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18/12/14

Non è successo niente

Dopo mesi di notizione sparate a tutta pagina, "terrorismo" e parole simili infilate in ogni titolo, foto minacciose di uomini mascherati e fuoco, ecco la prima pagina della cronaca di Torino e Piemonte de La Stampa, il giorno in cui cade per i quattro militanti No Tav l'accusa, appunto, di terrorismo.

Com'era la storia che la smentita deve essere pari alla notizia bla bla bla bla bla?




In compenso, nelle pagine nazionali la Busiarda mette una foto sicuramente scattata ieri durante le proteste per la condanna. Notare lo smanicato invernale del manifestante.





30/04/13

Campioni di Cecenia! Campioni di Cecenia! Campioni di Cecenia!



Interessante.

Peccato che:
1) il "campionato ceceno" di calcio non esista.
2) la partita è una partita della Russian Premier League, il campionato della Federazione Russa (di cui la Cecenia è parte)
3) la società Amkar Perm sia della città di Perm, che infatti non è in Cecenia - e non ha senso che partecipi al "campionato ceceno, quindi - ma appunto nella repubblica di Perm, amministrativamente allo stesso livello della cecenia all'interno della Federazione Russa.
4) la "federazione calcistica cecena" non esista (esiste una nazionale non riconosciuta dalla FIFA, quello sì, come in tutti i posti che reclamano in vario modo e grado la loro indipendenza).

Pare ci sia voglia di sottolineare che la cosa (pazza, strana, violenta, assurda) è successa in Cecenia, insomma. Chissà perché.

(Se fosse successo a campi invertiti in casa dell'Amkar avremmo sicuramente letto "Perm: il guardalinee picchia il giocatore", vero?)

11/07/10

Well it's 1984 ok

In attesa di vedere Nelson Mandela alla finale di stasera, salutato presumo con tutti gli onori che merita, mi piace ricordare che prima di diventare un simpatico vecchietto Madiba è stato fra i leader di una organizzazione che combatteva contro un regime razzista, l'African National Congress, e fra i fondatori del suo braccio armato, Umkhonto We Sizwe.
Secondo i parametri applicati nel 2010 per questo genere di cose insomma, a Gaza per esempio, Nelson Mandela oggi sarebbe un terrorista.

Ve lo immaginate un pezzo tipo Free le svariate migliaia di prigionieri palestinesi a TRL con la gente intorno che balla?
Vi immaginate, se è per questo, un gruppo pop con il coraggio di scriverlo, quel pezzo?

31/05/10

(...)



Con tutte le "missioni di pace" ridicole viste negli ultimi anni, comincio a pensare che sarebbe stato bello se quelle navi che cercavano di raggiungere Gaza fossero state davvero armate.

11/01/09

Lost in translation



(Premessa: in questo post si parla di media, non di religione, non di politica)

Chi mi conosce sa che sono piuttosto pignolo, e lo considero un pregio. Aggiungete un paio di esami di semiotica all'università, e una conseguente passione per i particolari, soprattutto quando rivelano i meccanismi attraverso i quali i media funzionano. Corsivo del tutto intenzionale.

Torno ora dal cinema, The Millionaire di Danny Boyle.
Mi è piaciuto, ma da un certo punto in avanti ho avuto una pulce nell'orecchio che non me lo ha fatto godere appieno. Quando ho realizzato che la pulce aveva ragione, hanno cominciato a girarmi i coglioni.

I due bambini protagonisti della pellicola, a un certo punto, vedono assassinata la madre davanti ai loro occhi. Un lavatoio pieno di donne che lavano e bambini che giocano felici viene assaltato a sangue freddo da un centinaio di uomini inferociti, armati di bastoni e molotov, che picchiano e bruciano senza pietà tutto quello che si trovano di fronte. Compresa la povera madre dei due bambini. Una scena di violenza gratuita che segna lo spettatore, e gli avvenimenti che seguiranno.

Una voce si ode chiaramente fra le urla e i rumori: "Aiuto, sono musulmani, scappiamo".

L'anziano signore nella fila dietro spiega alla moglie che non ha capito: "Sono i musulmani".
In molte recensioni del film trovate in rete si legge: "Madre morta durante un'aggressione da parte di musulmani".
Il pubblico in senso lato spiega a se stesso: "Sono i musulmani".

Ogni giorno giornali e telegiornali ci dicono in ogni maniera esplicita o meno che i cattivi, i fondamentalisti (quanti di noi conoscono il significato della parola?), gli integralisti (idem) sono i musulmani. Cioè circa un miliardo e mezzo di persone, suppergiù.
Il film si svolge inoltre a Mumbai, recentemente teatro di una terribile strage che, nel dubbio, ci è stata immancabilmente raccontata come attacco terroristico di matrice islamica. Senza fonti o quasi. Dice la pagina Wikipedia della città stessa: "Il 26 novembre del 2008 si è verificata una serie di gravi attentati terroristici di verosimile rivendicazione integralista islamica che hanno causato 195 vittime e 295 feriti (bilancio ancora provvisorio). Gli attentati sono stati rivendicati da un gruppo islamico pressoché sconosciuto, i Mujaheddin del Deccan. Il gruppo ha inviato messaggi di posta elettronica a vari organi di stampa."

"Il gruppo ha inviato messaggi di posta elettronica a vari organi di stampa". Ah, beh! Una bella mail di rivendicazione che se vuole può fare pure mio cuginetto, si apre un bell'account e via. Come sempre, per i media internet è a seconda dei casi e delle convenienze il massimo dell'attendibilità oppure l'ennesima cosa stramba da americani.


Mumbai, 26 novembre 2008. Il film esce negli Stati Uniti il 12 novembre 2008, quindi prima.
In italia il 5 dicembre 2008, quindi dopo. Perchè è importante?
Perchè una voce si ode chiaramente fra le urla e i rumori: "Aiuto, sono musulmani, scappiamo". Una voce che, con ogni probabilità, nella versione originale non c'è. O dice altro, come vedremo.
Perchè?
Perchè i due fratelli protagonisti, e quindi presumibilmente anche la madre, sono evidentemente musulmani.
C'è scritto in ogni recensione estera del film, intanto, e anche in qualche recensione italiana. C'è scritto nei riassunti della trama precucinati per i siti specializzati esteri. E poi: si chiamano Jamal Malik e Salim Malik, nomi non molto cristiani e nemmeno molto indù. E poi: Jamal dice chiaramente di ricordare suo malgrado benissimo Rama, divinità indù, da lui associata per sempre alla morte della madre. E poi: a un certo punto Salim prega rivolto verso la Mecca su un tappetino, nella classica postura in cui pregano i musulmani. Salim stesso più volte nel film esclama convinto un "Dio è grande" che sa molto del classico "Allahu Akbar", ma che forse pareva brutto tradurre con "Allah è grande". Per non urtare la suscettibilità del pubblico italiano, probabilmente.

E poi: basta un minimo di conoscenza dell'India e delle sue vicende per capire che è molto più probabile il contrario, che assalti del genere e con tali modalità sono abbastanza tipici delle frange più fanatiche della maggioranza indù. In una nazione dove i musulmani sono sì 150 milioni, ma sono solo il 13% della popolazione totale. E subiscono da anni attacchi del genere, con moschee rase al suolo e morti in quantità ben più elevate rispetto alla strage di Mumbai, che però chissà come hanno sempre pochissima risonanza sui media occidentali e italiani in particolare.
Basta aver letto il bellissimo articolo di Arundhati Roy sul recente numero 775 di Internazionale, che come sempre sembra un giornale rivoluzionario per il semplice darci notizie alle quali non avremmo altrimenti accesso. Oppure il libro/reportage In Vespa di Giorgio Bettinelli, quando l'autore racconta di essersi trovato in una Calcutta messa a ferro e fuoco per giorni da centinaia di indù armati, inneggianti al dio Rama nel dare la caccia ai musulmani.

Ma soprattutto, sono musulmani perchè lo dice Danny Boyle stesso, in questa interessante intervista incentrata proprio sui temi religiosi del film (non a caso elogiato da vari musulmani proprio per le caratteristiche normali e per nulla associate a terrorismo o violenze varie che hanno il personaggio di Jamal e quello della sua amata Latika):

Domanda: "Che ruolo gioca l'essere musulmano di Jamal?"
Risposta: "Molto importante all'inizio, perchè sua madre viene uccisa in un disordine, un disordine religioso scatenato da nazionalisti indù di destra."

Inoltre: in una versione italiana scaricata (grazie a Marina per il preciso resoconto), non appena la madre viene colpita a morte e si sente la voce urlare "Aiuto, sono musulmani, scappiamo", appare un sottotitolo inglese, che al cinema non ricordo di aver visto. Probabilmente si tratta del dvd, nella versione originale quella parte è in hindi ed è stata lasciata così ricorrendo ai sottotitoli inglesi. Il sottotitolo dice: "They're muslims, get them!!!". Che non si traduce con "Aiuto, sono musulmani, scappiamo", bensì con "Sono musulmani, prendeteli!!!". A parlare è un aggressore, non un aggredito. E la differenza è sostanziale, enorme.

Insomma, l'incongruenza è lampante.

Un caso? Mah.
Un errore in buona fede? Già più probabile. Davvero grossolano, se così fosse.
Ma a pensar male... Una frase sola in un film di due ore, che sarà mai? Una di quelle finezze che da sole significano qualcosa solo per i pignoli con qualche lontano esame di semiotica, ma che tutte insieme e sottopelle fanno il loro dovere. Ribaltano significati, creano opinioni, spostano voti, cambiano modi di vivere, generano divisioni, costruiscono consenso e magari anche uccidono. L'accendiamo? L'accendiamo.

E Boyle, lo sa?

PS - La stessa Marina mi conferma un altro particolare, che leva gli ultimi dubbi e fa escludere quasi con certezza l'ipotesi della buona fede: la voce italiana che dice "Aiuto, sono musulmani, scappiamo" è una voce di donna, come donne (e bambini) sono tutte le persone aggredite. Gli aggressori sono invece tutti uomini, ed è quindi sicuro che nell'originale la voce che dice "They're muslims, get them!!!" fosse invece una voce maschile. Dovendo cambiare il significato, era necessario anche questo.

08/01/09

"Who's the terrorist now?" (MDC)

Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
di Mustafa Barghouti
(Ex Ministro dell'Informazione del governo di unità nazionale palestinese)

Ramallah, 27 dicembre 2008

E leggerò domani, sui vostri giornali,
che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una
forma di pace, quel campo di
concentramento falciato dalla fame e dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra?
Dalla ragioneria dei morti? E i bambini
consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in
sala operatoria?
Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si
chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che
tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo,
inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo,
i suoi muscoli nucleari contro razzi di
latta, e cartapesta e disperazione.
E mi sarà precisato naturalmente, che no,
questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte,
ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che
chiacchierano di Palestina, qui all'angolo
della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza,
e dunque un gruppo illegale,
una forza combattente? - se nei documenti
ufficiali siamo marchiati come entità nemica,
e senza più il minimo argine etico, il cancro di
Israele?
Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas.
Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia,
a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della
democrazia - ma quale altra opzione rimane?
Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.
Non è il fondamentalismo, a essere
bombardato in questo momento, ma tutto
quello che qui si oppone al fondamentalismo.
Tutto quello che a questa ferocia indistinta
non restituisce gratuito un odio uguale e
contrario, ma una parola scalza di dialogo,
la lucidità di ragionare
il coraggio di disertare - non è
un attacco contro il terrorismo,
questo, ma contro l'altra Palestina,
terza e diversa, mentre schiva
missili stretta tra la complicità di
Fatah e la miopia di Hamas.
Stava per assassinarmi per autodifesa, ho
dovuto assassinarlo per autodifesa -
la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani,
che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli
israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con
cui parlare. E effettivamente -
e ma come potrebbero mai averlo,
trincerati dietro otto metri di cemento di Muro?
E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo
l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica
internazionale?
Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli
attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non
intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti,
come - testuale - gli attacchi contro i civili.
Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto,
è un crimine di guerra non una questione di cortesia.
E se Annapolis è un processo di pace, mentre
l'unica mappa che procede sono qui intanto le
terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti
allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita?
La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di
tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di
reazione?
Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento.
Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi
leggerò solo, ancora, l'indifferenza.
Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano
la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io
conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito
abbandono e smarrimento.
Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la
sovranità egiziana, al varco di Rafah, la
morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli.
Sfilate qui, delegazione dopo delegazione -
e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole
restano nell'aria, come sugheri sull'acqua.
Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo
dignità, libertà, frontiere aperte,
non chiediamo favori, rivendichiamo diritti.
E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa
potete fare per noi. Una scuola?
Una clinica forse? Delle borse di
studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa
solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni,
sanzioni contro Israele.
Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e
dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei
vincitori - no, sarebbe antisemita.
Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele
passo a passo per sessant'anni,
fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per
gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un
ghetto da entrambi i lati?
Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi
palestinesi la sua schiuma della terra,
è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e
la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico,
che sarebbero stati infine gli inglesi stessi?
No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto,
sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah
chiamata sionismo.
Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo,
ma contro l'altro Israele, terzo e diverso,
mentre schiva il pensiero unico stretto tra la
complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali.
Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza.
Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio.
Perché non importa che le politiche israeliane,
tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni
delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo
aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che
l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda
e moltiplica la forza dei vincitori.
La benzina di questi aerei è la vostra
neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.
Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

3 gennaio 2009

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