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05/11/12

Che cento fiori sboccino




























Questa è l'edizione in doppio vinile di Jiaolong, primo album di Dan Snaith/Caribou come Daphni.
Raccoglie tutti i singoli già usciti su vari 12" e aggiunge qualche traccia nuova, è la realizzazione compiuta dei desideri più rigorosamente dance intravisti nei suoi album precedenti, ed è uno degli album dell'anno sul mio personalissimo taccuino.
















Questa invece è la tessera per il download dell'album, contenuta nella stampa inglese dell'album sull'etichetta di Snaith stesso, si chiama Jiaolong pure lei.
"Questa card è fatta al 100% di materiale riciclato, e ha semi di fiori di campo incorporati. Una volta usata, piantatela in uno strato sottile di terra e guardateli crescere."
Quando dicevamo che per affrontare il download illegale bisognava rendere nuovamente appetibile un disco, magari in vinile e con una bella confezione, magari con il download gratuito, non arrivavamo a immaginare tanto.

(L'ha prodotta una ditta che si occupa di tutto, dalla stampa della tessera al servizio di hosting per i file a cui la tessera si riferisce)

18/09/12

"Facci ballare"



 “(...) I’d fallen back in love with moments in small, dark clubs when a DJ puts on a piece of music that not only can you not identify, but that until you heard it you could not have conceived of existing”. (Dan Snaith, Daphni/Caribou).

Dedicato a tutti quelli che chiedono pezzi ai dj.
Se sanno leggere l'inglese.
Se sanno leggere.

29/12/10

Archivio interviste 2010 / Caribou


LAST NIGHT A DJ SAVED MY LIFE

Raramente i musicisti sono così precisi, e così sinceri. Presentando Andorra, nel 2007, Dan Snaith fece nomi e cognomi: il suo obbiettivo era stato quello di ricreare l'atmosfera di This Will Be Our Year degli Zombies. Non il pop psichedelico inglese degli anni '60, non gli Zombies in generale e nemmeno il mitico Odessey and Oracle, che quella canzone conteneva. Proprio This Will Be Our Year, capace di farlo piangere a ogni ascolto. Quando risponde al telefono, la curiosità è troppo forte: anche Swim - terzo lavoro a nome Caribou del musicista canadese, dopo l'abbandono dello pseudonimo Manitoba - ha riferimenti così circoscritti? “No, non così tanto. Ma è abbastanza ovvio come stavolta abbia ascoltato molta più dance, gente come James Holden o Theo Parrish ad esempio. Non necessariamente le loro produzioni, anche solo i loro DJ set, o quelli di altri. Ho respirato l'aria dei club e della musica da club.” (Rumore, aprile 2010)
(continua)

16/12/10

1. CARIBOU. Swim (City Slang).


Racconta Dan Snaith, titolare della ragione sociale Caribou, di aver realizzato Swim seguendo due diversi flussi creativi, distinti in origine e fusisi insieme strada facendo. Da un lato, il flusso legato alla sua carriera di autore pop dal gusto retro-moderno, fra i Beach Boys, gli Zombies, il kraut rock e il taglia-e-cuci digitale più casalingo (vedasi il pregevole Andorra, uscito nel 2007). Dall'altro, il flusso originato dalla sua più recente attività di DJ, e dalla necessità di produrre autonomamente tracce da suonare nei club. Materiale autografo pensato quindi per le piste da ballo più che per una pubblicazione tradizionale, da testare sul campo sera dopo sera e da aggiustare di conseguenza in un continuo lavoro “in progress”. Al termine di questo percorso, con l'album finalmente a disposizione, c'è poco da aggiungere: la fusione è riuscita perfettamente, e impone in via definitiva Snaith come uno dei musicisti più interessanti ed emozionanti in circolazione. Strumenti ecustici ed elettronici interagiscono in maniera organica, come fossero una cosa sola, e vanno a creare un suono che sa di passato e di futuro insieme, tanto curato quanto fragile e spontaneo. Le nove tracce dell'album hanno sia i ritmi in 4/4, le strutture e il dettaglio sonoro tipici della dance, sia le melodie in bilico fra estasi e malinconia per le quali il canadese con residenza a Londra è noto. La bilancia pende ora più da una parte (l'ipnotica Bowls, con campane tibetane e accordi house, è davvero qualcosa di straordinario) ora più dall'altra (come in Kaili, senza batterie, spinta da strati di sintetizzatori e voci in falsetto), ma sta soprattutto ben salda nel mezzo: le pulsazioni disco-funk sincopate di Odessa - che non sfigurerebbe affatto nel repertorio dei colleghi Hot Chip - e il calore analogico della sognante Sun, splendida accoppiata scelta per aprire il disco, sono una dichiarazione esplicita in tal senso. Così come la conclusiva Jamelia, cantata da Luke LaLonde degli indie-rocker Born Ruffians, riassume al meglio quanto detto con una delicatezza rara, facendo contemporaneamente intuire possibili sviluppi futuri. Ma lungo tutti i 43 minuti di Swim è come se, arrivando da percorsi quasi opposti, Caribou e l'amico Kieran Hebden/Four Tet dell'ultimo There Is Love in You finisssero per ritrovarsi fianco a fianco, convergendo su una dance dal volto umano e dall'umore positivo. Uno dei suoni del momento, senza dubbio.
(Il Giornale Della Musica n. 270)

(bonus 1)
A chiusura di un fantastico 2010, anno durante il quale il mondo si è finalmente accorto della sua grandezza e lui ha fatto di tutto perchè ciò accadesse, Dan Snaith festeggia con un doppio vinile registrato dal vivo a New York, in occasione del festival All Tomorrow's Parties del settembre 2009. Prima di Swim, dunque, con il repertorio dei tre album precedenti equamente rappresentato. Noi festeggiamo con lui, anzi con loro: sul palco erano più o meno in quindici, un'orchestra comprendente Four Tet, Koushik, Luke Lalonde (Born Ruffians), un quintetto di fiati, quattro batteristi e – come giustamente sottolineato fin dalla ragione sociale – una leggenda del jazz più out come Marshall Allen, sassofonista e leader della Arkestra di Sun Ra. Festeggiamo perchè sono 55 minuti di musica davvero magica, alla confluenza di kraut rock, pop anni '60 ed euforici impulsi free, trainati da una Melody Day ridotta all'osso e che incanta.
(Rumore n. 226)

(bonus 2)
(...) ecco arrivare Swim Remixes (City Slang). Raccolta di cose già sentite e novità, e livello medio altissimo: basterebbe Motor City Drum Ensemble da solo con la sua monumentale Leave House, e invece ci sono anche James Holden, Junior Boys, Gold Panda, Fuck Buttons, un doppio DJ Koze, Gavin Russom, Ikonika e Walls fra gli altri. Tutti ad altissimi livelli, evidentemente felici di confrontarsi con cotanto campione, e di andare a comporre un album che scorre ed emoziona con il calore di una riunione di spiriti affini, più che come una semplice raccolta di remix.
(Rumore n. 228)

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