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10/03/15
"Tout le monde/Watch tout le monde"
"(...) José Louis Modabi in arte Pierre Kwenders, congolese trasferitosi adolescente a Montreal, conciato come una via di mezzo fra un sapeur della sua Kinshasa e un hipster nordamericano, con scenografia di ghetto blaster cartonati e giungla urbana non meglio definita.
Sicuro dei propri mezzi a dire poco, tanto da definire la sua musica "World 2.0" e da definirsi nientemeno che "portavoce dell'Africa moderna" e "ultimo imperatore Bantu", il ragazzo ha effettivamente numeri fuori dal comune. I segni di un'Africa urbana e all'avanguardia ci sono, congolesi ma non solo. Espliciti quando il cantato è in lingala, quando in Kuna Na Goma spunta l'asso Baloji, o quando i titoli sono cose come African Dream, Popolipo, Kuna Na Goma, Mami Wata. Riconoscibili quando emergono melodie corali e ritmiche che evocano la tradizione della rumba. Mai dominanti però, e mai ostentati.
Servono puttosto a inserire Le Dernier Empereur Bantou in un contesto electro/soul davvero globale, in cui giocarsela come lavoro tanto africano quanto canadese o - perdonate la banalità - cittadino del mondo. Anche per questo, e perchè siamo nel 2015 e non nel 1915, non stona affatto la scelta di Pierre da parte di Radio-Canada come rivelazione 2014-2015, ma stona la sua sistemazione nella vetusta e a quanto pare intramontabile categoria della "world music". A meno che la si intenda non in senso esclusivo (noi siamo noi, il resto è world) bensì inclusivo.
Perché c'è molto mondo, in queste undici canzoni: il ritmo incalzante e i suoni della splendida Mardi Gras, ad esempio, rimandano proprio alla Louisiana cajun, e le strofe rap dell'ospite Jacobous (Radio Radio) sono in chiac, francese acadiano misto a parole e costruzioni sintattiche inglesi, con influenze nativo-americane, lingua molto in voga fra le nuove generazioni del canada francofono. Il concittadino di origine mozambicana Samito rima invece in portoghese in Popolipo e Ali Boma Ye. Ani Kuni sembra avere come riferimento principale il pop mediorientale, piuttosto.
E la produzione - curata da Nom De Plume e Poirier - fornisce al tutto una polpa elettronica attuale e senza confini, con bassi prepotenti negli episodi ballabili e raffinatezza sintetica in quelli r&b, confondendo forme e stili, creando il supporto ideale per la bella voce di Kwenders, e marchiando un disco che potrebbe essere fatto a Montreal come a Kinshasa, a Parigi come a New York, a Nairobi come a Johannesburg." (Rumore n. 276)
09/03/15
All things go (a.k.a. Falla girare)
I miei sospetti cominciano a rivelarsi fondati.
Far girare i propri dischi gratuitamente, se lo si fa con il disco giusto nel modo giusto, conviene. A tutte le parti in causa.
Al punto che farlo con il disco giusto nel modo giusto può voler dire (ipotizzo?) mandarlo di propria iniziativa a un blog musicale illegale molto seguito. Ad esempio. Cioè essere noi stessi alle origini di un leak, perché più piccoli - in termini di popolarità e fanbase - del blog stesso. Oppure non scomporsi quando un proprio disco ci arriva, dare la cosa più o meno per scontata e reagire con classe e attitudine positiva (o semplicemente realista).
Prove non ce ne sono, solo scenari verosimili.
***
La prima metà del merito è di Ben Seretan e del suo straordinario album omonimo, uscito a fine 2014 e da me scoperto grazie a Nodata, ovvero uno dei blog dove scaricare illegalmente musica più ricchi e seguiti della Rete.
Avendo impostato il sito come pagina di partenza del mio browser, ci passo spesso. Il più delle volte ho tempo ed attenzione a sufficienza per dare giusto un'occhiata veloce a nomi e copertine, scaricando i dischi che già so mi interesseranno, e aprendo le pagine di altri due o tre per approfondire (con nome dell'etichetta, tag di genere ed eventuali commenti degli utenti: non c'è nulla di più). Il più delle volte, sembra tutta una massa indefinita di roba, costantemente aggiornata e molto uniforme dal punto di vista grafico. Poco riesce a spiccare, a catturare l'attenzione.
Questa, ad esempio.

Vado avanti, dunque, e scopro uno dei miei dieci dischi dell'anno.
Ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di un disco autoprodotto da Ben stesso, e venduto tramite la sua pagina Bandcamp in due formati: download digitale, ed edizione limitata di 250 copie in doppio vinile colorato.
Fortunato io che ci ho creduto - un disco con una copertina così non può essere brutto, anzi deve per forza avere qualcosa che la maggior parte degli altri non ha - e ho approfondito: con il ritmo con cui solitamente Nodata posta nuovi dischi, sarebbe bastato aprire la pagina qualche ora più tardi e la suddetta copertina, da bassa che era nella pagina, sarebbe finita fra le "older entries", e allora ciao Ben Seretan, ciao Ben Seretan, ciao disco del mese fra i più apprezzati degli ultimi anni di Rumore, ciao disco del mese che più di tantissimi altri ha senso di essere disco del mese di Rumore (a che servono altrimenti, Rumore e testate analoghe, se non a raccontare cose che nessuno sa?) e anche ciau bale, come dicono dalle mie parti.
Ma un artista così, sostanzialmente sconosciuto e con in casa 250 copie di un album su doppio vinile pagato in proprio, non ha solo ed esclusivamente da guadagnare da una cosa simile?
In altre parole: a un Ben Seretan qualunque, soprattutto se bravo come il Ben Seretan non qualunque, non converrebbe addirittura mandare di sua iniziativa, volontariamente, il disco a un sito illegale come Nodata, che di fatto - con la sua sorta di redazione invisibile ma evidentemente molto attenta a cosa pubblicare e cosa no - si è ormai guadagnato una credibilità pari se non superiore a quella di tante testate ufficiali? Non è una mossa di marketing più efficace dell'invio di cento link promozionali a cento diverse testate specializzate? Pubblicità gratuita?
Ora, non sto dicendo che questo sia il caso di Ben.
Lui mi aveva chiesto come avessi fatto a scoprirlo, io gli avevo spiegato e lui aveva ribattuto
E che una buona percentuale di materiale presente su Nodata (facciamo il 33%?) sia lì perché lo hanno mandato gli stessi che lo hanno prodotto.
***

La seconda metà del merito è invece della Asthmatic Kitty Records.
Il 7 marzo, sempre su Nodata compare Carrie & Lowell, il nuovo album di Sufjan Stevens, proprietario e artista di punta dell'etichetta. Disco che esce ufficialmente il 31 marzo, ma che molti giornalisti hanno ovviamente già ricevuto.
Invece di passare giornate intere con i propri avvocati a caccia di link da fare rimuovere, l'etichetta ne prende atto, e posta questo commento:

Non solo i link per scaricarlo restano su.
Non solo si chiede il supporto di coloro che ascolteranno e apprezzeranno il disco, invitandoli ad acquistarlo nei vari modi a disposizione.
Si va oltre: "Se vi piace ma non avete i soldi per comprarlo, potete aiutarci condividendo la musica con un amico. In entrambi i casi, grazie per l'ascolto!"
Basta che lo facciate girare, insomma. E grazie.
E parliamo di una delle uscite più attese dell'anno, del ritorno a cinque anni di distanza dall'album precedente di uno degli artisti più originali, dotati e amati in ambito "indie" internazionale. Il nuovo di Sufjan Stevens, insomma. Un'uscita su cui l'etichetta avrà investito sicuramente moltissimo, non potendosi permettere un suo fallimento commerciale.
Quindi: c'è chi dice "non scaricate, siamo un'etichetta indipendente e i soldi per fare questo disco sono gran parte del nostro budget, tenetene conto", c'è chi dice "non scaricate, pezzi di merda" e basta, e c'è chi dice esattamente il contrario.
E se la strategia che paga - in tutti i sensi - di più fosse la seconda?
I commenti al post, fino ad ora, paiono una smentita (tutta da verificare dal 30 marzo in poi, per carità) dell'assunto secondo cui chi scarica non compra.

Certo, il download illegale di album interi resta un protagonista della fruizione musicale di questi tempi, e uno dei responsabili principali della crisi della discografia, ma pare ormai scavalcato da altre forme più semplici e meno da appassionati.
A usarlo restano i compratori forti, quelli che scaricano e poi vanno in negozio o su Amazon. Quelli che portano i soldi alle etichette, come hanno sempre fatto o come hanno imparato a fare. Nodata e simili sono essenziali, per loro.
Per questo, la sensazione è che la strada presa da Asthmatic Kitty sia probabilmente quella giusta. L'altra la si è provata, e non sembra aver portato tutti questi risultati.
Voi, a parità di bellezza del disco, comprereste quello di Asthmatic Kitty o quello di chi toglie i link e minaccia vie legali?
Far girare i propri dischi gratuitamente, se lo si fa con il disco giusto nel modo giusto, conviene. A tutte le parti in causa.
Al punto che farlo con il disco giusto nel modo giusto può voler dire (ipotizzo?) mandarlo di propria iniziativa a un blog musicale illegale molto seguito. Ad esempio. Cioè essere noi stessi alle origini di un leak, perché più piccoli - in termini di popolarità e fanbase - del blog stesso. Oppure non scomporsi quando un proprio disco ci arriva, dare la cosa più o meno per scontata e reagire con classe e attitudine positiva (o semplicemente realista).
Prove non ce ne sono, solo scenari verosimili.
***
La prima metà del merito è di Ben Seretan e del suo straordinario album omonimo, uscito a fine 2014 e da me scoperto grazie a Nodata, ovvero uno dei blog dove scaricare illegalmente musica più ricchi e seguiti della Rete.
Avendo impostato il sito come pagina di partenza del mio browser, ci passo spesso. Il più delle volte ho tempo ed attenzione a sufficienza per dare giusto un'occhiata veloce a nomi e copertine, scaricando i dischi che già so mi interesseranno, e aprendo le pagine di altri due o tre per approfondire (con nome dell'etichetta, tag di genere ed eventuali commenti degli utenti: non c'è nulla di più). Il più delle volte, sembra tutta una massa indefinita di roba, costantemente aggiornata e molto uniforme dal punto di vista grafico. Poco riesce a spiccare, a catturare l'attenzione.
Questa, ad esempio.

Vado avanti, dunque, e scopro uno dei miei dieci dischi dell'anno.
Ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di un disco autoprodotto da Ben stesso, e venduto tramite la sua pagina Bandcamp in due formati: download digitale, ed edizione limitata di 250 copie in doppio vinile colorato.
Fortunato io che ci ho creduto - un disco con una copertina così non può essere brutto, anzi deve per forza avere qualcosa che la maggior parte degli altri non ha - e ho approfondito: con il ritmo con cui solitamente Nodata posta nuovi dischi, sarebbe bastato aprire la pagina qualche ora più tardi e la suddetta copertina, da bassa che era nella pagina, sarebbe finita fra le "older entries", e allora ciao Ben Seretan, ciao Ben Seretan, ciao disco del mese fra i più apprezzati degli ultimi anni di Rumore, ciao disco del mese che più di tantissimi altri ha senso di essere disco del mese di Rumore (a che servono altrimenti, Rumore e testate analoghe, se non a raccontare cose che nessuno sa?) e anche ciau bale, come dicono dalle mie parti.
Ma un artista così, sostanzialmente sconosciuto e con in casa 250 copie di un album su doppio vinile pagato in proprio, non ha solo ed esclusivamente da guadagnare da una cosa simile?
In altre parole: a un Ben Seretan qualunque, soprattutto se bravo come il Ben Seretan non qualunque, non converrebbe addirittura mandare di sua iniziativa, volontariamente, il disco a un sito illegale come Nodata, che di fatto - con la sua sorta di redazione invisibile ma evidentemente molto attenta a cosa pubblicare e cosa no - si è ormai guadagnato una credibilità pari se non superiore a quella di tante testate ufficiali? Non è una mossa di marketing più efficace dell'invio di cento link promozionali a cento diverse testate specializzate? Pubblicità gratuita?
Ora, non sto dicendo che questo sia il caso di Ben.
Lui mi aveva chiesto come avessi fatto a scoprirlo, io gli avevo spiegato e lui aveva ribattuto
Ah! You know what? That Nodata post has been really good for me, actually... I'm sure there were lots of illegal downloads, but a lot of people have been reaching out. Cool!Ma per sicurezza glielo ho chiesto abbastanza esplicitamente, in un'intervista uscita purtroppo sintetizzata sul numero 276 di Rumore, ma che prima o poi sistemerò e pubblicherò da qualche parte.
(io) The album comes out as a download on Bandcamp, plus very limited prints on vinyl and tape. I, as I think many others if not most others, bumped into it via Nodata, and followed the "illegal download to physical purchase” path. Correct me if I’m wrong, but I think it’s a perfect example of a trend that’s more and more common, and that could possibly become a viable way of handling things for small and very small artists: my impression is that, with Nodata and the illegal downloads, you will sell not less but more physical copies of your album.
(Ben Seretan) I'm really stoked that someone felt moved enough to post my record - which really sticks out like a sore thumb - to Nodata. I got a Google alert about it! Which was kind of surreal. And it really seems like a lot of people checked out the audio that way. Ultimately that's what I really want - for the music to be heard, in any way. The thing about illegal downloads is that they're basically impossible to track, so I actually have no idea what percentage of people who downloaded the record also purchased copies. Because of the huge response I got after the record got posted - lots of friends telling me they saw it on the website, modest sales, some totally random blog posts, an email from the venerable Mr. Andrea Pomini, etc - I think probably 1,000s of people downloaded the record. Which means less than a percent of people actually bought something! That's not viable, right?Lui nicchia dunque, in qualche mail che non trovo più mi pare accennasse a qualche suo amico che poteva averlo fatto a sua insaputa, ma insomma. L'impressione è che senza quel post invece di essere esaurito da un mesetto (un quinto circa delle copie sta in Italia, fra l'altro) l'album avrebbe avuto una diffusione molto meno vasta e capillare.
E che una buona percentuale di materiale presente su Nodata (facciamo il 33%?) sia lì perché lo hanno mandato gli stessi che lo hanno prodotto.
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La seconda metà del merito è invece della Asthmatic Kitty Records.
Il 7 marzo, sempre su Nodata compare Carrie & Lowell, il nuovo album di Sufjan Stevens, proprietario e artista di punta dell'etichetta. Disco che esce ufficialmente il 31 marzo, ma che molti giornalisti hanno ovviamente già ricevuto.
Invece di passare giornate intere con i propri avvocati a caccia di link da fare rimuovere, l'etichetta ne prende atto, e posta questo commento:

Non solo i link per scaricarlo restano su.
Non solo si chiede il supporto di coloro che ascolteranno e apprezzeranno il disco, invitandoli ad acquistarlo nei vari modi a disposizione.
Si va oltre: "Se vi piace ma non avete i soldi per comprarlo, potete aiutarci condividendo la musica con un amico. In entrambi i casi, grazie per l'ascolto!"
Basta che lo facciate girare, insomma. E grazie.
E parliamo di una delle uscite più attese dell'anno, del ritorno a cinque anni di distanza dall'album precedente di uno degli artisti più originali, dotati e amati in ambito "indie" internazionale. Il nuovo di Sufjan Stevens, insomma. Un'uscita su cui l'etichetta avrà investito sicuramente moltissimo, non potendosi permettere un suo fallimento commerciale.
Quindi: c'è chi dice "non scaricate, siamo un'etichetta indipendente e i soldi per fare questo disco sono gran parte del nostro budget, tenetene conto", c'è chi dice "non scaricate, pezzi di merda" e basta, e c'è chi dice esattamente il contrario.
E se la strategia che paga - in tutti i sensi - di più fosse la seconda?
I commenti al post, fino ad ora, paiono una smentita (tutta da verificare dal 30 marzo in poi, per carità) dell'assunto secondo cui chi scarica non compra.

Certo, il download illegale di album interi resta un protagonista della fruizione musicale di questi tempi, e uno dei responsabili principali della crisi della discografia, ma pare ormai scavalcato da altre forme più semplici e meno da appassionati.
A usarlo restano i compratori forti, quelli che scaricano e poi vanno in negozio o su Amazon. Quelli che portano i soldi alle etichette, come hanno sempre fatto o come hanno imparato a fare. Nodata e simili sono essenziali, per loro.
Per questo, la sensazione è che la strada presa da Asthmatic Kitty sia probabilmente quella giusta. L'altra la si è provata, e non sembra aver portato tutti questi risultati.
Voi, a parità di bellezza del disco, comprereste quello di Asthmatic Kitty o quello di chi toglie i link e minaccia vie legali?
Vedi anche:
asthmatic kitty,
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nodata,
rumore,
sufjan stevens
13/02/14
Rumore outtakes

ANTHONY JOSEPH
Time
(Heavenly Sweetness)
Qualcosa la si capisce, ma il libretto dei testi è l'unica cosa che rimane da desiderare di fronte al quarto album di Anthony Joseph. Il resto è perfetto. La musica, materia viva e pulsante, emozionante panoramica su ogni cosa afroamericana, con attenzione speciale alla prima metà del termine nei tratti e nella spinta di molti ritmi, ma anche tanta voglia di superare strutture canoniche e revivalismo (compone, arrangia e produce una fantastica Meshell Ndegeocello). La presenza pesante di Joseph, britannico con radici a Trinidad, erede conclamato di griot urbani come Gil Scott-Heron, poeta e professore oltre che cantante, capace di tenere la scena con il carisma immaginifico del leader. E i testi, anche se come detto tocca goderli a spizzichi (ma il disco dovrebbe ragionevolmente contenerli), oasi conscious nel deserto.

PANGAEA
Fabriclive 73
(Fabric)
La soluzione per chi non ha tempo di seguire le continue evoluzioni del continuum hardcore britannico, ma vuole almeno indicazioni su dove stia andando, o dove stiano andando i suoi protagonisti attuali? Un bel mixato. Ad esempio di Pangaea, a capo insieme a Pearson Sound e Ben UFO del cruciale marchio Hessle Audio. Nato anche lui con il dubstep, Kevin McAuley non fa eccezione nel trovarsi oggi immerso fra le reazioni del genere a contatto con techno e house. Prediligendo atmosfere scure, sporche e sperimentali, ma senza perdere di vista la luce e i quattro quarti. Significativa in questo senso la scelta di materiale della Livity Sound (Pev & Kowton) e di Lee Gamble, ad esempio. E di un sacco di nomi poco noti ma molto sostanziosi. L'inedito autografo Recreational Slumming in apertura, poi, è roba di lusso.

PANGAEA
Fabriclive 73
(Fabric)
La soluzione per chi non ha tempo di seguire le continue evoluzioni del continuum hardcore britannico, ma vuole almeno indicazioni su dove stia andando, o dove stiano andando i suoi protagonisti attuali? Un bel mixato. Ad esempio di Pangaea, a capo insieme a Pearson Sound e Ben UFO del cruciale marchio Hessle Audio. Nato anche lui con il dubstep, Kevin McAuley non fa eccezione nel trovarsi oggi immerso fra le reazioni del genere a contatto con techno e house. Prediligendo atmosfere scure, sporche e sperimentali, ma senza perdere di vista la luce e i quattro quarti. Significativa in questo senso la scelta di materiale della Livity Sound (Pev & Kowton) e di Lee Gamble, ad esempio. E di un sacco di nomi poco noti ma molto sostanziosi. L'inedito autografo Recreational Slumming in apertura, poi, è roba di lusso.
03/09/13
Cut the Crap
"Ah, ma esce ancora Rumore? Una volta lo compravo sempre."
Mi sento di lanciare un appello a tutti coloro che almeno una volta negli ultimi undici anni e mezzo - quelli della mia collaborazione con la testata - hanno detto a me o a qualsiasi altro collaboratore la frase di cui sopra.
Sapete chi siete.
Io e gli altri che con me hanno scritto un sacco di cose interessanti mentre voi "la carta stampata non la compro più" vi perdoniamo, se voi andate in edicola e provate a ripartire con noi.
La carta stampata, nel frattempo, pare sia diventata molto chic.
01/02/11
Outtakes
Hayvanlar Alemi Guarana Superpower (Sublime Frequencies)
Erede tanto della fertile tradizione psycho-funk turca (se pensate sia una battuta, fatevi un giro su YouTube) quanto dell'immortale lezione surf strumentale, la band di Ankara esordisce fuori dai patrii confini con un album per Sublime Frequencies, marchio del tutto adeguato alle esplorazione sonore contenute in Guarana Superpower. Trainati dalle giravolte della chitarra solista di Ozum Itez e dalle percussioni di varia provenienza di Isik Sarihan, gli Hayvanlar Alemi guardano infatti con la stessa freschezza anche ai raga acidi della California di fine anni '60, ai suoni distorti del deserto e dell'oriente vicino e lontano, alle trame dei Thin White Rope e alla potenza del rock duro di taglio boogie. Con ciliegina sulla torta: una Mega Lambada che affronta proprio quel tema infausto con lo stesso ardore con cui i Blue Cheer affrontarono Summertime Blues molti anni fa.
28/12/09
Rumore outtakes / 2

AA.VV.
Bite Harder: The Music De Wolfe Studio Sampler Volume 2
(De Wolfe Music Library)
Vi è sicuramente capitato di vedere un film, preferibilmente degli anni ’60 o ’70, e di restare colpiti da parti di colonna sonora non identificabili, e non reperibili sul mercato. Si tratta delle cosiddette library recordings, musiche prodotte appositamente per essere usate da cinema e televisione, e catalogate per comodità d’uso in base a genere, atmosfere e tempo piuttosto che ad autori ed esecutori. Che spesso erano coperti da pseudonimi (i primi) o anonimi (i secondi): i Pretty Things e Jimmy Page, per esempio, hanno arrotondato per anni lavorando per De Wolfe, la più importante casa di produzione britannica nel settore. Bite Harder è la prima uscita commerciale ufficiale del marchio, ed è il seguito di un primo volume ormai introvabile (Bite Hard, uscito per BBE nel 1998): diciannove tracce registrate fra tardi ’60 e primi ’70, funk nell’accezione più ampia del termine, imparentato di volta in volta con rock, psichedelia, afrobeat, tropici. Miniera d’oro per i campionatori, grande ascolto per tutti.
**********

House Of All
Mr Renateen And The J.L. Sunglasses
(Tea-Kettle)
E dopo i punk californiani che si mettono a fare i mariachi (vedi The Bronx sul numero scorso), ecco gli indierocker italiani che si mettono a fare i bovari. Nati per gioco da membri di Canadians e Fake P, gli House Of All mettono al posto del Texas repubblicano il Veneto leghista, e il risultato (sarà un oscuro presagio?) non cambia: pura calligrafia country-folk elettroacustica, mimetismo totale fra banjo e violini, coretti e omaggi espliciti alla Sun Records, a Johnny Cash e tutto un immaginario che pur non essendo il nostro, è da sempre di fatto anche nostro. Certo la terra della provincia di Verona è bassa come quella di Lubbock o Albuquerque, il mais è sempre giallo e la carne sempre rossa, ma perché parliamo di “ritorno alle radici” quando le radici in questione sono quelle di altri? Anche per questo Mr Renateen And The J.L. Sunglasses è un lavoro piacevole e ben fatto, ma tutto sommato innocuo.
Rumore outtakes / 1

Pax Nicholas And The Nettey Family
Na Teef Know De Road Of Teef
(Daptone)
Ghanese di Accra, Nicholas si trasferisce a Lagos ed entra negli Africa 70 di Fela Kuti nel 1971, diciottenne, per occuparsi di congas e cori. Come tanti colleghi, da Tony Allen ai meno celebrati Lekan Animashaun e Tunde Williams, porta avanti anche una carriera solista, con gli stessi Africa 70 come band. Fela quasi boicotta queste digressioni, e pare che all'ascolto di Na Teef Know de Road of Teef – uscito nel 1973, due anni dopo Mind Your Own Business – la sua reazione non sia esattamente di giubilo: troppo bello per passare inosservato e non spostare l'attenzione. Nicholas non ha il carisma vocale del capo, ma c'é una vena tesa e quasi malinconica a rendere speciali l'afrobeat classico della title-track e di Ataa Onukpa, l'emozionante Na Six Feet, il superfunk di You. Nessuno peró poteva fare ombra al capo. Forse per questo non escono altri album, e forse per questo (oltre che per la violenta repressione a cui lui e i suoi seguaci erano sottoposti da parte del governo nigeriano) nel 1978, al Berlin Jazz Festival, buona parte della storica formazione molla tutto e resta in Europa. Nicholas compreso.
**********

Gary Higgins
Seconds
(Drag City)
Torna a farsi vivo Gary Higgins. Titolare di un classico misconosciuto del freak-folk come l'eccellente Red Hash, uscito in mille copie nel 1973 e portato alla luce da Drag City nel 2005, il nostro impiega trentasei anni a dargli un seguito. Ne è valsa la pena? Mah. Per lui probabilmente sì, e non possiamo che gioirne. Per noi assai meno: Higgins suona bene la chitarra e ha una voce morbida e gradevole, ma il calore analogico di una volta si è perso in un suono freddo e amatoriale da negozio di strumenti anni '80, così come l'inquietudine che serpeggiava pare normalizzata in un folk-pop generico solo occasionalmente (Demons, Ten-Speed) interessante. Non aiutano testi di una ingenuità a tratti sconcertante (va bene il pacifismo, ma Folded Flag è davvero troppo...), roba da Dire Straits sfigati (Don't Wanna Lose) e abbozzi fiabeschi da rimastone senza speranza (la delirante Little Squirrel).
**********
Frost
Ludotech
(To Lose La Track)
“Mi hai gettato lo stereo nella vasca/E ho fatto un bagno con 200 volts”, “Sono un po' distratto e non capisco come/Sia finito il gatto dentro al frullatore”: può bastare? Chi scrive difficilmente criticherà il coraggio di chi passa dall'inglese all'italiano, ma chi lo fa deve assumersi le sue responsabilità. E questo secondo album del quintetto umbro è purtroppo imperniato su testi che, se non raggiungono le vette di cui sopra, cercano comunque sempre il colpo ad effetto pop. Quasi mai riuscendoci. Il tutto al ritmo di un electro-pop da Bluvertigo in salsa indie ben fatto e ben prodotto, ma fuori tempo massimo a dir poco; che promette bene nell'iniziale, contagiosa Disco Overdrive, ma stanca prestissimo. E inoltre: che rapporto c'è fra il logo “Sponsored by Suzuki Perugiamotori” bello grosso in copertina e una canzone intitolata My Suzuki che come testo ha solo il nome della casa giapponese? Scelta artistica?
Vedi anche:
afrobeat,
daptone,
fela kuti,
frost,
gary higgins,
ludotech,
musica,
pax nicholas,
recensioni,
rumore,
seconds
08/03/09
"Io da sola non mi sento sicura, sicura, sicura mai"
L'elettore decide con la propria testa, ma se gli diamo una mano non guasta.
"Durante i due anni del governo Prodi (2006 e 2007) i tg hanno raddoppiato lo spazio della cronaca nera. Secondo uno studio del Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva (nato da un'iniziativa dei radicali) dal 2003 al 2007, il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine è raddoppiato (se non triplicato) passando dal 10,4% dei tg del 2003 al 23,7% di quelli del 2007. Dato significativo che potrebbe avere aumentato la percezione di insicurezza da parte degli italiani, e avere avuto un peso alle elezioni politiche del 2008, tesi sostenuta dal centrosinistra in molte occasioni. Come la convinzione che il senso di incertezza e paura sarebbe nato in parte per il battage dei media." (continua)
"Durante i due anni del governo Prodi (2006 e 2007) i tg hanno raddoppiato lo spazio della cronaca nera. Secondo uno studio del Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva (nato da un'iniziativa dei radicali) dal 2003 al 2007, il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine è raddoppiato (se non triplicato) passando dal 10,4% dei tg del 2003 al 23,7% di quelli del 2007. Dato significativo che potrebbe avere aumentato la percezione di insicurezza da parte degli italiani, e avere avuto un peso alle elezioni politiche del 2008, tesi sostenuta dal centrosinistra in molte occasioni. Come la convinzione che il senso di incertezza e paura sarebbe nato in parte per il battage dei media." (continua)
Vedi anche:
berlusconi,
consenso,
elezioni,
media,
raffaella carrà,
razzismo,
rumore,
sicurezza,
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