tutti i soldi che ha, Ligabue paga profumatamente un ufficio stampa per:
- non riuscire a chiedergli una dichiarazione ufficiale di cinque righe buttate lì;
- copiare al volo un aggiornamento di stato dalla sua pagina Facebook;
- non rileggerlo nemmeno, o non osare nemmeno mettere mano al suo italiano incerto ("L'ha generato Google Translate?", si chiede una mia amica)
- gareggiare con Ligabue stesso in quanto a incertezza dell'italiano, con evidente preferenza di entrambe le parti per la lingua parlata rispetto a quella scritta;
- linkare la pagina Facebook stessa senza riuscire a incorporare un link nel testo della mail;
- formattare il tutto con gusto neo-forconiano e font a volontà.

Salute.

27/11/13

"Mi dà un pacchetto di Camel e...



...La Padania Repubblica.
Grazie, arrivederci."

06/10/13

Notizie e notizie














Adesso però voglio la notizia anche tutti gli altri giorni, quando succede il contrario, altrimenti non vale.
Vale come sempre il gioco di immaginarsi le parti invertite.

Territori, bimba palestinese ferita da cecchino mentre gioca nel giardino di casa
Secondo la polizia, il colpo sarebbe stato sparato dalla barriera che separa la colonia di Psagot, a est di Ramallah, dalla cittadina di al-Bireh. La bambina, colpita al petto, è in gravi condizioni.

Ammesso che si tratti di un colpo palestinese (il pezzo non lo dice, ma quantomeno lo suggerisce via suggestione): quante volte avete letto una notizia simile, in occasione delle quasi quotidiane aggressioni armate dei coloni illegali israeliani, e dell'esercito regolare, alla popolazione palestinese?

("Territori" starebbe per Territori Occupati, ma "Occupati" faccio che non metterlo, non c'è spazio.)
("La polizia", cioè la fonte della notizia, non ho nemmeno bisogno di specificare quale sia.)

13/09/13

La RAI eccetera

Lo speciale della tv nazionale su Lucio Battisti ("Emozioni Gold", complimenti per il titolo) andato in onda ieri passa direttamente da "Una giornata uggiosa" (1980) alla morte (1998).
Tralasciando diciotto anni di vita e altri sei album, caratterizzati tra l'altro da una svolta artistica piuttosto netta.
Nemmeno riproponendo per l'ennesima volta la narrazione del primo Battisti come unico "vero" Battisti, ma proprio dicendo che dal 1980 alla morte fa perdere le sue tracce, testuale o quasi.
Sconcertante, a prescindere da quello che si pensi dei dischi con Panella.
O Mogol ha scritto anche i testi di questa trasmissione, o davvero il giornalismo in Italia sta messo malissimo.

07/09/13

Nel dubbio, Glik

C'è chi le chiama "narrazioni tossiche".

Ieri.
Kamil Glik, difensore polacco del Torino, viene espulso in entrambi i derby con la Juventus del campionato di calcio 2012/2013. A prescindere dalla correttezza delle due decisioni arbitrali, e a prescindere dal tifo di chi scrive per una delle due squadre in questione, Glik diventa il cattivo per antonomasia, adorato dai suoi e additato come pessimo esempio dagli altri.
Con altri intendendo non solo i tifosi della squadra avversaria, ma i commentatori sportivi tutti, sempre pronti a prendere le parti del più forte (nota per i lettori calcistici: tanto moralismo lo ricordate per giocatori decisamente più violenti in bianconero, tipo Montero?), e invece a ignorare o sottovalutare quando il più forte si ritrova a sua volta "colpevole".
Ai giornalisti servono le storie, e un giocatore del Toro espulso in entrambi i derby è una storia.
Il compagno di squadra Policano era tre volte più truce e violento di Pasquale Bruno, ma la storia era Bruno, chissà perché. Forse per il nome un po' buffo, che faceva rima con quel triste soprannome piovutogli addosso (quando era già diventato granata, naturalmente, mica quando giocava per la Signora). Forse perché Policano, a quanto si racconta, era cattivo davvero.
Ecco, la storia che si vede all'orizzonte già quando Glik viene espulso in quel derby di andata è quella di o' Animale. Il Toro è di nuovo in serie A, non possiamo continuare a ignorarlo come quando era in serie B, dobbiamo parlarne, troveremo il modo giusto di parlarne.

(A chi si chiedesse perché il derby di Torino sia l'unico derby non equilibrato, nemmeno sul lungo periodo, del calcio italiano: la Juve compra i giocatori più bravi, e non solo).

Oggi.
Il modo giusto, per esempio questo.


































































Mirko Vucinic è un attaccante montenegrino della Juventus.
Kamil Glik nel frattempo del Torino è diventato il capitano.
Per la qualificazione ai prossimi mondiali in Brasile, si sono sfidate proprio le nazionali di Polonia e Montenegro. Risultato 1-1, ma la notizia che fa rapidamente il giro dei media italiani è un'altra: al 36' del primo tempo Vucinic si è infortunato, per un brutto fallo di Glik.
Guarda caso. Un giocatore della Juve e uno del Toro in campo, e quello della Juve (il più forte, il campione) esce dal campo in barella per un fallaccio di quello del Toro (lo scarso, il cattivo, quello che con mezzi leciti non ce la fa). Questa sì che è una storia!
Sembra una battuta da bar ("Hai sentito? Vucinic si è infortunato con la nazionale, contro la Polonia." "Minchia, e chi gli ha fatto fallo? Glik?") da tanto è scontata, e probabilmente proprio al bar è nata.

Perché è falsa.


(da 44'00" in avanti)

Il fallo su Vucinic non lo ha fatto Glik, lo ha fatto il suo compagno di squadra Artur Jędrzejczyk.
Bastava guardare la partita, o almeno gli highlights, o leggere una cronaca minuto per minuto.

(Non quella ufficiale della UEFA, dove un fallo talmente grave e increscioso manco c'è. Talmente grave che Vucinic stesso si alza da solo per lanciarsi zoppicante verso l'arbitro e protestare, beccandosi un'ammonizione, e ributtandosi a terra subito dopo.
Non quella di Livegoals.com, che segnala il calcio d'angolo ottenuto dal Montenegro dopo che l'arbitro concede la regola del vantaggio al fallo su Vucinic, e l'ammonizione di cui sopra. Ma non il fallo, nè tantomeno Glik).

Bastava volerlo fare, ma poi la storia non c'era più.
Chi lo conosce Jędrzejczyk? Chi è capace anche solo a scrivere o pronunciare il suo nome? Lo pronuncia oggi Kamil Glik, costretto suo malgrado a fare chiarezza. Cioè, è lui a doversi difendersi da un'accusa fasulla, da una panzana nata chissà da chi e chissà come, ma subito presa per vera da tutti.
Con La Stampa - per i non piemontesi: da queste parti il quotidiano di casa Agnelli è tradizionalmente chiamato non con il suo nome, ma con un soprannome eloquente: La Busiarda; poi tutti lo comprano lo stesso, tifosi del Torino compresi - che riesce a strafare, facendo addirittura dire a Vucinic che "Glik è un bravo ragazzo e a tutti capita di sbagliare, ma siamo amici". Il ricco bravo che perdona il povero cattivo, perché non sa quello che fa.
A che giornalista lo ha detto, esattamente?
"Erano circolate voci" è la versione più comune trovata in giro nelle smentite di oggi.
"Circolate voci"? Ma è un rave illegale o una partita di qualificazione ai mondiali di calcio?

03/09/13

Cut the Crap






"Ah, ma esce ancora Rumore? Una volta lo compravo sempre."

Mi sento di lanciare un appello a tutti coloro che almeno una volta negli ultimi undici anni e mezzo - quelli della mia collaborazione con la testata - hanno detto a me o a qualsiasi altro collaboratore la frase di cui sopra.

Sapete chi siete.

Io e gli altri che con me hanno scritto un sacco di cose interessanti mentre voi "la carta stampata non la compro più" vi perdoniamo, se voi andate in edicola e provate a ripartire con noi.

La carta stampata, nel frattempo, pare sia diventata molto chic.

21/05/13

Moderati







































Da un po' di tempo mi ritrovo a pensare al significato del termine "moderato" applicato alla politica italiana. Termine pacato, rassicurante, garanzia di imparzialità e di ragionamento sensato (non "ideologico": avete notato che questo aggettivo invece è usato solo per definire gente di sinistra, e "di sinistra" ne è praticamente diventato il nuovo significato?), di bene collettivo messo prima del bene personale.
Al di là dell'assurdità prima di tutto logica nel definirsi tali sopra ogni altra cosa - ma davvero su qualunque argomento tu non hai una posizione netta, non accomodante e (prendete il respiro) estrema? - noto anche una sua completa soggettività. Perché di posizioni nette, non accomodanti, estreme i cosiddetti moderati ne prendono eccome, in continuazione. Ma per l'opinione pubblica restano "moderati".
E io penso: non è invece un problema di prospettiva? Prendiamone uno a caso, Alfano.
Secondo i canoni interpretativi attuali - non conta cosa dici, ma dove ti poni nello scacchiere - lui si pone con i cattolici, da sempre convenzionalmente occupanti del "centro", quindi è di centro ed è un moderato, e io sono un estremista.
Ma posta come dato non variabile la distanza (enorme) che ci separa, chi l'ha detto che la si possa osservare solo da lui verso di me e non anche al contrario, da me verso di lui?
Visto da qui, Alfano è l'estremista e io sono quello di buon senso, moderato.
Visto da qui, Giovanardi è l'estremista e io sono quello di buon senso, moderato.
Visto da qui, Esposito è l'estremista e io sono quello di buon senso, moderato.
Visto da qui, Netanyahu (che è pure nato lo stesso giorno di mio figlio, mortacci sua) è l'estremista e io sono quello di buon senso, moderato.
Ma evidentemente non funziona così, per i nostri mezzi di comunicazione.

Già, i nostri mezzi di comunicazione. I grandi quotidiani imparziali, moderati pure loro.
Guardate La Stampa come riassume, con il solito e apparentemente inevitabile ricorso alla temibile info-grafica, le posizioni in campo nel referendum bolognese sui finanziamenti comunali alla scuola privata.
A favore? Prodi e Merola. Il padre nobile della attuale sinistra italiana, Presidente della Repubblica mancato per un pelo, fra le poche figure di prestigio internazionale (e non entriamo nel merito della natura di questo prestigio e di chi lo accordi) del nostro paese. E Merola, sindaco della città.
Contrari? Guccini e Scamarcio. Un cantautore ("che ne sa un cantautore di queste cose?") che per i più è simbolo di posizioni bonariamente vetero-comuniste, bello barbone e trasandato nella foto allegata.
E un attore ("che ne sa un attore di queste cose?"), nemmeno bolognese, inizialmente noto come belloccio idolo delle ragazzine e quindi condannato - stante la pigrizia dei nostri mezzi di comunicazione, che hanno appena accettato che Jovanotti non sia più quello del cappelletto al contrario e Gimme Five - a restare tale vita natural durante. Bello fumato nella foto allegata.
Non sapendone nulla, voi con chi andreste? (Ok, anche io andrei con Guccini e Scamarcio, ma ci siamo capiti).
Sicuri che non ci fossero, fra i contrari, due figure paragonabili per peso, ruolo e prestigio, a Prodi e Merola?
Quando la presa di posizione non si vede, ma c'è.

03/05/13

Faccia lei

La fascetta definitiva.
Non più "l'ho visto in tv, quindi vado a comprarlo", ma "se tu mi dici che è andato in tv, lo compro".

30/04/13

Campioni di Cecenia! Campioni di Cecenia! Campioni di Cecenia!



Interessante.

Peccato che:
1) il "campionato ceceno" di calcio non esista.
2) la partita è una partita della Russian Premier League, il campionato della Federazione Russa (di cui la Cecenia è parte)
3) la società Amkar Perm sia della città di Perm, che infatti non è in Cecenia - e non ha senso che partecipi al "campionato ceceno, quindi - ma appunto nella repubblica di Perm, amministrativamente allo stesso livello della cecenia all'interno della Federazione Russa.
4) la "federazione calcistica cecena" non esista (esiste una nazionale non riconosciuta dalla FIFA, quello sì, come in tutti i posti che reclamano in vario modo e grado la loro indipendenza).

Pare ci sia voglia di sottolineare che la cosa (pazza, strana, violenta, assurda) è successa in Cecenia, insomma. Chissà perché.

(Se fosse successo a campi invertiti in casa dell'Amkar avremmo sicuramente letto "Perm: il guardalinee picchia il giocatore", vero?)

03/01/13

Natale in India


Ho postato un link a questo post fra i commenti del post di Wu Ming di cui sotto, e fra lì e Twitter qualcuno ha avuto da ridire sull'attendibilità assoluta dei dati (cosa da me peraltro già segnalata nel post stesso, "Non la Bibbia, certo, ma nemmeno Il Giornale" è un modo per dirlo).
La percentuale di stupri effettivamente denunciati varia da paese a paese, così come l'interpretazione più o meno estensiva del termine "violenza sessuale", e dire che in Italia si stupra quattro volte più che in India è effettivamente un errore.
Ma non è questo il punto: non volevo parlare di stupri, e non sono i dati (più o meno attendibili che siano) a dare sostanza a ciò che intendevo dire. Fate finta che il post vero sia questo qui sotto. In coda quello originale, per conoscenza.


**********


Rimandandovi alla lettura di questo post forte e chiaro di Matteo Miavaldi per Wu Ming, che racconta tutta la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in maniera asciutta, essenziale e documentata (e per questo, assuefatti come siamo alla versione dominante sui media italiani, rischiando di sembrare paradossalmente di parte), e ribadendo come anche da parte di chi scrive il tutto sia una delle più vergognose manifestazioni di idiozia patriottica e cripto-fascismo viste in Italia negli ultimi decenni, aggiungo un'osservazione. A margine, ma nemmeno troppo.

Guardando i telegiornali e leggendo i giornali italiani nelle ultime settimane - grossomodo dal 23 dicembre, anzi esattamente dal 23 dicembre - sembra che improvvisamente l'India sia diventata la patria dello stupro, che le donne vengano stuprate solo o soprattutto lì, che sia in atto una vera e propria emergenza. (Ai tempi dell'elezione del sindaco di Roma i campioni in carica erano i rumeni, ricordate bene, ma mica si può vincere sempre).
Dal terribile caso dello stupro di gruppo a New Delhi - raccapricciante, ma successo il 16 dicembre, ovvero quasi una settimana prima; ignorato per sei giorni e diventato notizia da prima pagina il 23 - è un bollettino di guerra giornaliero a base di violenze sessuali in ogni stato e in ogni città, con l'India all'onore delle cronache come difficilmente succede nei nostri media a visuale ridotta.

Non suoni come una minimizzazione del problema (non devo nemmeno cominciare a dire cosa penso della violenza sessuale; "Chi mi conosce lo sa", diceva Alberto Tomba), ma da quando lo stupro di una donna in un paese straniero è notizia degna di attenzione altissima per i nostri media? I media di un paese in cui ogni giorno vengono denunciate alle autorità circa tredici violenze sessuali e in cui il cosiddetto "femminicidio" è diventato (quello sì) un'emergenza difficile da ignorare, i media che ogni giorno letteralmente ignorano quello che succede nel 95% del mondo (India compresa) e che nei loro titoli e nei loro articoli veicolano una immagine della donna che, se non incoraggia, certo fornisce una discreta sponda a chi vede il genere femminile come carne a sua disposizione.

Anche tralasciando i dati ONU sulle violenze sessuali (riferiti ai soli stupri denunciati, dicono che in India si denunciano quattro volte meno stupri che in Italia, quattordici meno che negli Stati Uniti, trenta meno che in Svezia e sessanta meno che in Sudafrica), non è che c'è qualche nesso?
Non è che questa scelta delle notizie - formalmente inattaccabile, certo: ovviamente un fatto come quello di New Delhi è grave ed è degno di attenzione, ovviamente ogni stupro lo è - e questa indignazione nascondano dell'altro, e abbiano la data di scadenza stampata sopra?


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Rimandandovi alla lettura di questo post forte e chiaro di Matteo Miavaldi per Wu Ming, che racconta tutta la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in maniera asciutta, essenziale e documentata (e per questo, assuefatti come siamo alla versione dominante sui media italiani, rischiando di sembrare paradossalmente di parte), e ribadendo come anche da parte di chi scrive il tutto sia una delle più vergognose manifestazioni di idiozia patriottica e cripto-fascismo viste in Italia negli ultimi decenni, aggiungo un'osservazione. A margine, ma nemmeno troppo.

Guardando i telegiornali e leggendo i giornali italiani nelle ultime settimane - grossomodo dal 23 dicembre, anzi esattamente dal 23 dicembre - sembra che improvvisamente l'India sia diventata la patria dello stupro, che le donne vengano stuprate solo o soprattutto lì, che sia in atto una vera e propria emergenza. (Ai tempi dell'elezione del sindaco di Roma i campioni in carica erano i rumeni, ricordate bene, ma mica si può vincere sempre).
Dal terribile caso dello stupro di gruppo a New Delhi - raccapricciante, ma successo il 16 dicembre, ovvero quasi una settimana prima; ignorato per sei giorni e diventato notizia da prima pagina il 23 - è un bollettino di guerra giornaliero a base di violenze sessuali in ogni stato e in ogni città, con l'India all'onore delle cronache come difficilmente succede nei nostri media a visuale ridotta.

Sta tutto lì, basta avere la voglia e la capacità davvero minima di andare a vedere.
Come quasi sempre capita, basta farsi domande semplici e saper trovare in giro le risposte. Basta una banalissima pagina Wikipedia, in questo caso: quella delle statistiche ONU sugli stupri. Non la Bibbia, certo, ma nemmeno Il Giornale.
Guardiamo il numero di stupri ogni centomila abitanti e fermiamoci al 2006, perché i dati indiani vanno avanti fino al 2010 ma quelli italiani finiscono lì.

India: 1.7
Italia: 7.6

Cioè, in Italia si stupra più del quadruplo che in India.
Con una progressione tra l'altro inquietante (4.7 nel 2003, 6.4 nel 2004, 6.9 nel 2005; e dati Istat dicono circa 8 nel 2010) rispetto al quasi impercettibile aumento indiano (1.6 nel 2004, idem nel 2005, 1.7 appunto nel 2006, 1.8 fisso dal 2007 al 2010).
Nulla in confronto al Sudafrica (120) e al Botswana (92.9), ma anche in confronto alle civilissime Australia (79.5) e Svezia (63.5), o al comunque soddisfacente 27.3 degli Stati Uniti d'America.

Quindi?

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